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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Alessandra - 6 gennaio 1994
L'inevitabile rivolta dei guerrieri disarmati
di Antonio Cassese - La Stampa 6 gennaio 1994

I caschi blu in Bosnia hanno i nervi a pezzi. Frustrati dalla loro impotenza a livello militare, disillusi circa la possibilità di porre termine ad un conflitto sempre più cruento, sono costretti a subire sia le umiliazioni che le varie fazioni in lotta infliggono loro quotidianamente, sia l'uccisione di un numero sempre maggiore dei propri militari.

Non si pensi che il malessere delle forze Onu nella ex Jugoslavia (chiamate Unprofor) sia ingiustificato o isolato. Anche i caschi blu che si trovano in altre zone calde del mondo (a Cipro, nel Libano, in Angola, Mozambico, Somalia) non nascondono la loro insoddisfazione per l'incapacità di intervenire efficacemente nei conflitti armati cui assistono. Quali sono le ragioni principali di questo malcontento?

I caschi blu vennero istituiti per la prima volta nel 1956, in occasione della crisi di Suez. Dopo l'attacco militare anglo francese in Egitto, quando le due potenze europee bloccarono con il veto qualsiasi azione del Consiglio di sicurezza, il leader politico canadese Pearson, profittando della Convergenza tra Usa e Urss, propose una nuova formula di intervento dell'Onu nei conflitti armati: una formula che si differenziava da quella mai realizzata prevista dalla Carta delle Nazioni Unite (la creazione di un vero e proprio esercito dell'Onu, con funzioni di polizia internazionale). In effetti, secondo la formula canadese, i caschi blu potevano intervenire solo a due condizioni: che lo Stato sul cui territorio si svolgeva il conflitto desse il suo consenso all'intervento e che i soldati dell'Onu si limitassero a fare da pacieri, interponendosi tra i contendenti senza usare le armi se non per la propria legittima difesa. E' come se, appreso che un criminale si è introdotto nella casa di un pacifico cittad

ino, la nostra polizia intervenisse solo dopo aver chiesto il permesso del padrone di casa, e solo per invitare l'aggressore, con le buone, a deporre le armi, ponendosi, in caso di rifiuto, davanti all'aggredito, per fargli da scudo contro le minacce e le violenze dell'energumeno. Come si vede i poteri dei Caschi Blu sono limitatissimi. Le ragioni di questo stato di cose assai deplorevole sono note. Gli Stati sovrani, che tutto sommato sono rimasti quei »mostri freddi di cui parlava un noto filosofo tedesco, non sono ancora disposti ad istituire un vero e proprio esercito internazionale. Se in qualche caso le forze armate di più Stati si coalizzano contro un aggressore, come è accaduto per l'Iraq, ciò avviene in considerazione di specialissime ragioni economico-politiche e militari, che muovono le grandi potenze ad intervenire sostanzialmente per tutelare i propri interessi. In questi casi, dunque, non è l'Onu come tale che interviene con le armi bensì una coalizione di Stati con la benedizione dell'Onu. Pe

r tornare al , caso della Bosnia, a tutti i limiti tradizionali delle operazioni di pace dell'Onu, si aggiungono la scarsa volontà politica delle Grandi Potenze di risolvere con determinazione il conflitto; la mancanza di coordinamento tra le varie sanzioni (tra cui I'embargo militare e le sanzioni economiche) adottate dal consiglio di sicurezza da una parte, e l'azione dell'Unprofor dall'altra; il peso di una forte tradizione, nella zona, di gravi conflitti interetnici e religiosi, con la conseguente proliferazione attuale di gruppi e fazioni che lottano spietatamente tra di loro.

Il 1994 sarà un anno decisivo per il conflitto nella ex Jugoslavia e un banco di prova per la comunità internazionale. Se la Nato, la Csce, l'Unione Europea e l'Onu non saranno capaci di portare il conflitto a soluzione, intervenendo contemporaneamente su più piani (diplomatico, politico, militare e anche giudiziale, con l'entrata in funzione del tribunale internazionale), le attuali ragioni del generale pessimismo finiranno per essere amaramente confermate.

 
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