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Conferenza Partito radicale
Gentile Guido - 31 dicembre 1993
Consenso e pregiudizio. La questione del desiderio e della politica.
A Marco ed Emma.

C'è qualcosa che non mi torna.

Penso si debba aprire gli occhi su cose che, anche noi radicali, non vogliamo vedere e non vediamo perchè sono troppo enormi ed evidenti.

Mi spiego: immaginate di stare in una stanza dove tutto è dello stesso colore, mettiamo bianco, mobili, suppellettili ecc. tutti bianchi.

Mettiamo che in questa stanza ci sia un minuscolo oggetto rosso.

Noi immediatamente notiamo il minuscolo oggetto rosso.

Altre cose che possono essere di importanza vitale in quella stanza, non hanno valore per noi.

Per noi importante è quel minuscolo, forse inutile oggetto colorato di rossoche monopolizza la nostra attenzione. La nostra vita è dominata dal desiderio e dall'inconscio.

Non voglio fare psicologismo, non ho tempo da perdere in intellettualismi: sono ogni giorno impegnato a raccogliere le firme per i referendum e in altre attività che mi appassionano. Questa mia riflessione viene proprio dalla mia concreta attività nelle piazze, a contatto con la gente.

Sono attivista radicale da 6/7 anni ma ancora non ho risolto un problema: da una parte ho l'esigenza personale di agire con onestà e ho sempre creduto in quello che facevo, altrimenti non avrei trovato la carica per portare a termine iniziative su cui quasi nessuno avrebbe scommesso nulla, dall'altra parte mi è sempre mancata una cosa che non manca ad altri compagni: la fiducia nella gente, il credere che le scelte della massa dipendano dalla quantità di informazione che riceve. Ebbene sì, il 90% delle persone che incontro in piazza non mi piace affatto e, perchè nasconderlo, li considero pericolosamente idioti. Basta guardarli. Guardateli, sembrano le caricature fatte da Mannelli su Cuore. Il 90% sono appestati emozionali, baccalà ambulanti irrigiditi da rabbia repressa. Non sono covinto che le scelte della gente dipendano dalla quantità/qualità d'informazione che riceve, come non ero convinto della tesi dei comunisti per cui è l'economia che governa il mondo e la storia.

A quanto mi risulta LA MISERIA ECONOMICA NON PROVOCA RIVOLUZIONI SOCIALISTE, MA FASCISTE e L'INFORMAZIONE NON PROVOCA NECESSARIAMENTE PRESA DI COSCIENZA E LIBERA SCELTA.

Non credo che la mancanza di informazione sulla politica radicale dipenda da oscuri interessi di qualcuno.

In politica è sempre molto più comodo crearsi un Nemico fittizio...

Non credo che Radio parolaccia sia il risultato di una mancanza o una distorsione dell'informazione del Potere verso i cittadini.

Penso che Radio parolaccia sia tutt'uno con il Potere senza che vi sia un legame di causa-effetto.

Radio parolaccia dovrebbe aver fatto comprendere che tra oppressi ed oppressori, a livello di massa, non c'è alcuna differenza.

Non c'è, di fatto, differenza sostanziale tra oppressori e oppressi, tra un "povero borgataro" incazzato e il politico mafioso che lo sfrutta.

Semplicemente il borgataro incazzato è un politico mafioso fallito.

Ambedue maschi violenti e gregari come una qualsiasi scimmia.

Non c'è differenza tra un leghista e un Craxi.

Craxi è un politico con le palle, un leghista ce l'ha duro.

In una popolazione primitiva i capi portano un enorme cazzo finto per dimostrare il proprio potere.Nelle scimmie si tratta del potere del capo sulle femmine del branco.

La vera colpa di Craxi è di aver fallito.

Oggi uno con le palle l'ha fregato.

Avanti un'altro.

Ciò che ha creato la lega è semplicemente il fatto che il privilegio di tutti è diventato il privilegio per nessuno.

La mucca-stato non si può più mungere e il cittadino s'incazza.

Bisogna essere innamorati di un'idea per non vederlo.

Bisogna essere appunto innamorati e ciechi.

Sempre lo stesso meccanismo: il desiderio deve regnare sulla nostra vita.

Per questo la TV è più reale della realtà.

Per questo ciò che non passa in TV viene escluso dall'esperienza dell'uomo-massa.

Per questo cronometriamo ed elemosiniamo lo spazio che ci danno nei telegiornali.

30 secondi in TV valgono più di una vita reale.

Posso dire per esperienza, che è possibile far fare alla gente qualsiasi cosa se si sa come condizionarla.

E non è necessario nemmeno perdere tempo per convincerla...

Anche quando si vince, si vince perchè si è riusciti a condizionarla, e questo accade anche se l'individuo ragionevole crede di averla convinta.

Questo mi mette in crisi perchè non mi piace, non mi piace, non mi piace dover dar ragione alla tesi per cui il fine giustifica i mezzi.

A questo punto non so che fare: so che se raccoglieremo il numero di firme necessario per i referendum o se faremo un numero sufficiente di iscritti al Partito Radicale non sarà sul piano della ragionevolezza ma sul piano dell'inconscio collettivo, anche se non ce ne renderemo conto.

Riusciremo solo se trovemo, casualmente o intenzionalmente gli archetipi giusti...

Certo non possiamo sostituire il simbolo pacifista col guerriero di Giussano...

Purtroppo le masse si possono solo sedurre: sui grandi numeri questa è la realtà. Altrimenti si viene semplicemente ignorati e la gente si rivolge a qualcun altro più "seducente", non più ragionevole.

Ne abbiamo la prova quotidianamente.

Il mio desiderio, ora, da ragionevolmente innamorato delle idee e delle battaglie del Partito Radicale Transnazionale, è di trovare qualcuno che mi dia delle buone ragioni per dimostrarmi che ho torto.

Non voglio partire anch'io per l'India...

Un iscritto '94

Onesto, nonostante tutto.

>>Guido<<

 
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