Punire per ricordareParla Cherif Bassiouni, capo della Commissione Onu sugli stupri e sulle violazioni dei diritti umani
intervista di Chiara Valentini su L'Epresso (7 gennaio 1994)
»Sono preoccupato e allarmato. Ci sono troppe forze in Occidente che vorrebbero tirare un rigo sulle atrocità commesse nella ex Jugoslavia. E si stanno muovendo per rendere di fatto impossibili per rendere di fatto impossibili le indagini internazionali. Cherif Bassiouni è un energico giurista di origine egiziana, professore alla De Paul University di Chicago. Ed è probabilmente l'uomo che in questo momento dispone del maggior numero di informazioni e testimonianze sugli stupri etnici e sulle torture , sui campi di concentramento e sulle esecuzioni sommarie: insomma su quell'insieme di delitti contro l'umanità provocati dalla guerra dall'altra parte dell'Adriatico. Bassiouni è infatti riuscito a catalogare in un sistema di banca dati oltre 45000 documenti, frutto delle ricerche condotte dal capo speciale della Commissione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l'accertamento dei crimini contro l'umanità. Con l'aiuto di un gruppo di 30 avvocati ha schedato anche le testimonianze raccolte sul terr
eno di guerra da varie organizzazioni umanitarie. E sta continuando a lavorare per acquisire nuove prove che dovrebbero servire al tribunale internazionale, presieduto dall'italiano Antonio Cassese, che si è insediato nelle settimane scorse all'Aja.
Professor Bassiouni, perchè proprio quando in tribunale è riuscito a partire, lei lancia questo grido d'allarme?
»Perchè la logica delle indagini sui crimini contrasta con la logica di chi vuole arrivare ad ogni costo ad un accordo fra le varie fazioni in lotta, assegnando ad ognuno il pezzo di territrio che si è conquistato. Questo significa una sanzione a livello internazionale della pulizia etnicae di chi l'ha praticata. Per questo molti oggi vorrebbero vedere chiusa la commissione .
Si potrebbe dire che mettere d'accordo serbi, croati e mussulmeni perchè si prendano ognuno un pezzo di Bosnia appare oggi come l'unica via d'uscita da questa guerra tremenda.
»E' una via d'uscita a cui non credo. Sia perchè non garantisce affatto che le tre parti non continuino a combattersi, sia perchè in questo modo la comunità internazionale lancia un messaggio molto pericoloso per la soluzione dei conflittti che stanno esplodendo in tante altre parti del mondo .
Dalla massa di materiale che lei ha catalogato esce un quadro preciso di quel che è successo finora?
»No, perchè il volume dei delitti è enorme. Stiamo parlando di 150.000 morti, in maggioranza bambini, di 50 mila persone torturate, di almeno 393 campi di detenzione .
Almeno sullo stupro etnico sono state raccolte informazioni sufficienti?
»E' uno degli argomenti più delicati. Abbiamo censito 3 mila casi di stupro ma solo in 800 casi siano riusciti a individuare con sufficiente certezza i nomi dei colpevoli. Raccogliere testimonianze giurate in mezzo a una guerra tremenda come questa è ancor più difficile di quel che si può immaginare .
Qualcuno cerca di ostacolarvi?
»Sì, succede spesso. L'esempio più recente sono le ispezioni che dovevamo fare a una fossa comune a Vukovar, dove i serbi avevano prelevato da un ospedale 250 feriti, li avevano trascinati in campagna e uccisi. Avevamo avuto tutti i regolari permessi dalle forze di occupazione, ma poi quando ci siamo presentati ci hanno impedito di indagare su questo crimine .
Condivide il senso d'impotenza che oggi provano molti occidentali di fronte a questo massacro infinito?
»No, credo che comunqeu sia importantissimo, in primo luogo per le vittime, che sia documentato quel che succede. Al mio istituto di Chiacago abbiamo fatto una statistica. In Bosnia l'80 per cento dei delitti sono stati commessi nella secondametà del ?92, quuando uscivano in media, sulla stampa internazionale, dai 7 agli 8 articoli al mese. Nella prima metà del ?93, di fronte ai 700 articoli al mese, i crimini sosno scesi del 20 per cento. La violenza è andata decrescendo quando tutto il mondo ha denunciato l'orrore. E' certo così che se i fatti vengono alla luce anche i criminali fanno un passo indietro .