di Roberta TatafioreNoidonne - dicembre '93
Si è insediato all'Aja il 17 novembre il Tribunale internazionale contro i crimini nella ex Jugoslavia. Quali interessi femminili sono in gioco?
SE LA COMUNITA internazionale, incapace di fermare i serbi che hanno scatenato il conflitto interjugoslavo e di governare il massacro interetnico tuttora in corso, è arrivata a posare la prima pietra di una istituzione ad hoc autorizzata a sanzionare le atrocità su uomini e donne commesse in questa guerra, uno dei meriti più grossi va riconosciuto al partito radicale transnazionale e alla sua segretaria Emma Bonino. Bonino ha guidato la campagna di raccolta di firme per la costituzione del Tribunale internazionale dell'Onu, ha impegnato una serie di premi Nobel, ha "pressato" il Segretario Generale delle Nazioni unite. Alla fine sono stati nominati gli undici giudici (nove uomini e due donne, una americana e una portoricana, e tra gli uomini, per l'ltalia, Sabino Cassese, un giurista molto apprezzato). E' stato scelto il pubblico ministero, il venezuelano Escovar Salomon, è stato stilato lo Statuto del Tribunale.
Abbiamo deciso di tradurre integralmente lo Statuto (vedi la sezione "Materiali"), visto che intorno al Tribunale internazionale si appunta l'interesse di molte donne. Per loro la parola chiave è "stupro etnico". Così è stata definita la violenza sessuale compiuta in questa guerra, sulle donne dell'etnia nemica fino a imporre loro, in molti casi, la gravidan za forzata. Gli uomini serbi ne sono i principali responsabili. "ln questi anni bui è entrata in scena (nella ex Jugoslavia) la programma zione dei delitti contro il genere dell'umanità , ha scritto Chiara Valentini che assieme a Elena Doni, è autrice de "L'arma dello stupro", un libro che raccoglie (in ottimo stile giornalistico) voci di donne dalla Bosnia occupata. Edito dalla Luna di Palermo ha rapidamente esaurito la terza edizione. Dono e Valentini hanno scritto questo libro anche per denunciare il silenzio politico, lo scarso impegno degli intellettuali del nostro paese sulle vicende ex jugoslave (a parte le azioni dei volontari e delle volontari
e disarmati) per perorare l'impegno femminile a favore del Tribunale internazionale. In quella sede sostengono, I'ultima parola dovrà spettare alle donne.
Molte credono che potrà essere così e si impegnano. Rare le voci dissonanti.
Chiaromonte ha scritto su Critica marxista di non condividere a priori la definizione di "stupro etnico", perché "non sono gli stupri ad essere "etnici", ma le etnie a costituire le varianti di quel potere patriarcale che contempla anche lo stupro . Nutre sospetti, Chiaromonte, anche sull'azione del Tribunale internazionale: »Si verrà a scoprire, di nuovo, "la banalità del male". Il fatto, cioè che il gesto, il comportamento che si condanna fa parte, tragicamente, della normalità del vivere quotidiano. Che basta un niente, che può essere casuale, perché un qualsiasi essere umano si trasformi in una bestia. "Ho eseguito degli ordini", dicono i soldati serbi. Come degli ordini eseguirono Eichmann e gli altri imputati di Norimberga (il processo celebrato dalle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale contro i criminali nazisti, ndr) . Banalità del male. Banalità dello stupro .
Ma il Tribunale internazionale sull'ex Ju goslavia non può essere.paragonato a Norimberga: sarà meno incisivo sul piano dell'individuazione dei colpevoli (non possono essere giudicate persone in contumacia e il Tribunale non è dotato di propri organi di polizia) e sull'esecuzione delle condanne (è esclusa la pena di morte, non ci sono carceri del Tribunale e i giudicati dovranno scontare le pene nei paesi che offriranno i loro). Dovrebbe essere invece più incisivo come precedente per governare i futuri conflitti internazionali, perché stabilisce una forma, sia pure limitata, di ingerenza sovranazionale, sui singoli individui non sugli Stati, quando sono in gioco violazioni dei diritti umani. Lo ha spiegato Antonietta Carestia, magistrata e attiva nel Tribunale 8 marzo, al Forum "Donne oltre l'Adriatico", tenuto a Roma nel novembre scorso, una iniziativa che ha avuto molta risonanza sui media. Lidia Campagnano, sul Manifesto, ha criticato la sfilza smisurata di sigle femminili istituzionali che ha promosso il
Forum, con l'esclusione, dal confronto, con le tante donne di gruppi informali, impegnate a »cucire discorso e pratica contro la guerra .
In realtà il Forum ha voluto farsi interlocutore dello Stato italiano (le organizzatrici e le invitate dall'ex Jugoslavia sono state ricevute da Scalfaro; il ministro Conso è intervenuto nel dibattito) e del Tribunale internazionale per il riconoscimento dello "stupro etnico" come crimine specifico in questa guerra. Alla lettera dello statuto lo stupro è nominato semplicemente come stupro, al punto (g) della casistica dei reati. Ma è possibile che in sede processuale la rubricazione cambi. Su questo c'è dibattito tra giuristi: Luigi Ferrajoli, per esempio, si è dichiarato favorevole a considerare gli "stupri etnici" atti di genocidio, una fattispecie contemplata a parte (per la sua gravità). Dello stesso avviso è Beverly Allen, docente di women's study dell'università di Syracuse nello stato di New York. Nella petizione delle Donne oltre l'Adriatico, inviata ai massimi organismi politici nazionali e internazionali, c'è la richiesta di definizione come crimine di genere contro l'umanità.
»Non sono contraria all'iscrizione giuridica dello stupro di guerra, perché le donne violate hanno diritto a un risarcimento, ma non sono entusiasta della "politica delle petizioni" dice Milli Virigilio, awocata di Bologna che fa parte di un gruppo di giuriste coinvolte ;n "Spazio pubblico delle donne", I'iniziativa di Raffaella Lamberti e Lalla Golfarelli, nata per creare contatti tra italiane ed ex jugoslave. Continua Virgilio: »Sulla questione delle riparazioni lo statuto del Tribunale è carente: prevede restituzioni, di beni materiali espropriati, e non risarcimenti. Ma le mie perplessità non finiscono qui: leggendo lo Statuto, il Tribunale si presenta come un'istituzione più "spettacolare" che realmente efficace. Ci vuole un'analisi politica approfondita). Ci sarà: "Spazio pubblico" ha in preparazione un convegno, a Bologna, in cui intorno alla giustizia per le donne dell'ex Jugoslavia si confronteranno posizioni diverse.