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Leccese Annalucia - 22 dicembre 1993
"Nessuno tocchi Caino":articolo dalla Ru
Articolo di Konstantin Kedrov sul Congresso, tenutosi a Bruxelles, della campagna internazionale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000, apparso sull'"Izvestija" del 16 dicembre 1993.

L'EUROPA DICE NO ALLA PENA DI MORTE

A Bruxelles presso il Parlamento europeo si è svolto il Congresso di costituzione della campagna internazionale per l'abolizione della pena di morte "Nessuno tocchi Caino".

Bernardo Bertolucci è sulla sedia elettrica.

No, non spaventatevi. Il vincitore dell'Oscar non ha commesso nessun delitto e non è stato condannato a morte. La sedia elettrica è stata messa nel Palazzo del Parlamento europeo in segno di protesta nei confronti della barbarie del XX secolo. Bertolucci si è legato alla sedia per sostenere le idee umanitarie della campagna. Ai giornalisti è così piaciuta l'idea, che hanno intervistato i congressisti nella posa di condannati a morte. Anch'io ci ho provato. Confesso che la sensazione provata nell'avere mani e piedi legati è una sensazione che si preferisce non ricordare. Una volta di più ci si convince che non può esistere una punizione voluta dall'uomo e che questa anche solo psicologicamente non può che essere terribile.

Mi viene alla mente la famosa ghigliottina di Ludovico. Il magnanimo re volle alleviare le pene dei condannati cambiando la lama della ghigliottina. Prese un righello e cambiò l'inclinazione della lama: non doveva essere dritta ma con un'inclinazione di 43 gradi in modo da aumentare la forza del colpo e rendere più immediata la morte. Lo sapeva il povero re che avrebbe provato la sua invenzione sul suo collo?

Il monopolio sul delitto

Da ogni parte e in ogni lingua è risuonata l'esigenza di abolire la pena di morte o quanto meno di ottenere una moratoria alla sua applicazione, inclusi gli Stati Uniti dove la pena di morte è applicata anche se non i tutti gli Stati.

I rappresentanti della Russia hanno potuto vantarsi del fatto che da noi la pena di morte non viene applicata ai minorenni, alle donne in cinta e ai vecchi. Gli Stati Uniti, purtroppo, hanno esteso la pena di morte anche agli adolescenti.

I giuristi hanno prestato attenzione al fatto che non ci sia legame tra la pena di morte e il principio del "soggetto del diritto". La giustizia può trovare il suo adempimento sui vivi, non sui morti. Se uno dei soggetti del diritto viene meno, allora non si può parlare più di giustizia, ma di giustizia sommaria e di vendetta, concetti ancora una volta non conciliabili con il concetto stesso di diritto.

Un argomento centrale portato avanti da tutte le delegazioni è stato quello dell'inconciliabilità della pena di morte con la Carta dei diritti umani. Discussioni sui diversi diritti sono prive di senso se da parte dei Governi non viene garantito quello principale del diritto alla vita.

I congressisti hanno definito il diritto dei Governi ad emettere sentenze di morte come il loro monopolio sul delitto. Ma se viene proibito ai singoli cittadini di farsi vendetta l'un con l'altro, perché questo diritto deve essere concordato allo Stato?

Il messaggio del Dalai Lama e di Vladimir Monomach.

Nel suo messaggio inviato ai congressisti il Dalai Lama afferma che dal punto di vista buddista ogni essere vivente può incarnarsi in Budda. Non si deve uccidere nessun essere vivente, tanto meno l'uomo. Agli occhi di un buddista, ciascun uomo è un potenziale dio, per cui uccidere lui è come uccidere il Budda. Si racconta che un sacerdote mentre stava per sacrificare una capra udì questa ridere in modo umano.

Perché ridi? - le chiese il sacerdote.

Rido perché nella passata rincarnazione anch'io ero un sacerdote che aveva sacrificato una capra.

Il sacerdote incominciò anche lui a ridere.

Io, invece, nella mia vita passata ero quella capra che tu avevi portato alla morte.

La catena della violenza si è così interrotta.

Il coordinatore del Partito transnazionale Sergio D'Elia ha fatto notare che anche dal punto di vista della religione cristiana la pena di morte è assolutamente deprecata.

