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Conferenza Partito radicale
Boselli Michele - 29 dicembre 1993
IL FASCINO DISCRETO DEI NOBILI

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Sommario: la giornalista intervista Filippo di Robilant che parla anche del Pr. Articolo pubblicato da Gherghina Dvorezka nel quotidiano bulgaro Standard del 28 Dicembre 1993. Traduzione di Darinka Kircheva.

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IL FASCINO DISCRETO DEI NOBILI

Quest'estate un giovane italiano visita la Bulgaria senza sospettare che il suo bis-bisnonno ha giocato un ruolo nella post-liberazione bulgara.

In luglio, quando a Sofia si e' tenuta l'Assemblea del Partito radicale transnazionale, ho avuto un interessante incontro con uno dei partecipanti - un giovane italiano, con cui ho parlato della presenza dei giovani nella vita politica italiana. Mi colpi' il suo nome: Filippo di Robilant.

Piu' tardi, rileggendo "I costruttori della Bulgaria moderna" di Simeon Radev, ho trovato il seguente brano:

"Allora e' venuta la proposta, nota come "la proposta Robilant". Di Robilant, ministro italiano degli esteri, era un vecchio combattente delle guerre per l'unificazione dell'Italia ed aveva perso, come Petkov, un braccio nella battaglia per l'indipendenza della sua patria. Egli seguiva con molta compassione, intrisa di dolore, gli sforzi del popolo bulgaro per la sua autoconservazione ed era un appassionato ammiratore del talento bellico del re Alexander. La proposta di Robilant suggeriva che il governo della Romelia Orientale fosse puramente e semplicemente assegnato al re bulgaro..."

Sfogliando il libro di Simeon Radev sulla nostra storia dopo la liberazione dall'oppressione turca, ho trovato tante altre righe dedicate al conte del Piemonte, che uso' tutta la sua influenza nei circoli diplomatici europei per affermare l'Unificazione del 1885 e per difendere l'indipendenza politica del giovane stato bulgaro. Ovviamente mi ricordai della persona conosciuta durante quest'estate: Filippo di Robilant. Era una pura coincidenza di nomi? Lo chiamai per telefono a Roma e gli chiesi se aveva qualcosa in comune con il conte Di Robilant. Ridendo, mi rispose:

- Si, sono io!

- No, io mi riferisco al conte, che e'stato ministro degli esteri dell'Italia tra il 1886 e 1887.

- Quello li e' il mio bis-bisnonno.

Dopo la scoperta che nell'estate un discendente del conte Di Robilant e' stato in Bulgaria, senza sospettare nemmeno (come ho capito dalla telefonata) che il suo bis-bisnonno aveva giocato un ruolo nella nostra storia, ho riascoltato l'intervista:

F.di R.: Mi chiamo Filippo di Robilant, ho 34 anni, vengo da Roma. Negli ultimi anni mi sono prevalentemente dedicato a raccogliere mezzi a fini umanitari - ad esempio per aiutare le persone colpite dalla distrofia musculare, per i bambini dell'ex-Yugoslavia, per la lotta all'AIDS. E' cosi' che mi sono messo in contatto con il Partito radicale, che da anni s'impegna in grandi battaglie transnazionali, e l'AIDS e' un problema globale. All'inizio degli anni '80 mi sono iscritto a questo partito, sono persino stato assistente di Marco Pannella che lo rappresenta al Parlamento europeo. Poi sono andato a lavorare nel Ministero degli esteri italiano e le nostre strade si sono separate. Adesso gli obiettivi comuni ci hanno di nuovo riunito.

G.D. - Lei e' un giovane dedicato alla politica. Come valuta l'attuale situazione in Italia?

F.de R. - Tutti sanno che l'Italia sta vivendo un periodo di cambiamenti che dobbiamo sfruttare. L'imporante e' non restaurare il vecchio sistema partitocratico, procedere a un modo di fare politica veramente nuovo, e non come succede frequentemente finora - con gli scandali. I giovani devono partecipare ai cambiamenti sin dall'inizio. Negli ultimi anni generalmente dicevano: "Basta con questi politici corrotti, basta con questo sistema! Non vogliamo piu' saperne!" E quali sono le conseguenze dell'allienazione dei giovani dalla politica? Nel prossimo parlamento ritroveremo le stesse facce.

G.D. - Lei dice che i giovani devono prendere parte alla politica. E se non ne hanno la voglia?

F.de R. - Allora possono prendere parte alla vita delle organizzazioni sociali. Cio' implica un lavoro volontario - una cosa poco divulgata in Italia. Pochi sono, per esempio, coloro che decidono di lavorare gratuitamente per la manutenzione di un museo oppure di svolgere una campagna di pulizia delle spiagge in estate. Anche questo e' un modo di partecipazione. Cioe' se uno non vuole sentire parlare di politica, puo' contribuire al progresso della societa' dando una-due ore di lavoro volontario alla settimana. Un'altra cosa - noi siamo un paese cattolico, siamo educati ad offrire anonimamente, come facciamo a Natale quando lasciamo soldi nella chiesa parrocchiale. Ma l'anonimato e' una cosa sbagliata. Dobbiamo partecipare tutti insieme, in modo a farci vedere dagli altri e servir loro d'esempio. Se, diciamo, uno fa vedere che di sera va alla casa di una persona anziana per fargli compagnia, puo' darsi che altri facciano la stessa cosa. E' molto importante che i giovani lo capiscano, ma non e' facile indurli

, perche' nel loro intimo gli italiani sono dei grandi individualisti.

