Alle due di notte (o del mattino) leggo i due bellissimi testi di G.Gentile e A.Cavalieri. Coincidono con le tristezze che vado ruminando nella mia insonnia, circa l'essere travolti da una modernità (?) che mette in campo cose terribili e magari fino a ieri insospettate, e i dubbi, che ti vengono, sul futuro della democrazia, assalita o insidiata da mille innovazioni (tecnologiche?), e che Gentile avverte incalzare con disperazione...
Rileggerò in ore più stabilizzate e meno volatili i due testi, e proverò a inserire qualche considerazione.
Forse inutile: penso di avere press'appoco il doppio dell'età dei bravi interlocutori.