Tra i presenti in sala vi era il Presidente della commissione presidenziale di Grazia e Giustizia della Russia, lo scrittore Anatolij Pristavkin. Egli ha abbozzato un triste sorriso, sa bene che la posizione della nostra Chiesa è ben diversa. Mille anni fa, durante la cristianizzazione della Rus' kieviana, il principe Vladimir aveva proibito la pena capitale. Coloro che si facevano battezzare in età adulta comprendevano bene l'inconciliabilità della pena di morte con la dottrina di Cristo. Ma dopo solo un anno i bojari hanno costretto Vladimir ad introdurre la pena di morte per poter combattere la criminalità. Nonostante ciò la pena di morte nella Russia kieviana non è mai stata introdotta nel codice penale. Più tardi un altro principe magnanimo, Vladimir Monomach, ha lasciato ai suoi figli un'importante eredità morale, quella di non uccidere e di non vendicarsi. La capacità di perdono Monomach l'aveva posta al di sopra di qualsiasi conquista militare. "Non permettetevi di uccidere l'innocente o il colpevole

anche se quest'ultimo meritasse la pena capitale".

Credo che il messaggio di Monomach anche se a distanza di mille anni avrebbe, come quello del Dalai Lama, commosso e suscitato gli applausi della sala.

I delitti politici

La pena di morte è stata abolita per i delitti, anche politici, dalla zarina Elisabetta. Con la rivolta di Pugachev è stata ripristinata. Una nuova ondata di violenza si è avuta con la punizione dei decabristi nel XIX secolo. In occasione dell'attentato ad Alessandro II, Lev Tolstoj gli scrisse una lettera in cui lo esortava a perdonare i suoi attentatori seguendo l'esempio di Cristo. Tra le varie argomentazioni contro la pena di morte, Tolstoj affermava che la violenza non può che generare altra violenza.

La coordinatrice della campagna, Maria Teresa Di Lascia, a cena con la delegazione russa ha proposto un brindisi per la Russia di Lev Tolstoj. "La Russia -ha detto- è un paese civile, è il Paese di Lev Tolstoj. Sono sicura che da voi la pena di morte non potrà non essere abolita."

Purtroppo noi non siamo riusciti a sostenere questa sua sicurezza. Le lotte politiche non ci permettono di essere all'altezza di Vladimir Monomach e di Lev Tolstoj. Solo due mesi fa l'ormai ex-Sovet Supremo ha preso la decisione di adottare la pena di morte per gli avversari politici.

Mentre Emma Bonino nella sala del Congresso parlava dell'istituzione del Tribunale internazionale, comunicando che questo non prevede la pena di morte, arrivava dalla Moldavia la notizia che il giorno prima era stato condannato a morte un dissidente politico, non meno sconcertante è stato il sapere da un congressista dell'Azerbajdzan che nel suo Paese la pena di morte è stata estesa anche ai disertori.

Il diritto a non uccidere

Molti sono stati i relatori e con ognuno di essi entravano in sala altri relatori: Gesù Cristo, Budda, Gandhi, Turgenev, Victor Hugo, Chehov, Thomas Mann...e tutti loro dicevano: "Non uccidere". Lo dicevano in nove lingue tra le quali si sentiva spesso quella russa.

Il Partito transnazionale si è prefisso due importanti obiettivi: rendere effettivo il Tribunale internazionale e abolire la pena di morte entro il duemila. Quest'ultimo obiettivo può sembrare oggi irragiungibile, ma, a dir la verità, anche l'idea del tribunale, finalmente insediatosi all'Aia, prima non sembrava che mera utopia.

In un mondo dominato da lotte politiche, oltre al diritto a non essere uccisi dovrebbe esserci il diritto a non uccidere. Di questo sono privati milioni di persone nell'ex-Jugoslavia, nell'ex-URSS, in Africa, in Cina e in molte regioni dell'Asia Centrale.

All'inizio del Congresso ho avuto l'impressione che fosse un convivio di illustri sognatori. Poi, dopo le varie discussioni, la formulazione e accettazione di una risoluzione, la costituzione di un comitato direttivo ho capito che forse siamo noi in Russia a peccare di mancanza di impegno e fermezza nel perseguimento di qualunque tra gli obiettivi prefissi.

L'Europa dice: "Non uccidere".

Si può dire che la delegazione russa organizzata dalla sede radicale di Mosca ha funzionato: due tra i rappresentanti della Russia, Bezrukov e Pristavkin, sono entrati a far parte del Comitato direttivo della campagna internazionale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000.

 
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