G.D. - Che cosa rappresenta per i giovani italiani l'idea dell'Europa Unita?

F. de R.- I ventenni d'oggi sin dalla scuola primaria hanno sentito parlare dell'Europa Unita. Per loro l'ideale europeista e' una cosa normale. Purtroppo sui problemi politici importanti l'Europa non e' mai unita - vediamo cosa succede nell'ex-Yugoslavia. E la gente comincia a pensare: "Se non riusciamo a metterci d'accordo sui problemi importanti, cosa andiamo a fare insieme?" Forse dopo gli anni di espansione dell'europeismo e' normale un certo calo oggi, perche' nel frattempo sono apparsi tanti problemi. Dopo la guerra fredda l'Europa deve trovare la sua nuova identita'. Certo, non bisogna tornare alla situazione antecedente il Trattato di Roma, ma occorre un attimo di riflessione.

E' quel che mi aveva detto nell'estate il bis-bisnipote del conte Di Robilant. All'Assemblea del Partito radicale transnazionale a Sofia e' stato eletto negli organi dirigenti. Quando gli ho telefonato tre mesi dopo a Roma, ho saputo che lavorava con il segretario del partito, Emma Bonino, su alcune campagne transnazionali: il tribunale per i crimini di guerra nell'ex-Yugoslavia, il progetto di collegamento del Danubio con il Reno che potrebbe diventare una crocevia dello sviluppo europeo, ecc.

"Ma in questi ultimi anni in linea di principio mi occupo di politica a modo mio - mi disse per telefono da Roma Filippo di Robilant. In Italia adesso tutto cambia, i partiti pure. Percio' se uno di loro fa qualcosa che m'interessa, ci collaboro, come e' il caso del Partito radicale in questo momento. Ma due anni fa ho lavorato anche con i repubblicani ed ero candidato nella loro lista per la Camera dei deputati.

Sapendo gia' che Filippo di Robilant e' discendente di un conte, gli ho chiesto se e' simpatizzante della repubblica o della monarchia.

F. de R.- Ultimamente e' una questione in voga. Io sono per la repubblica. E' gia' da cinquant'anni che non c'e' la monarchia in Italia, la repubblica fa parte del nostro modo di vita. Credo che per suo tramite la gente puo' manifestare maggior attivita' sociale.

Nel libro di Simeon Radev leggiamo: "Ieri Robilant ci fece un'accoglienza molto gentile...Disse che tutti gli erano riconoscenti per le parole proferite alla Camera in favore della Bulgaria, e che oggi non rinuncia a una sola parola di quel che disse allora" (Dal telegramma del dr.Konstantin Stoilov da Roma).

Speravo che il bis-bisnipote di Carlo Felice avesse scoperto nuove testimonianze dell'amicizia che il suo progenitore sentiva per il popolo bulgaro. Gli telefonai un'altra volta.

- No, no! - mi rispose. - Credo che colui, di cui mi parlavi, non era mio bis-bisnonno, ministro degli esteri, ma un generale della famiglia che ha operato nei Balcani durante la Prima guerra mondiale. Lo chiamavano Robilant pascia'.

Cosi' risulta che un altro rappresentante della famiglia del conte ha avuto qualche rapporto con i Balcani. Il ricordo dell'affetto del ministro degli esteri italiano per la Bulgaria si era a tal punto diluito nella memoria della famiglia e nel tempo che il giovane discendente del conte no ammetteva neanche la possibilita' che suo bis-bisnonno avesse svolto un certo ruolo nei destini della Bulgaria e credeva io mi fossi equivocata di tre decenni ed in fondo gli parlavo del generale Di Robilant.

Il padre di Filippo - il sig. Alvise di Robilant, mi ha cortesemente fornito fotografie dall'archivio familiare. Il sig. Alvise mi ha fatto conoscere un particolare interessante della storia della famiglia - suo padre, il nonno di Filippo, negli anni '30 si era dedicato al cinema, era diventato produttore con conseguenze nefaste per le sue finanze. I suoi parenti ovviamente conclusero che sarebbe stato molto meglio essere solo nobile e non fare nient'altro. Ma forse e proprio li' il fascino discreto dell'aristocrazia - dedicarsi fino in fondo alle vocazioni, essere non pragmatici, dimenticare perfino coloro che hanno beneficiato della sua bonta'.

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al centro della pagina una foto di Filippo di Robilant, in alto a destra accanto al titolo una foto di Carlo-Felice di Robilant.

 
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