Abbiamo sentito con Filippo Di Robilant il senatore belga Paul Benker della minoranza germanofona belga. (Si tratta di una piccola minoranza riconosciuta già da alcuni anni). Il senatore Benker insieme con altri membri del Senato belga ha presentato una proposta di risoluzione sul Tribunale internazionale contro i crimini di guerra nella ex Jugoslavia. (Il testo è in questa conferenza, n. 3049 - Olivier Dupuis). L'intervista andrà in onda lunedì nel corso della trasmissione su Radio Radicale sui crimini nella ex Jugoslavia e il tribunale Onu, alle ore 10.00.
(La traduzione è di Paola Caridi)
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D. Allora, senatore Benker, lei ha presentato una risoluzione nel Senato belga chiedendo un contributo finanziario per il lavoro del tribunale ad hoc sui crimini commessi nella ex Jugoslavia. Quale pensa sia la reazione del parlamento alla sua richiesta. E ancora, vi è stata informazione nei media belgi sul tribunale ad hoc e sul suo insediamento?
R. Anzitutto, la proposta di risoluzione sul tribunale ad hoc sui crimini commessi in ex Jugoslavia ha già ricevuto il sostegno da parte di un certo numero di senatori belgi. Per esempio, l'ex primo ministro Martens, del partito democratico cristiano fiammingo, e identico sostegno è venuto anche dal partito liberale vallone e francofono di parte fiamminga. In più, vi è un certo numero di adesioni da parte di personalità di partiti in ambito locale, come i verdi fiamminghi, i verdi francofoni, e membri del partito socialista vallone. In effetti, ci mancano ancora risposte solo dal partito socialcristiano francofono e del partito socialista fiammingo, ma credo che lo faranno quando il documento arriverà in commissione. Insomma, penso che la situazione nel parlamento sarà certamente positiva, molti deputati mi hanno già detto che c'è bisogno di far qualcosa, che non si può lasciare che il tribunale rimanga nella situazione in cui si trova ora dal punto di vista finanziario.
Riguardo all'informazione: questa proposta non è ancora stata resa nota alla stampa. Vorrei aspettare che la Commissione esteri apra la discussione sul documento; cosa che accadrà entro una o due settimane, massimo tre. In quel momento presenteremo il testo della risoluzione alla stampa.
D - Lei saprà già che il parlamento italiano ha deciso di stanziare 3 miliardi di lire per il tribunale ad hoc e che il congresso degli Stati Uniti ha deciso di dare 3 milioni di dollari per lo stesso fine. Quindi già alcuni paesi si stanno muovendo per finanziare il tribunale. E noi speriamo che il Belgio formalizzi la sua proposta. Ma ora una domanda: pensa che il tribunale possa essere un deterrente per quello che sta succedendo nella ex Jugoslavia?
R - C'è effettivamente un problema: adesso i responsabili politici tanto a livello dei singoli paesi europei tanto a livello della Comunità e dell'Unione Europea, e così anche i negoziatori della conferenza di Ginevra, stanno discutendo con quelle stesse persone che rischiano di essere giudicate di fronte al tribunale ad hoc. Insomma, c'è il rischio di fare cose contrarie l'una all'altra, nel senso che si considerano queste persone da un lato come dei negoziatori e dall'altro lato il tribunale internazionale li accuserà di essere gli autori delle atrocità che sono state commesse nella ex jugoslavia.
D - E' infatti uno dei grandi problemi che ci troviamo di fronte...
R - Ed è dappertutto così: in Somalia, in Burundi. Ad Haiti si ritorna allo stesso problema: le persone che sono al potere sono le stesse che il mondo considera essere autori dei crimini di guerra che sono stati commessi.
D - I radicali pensano la Corte dell'Aja sulla ex Jugoslavia possa rappresentare il primo passo verso la costituzione di un tribunale permanente che giudichi i crimini commessi in tutto il mondo. Qual è la sua opinione?
R - Personalmente ne sono convinto. E' compito dei paesi che sono democratici o che si ritengono tali, adoperarsi perché un tale tribunale venga istituito. So che sono in corso già molte iniziative per aiutare ad esempio le vittime. Penso in questo caso a organizzazioni come Amnesty International, organizzazioni che non fanno certo piacere a coloro che commettono crimini contro l'umanità nel mondo. Per questo penso che questo Tribunale internazionale rischi di far riflettere le persone che sono al potere in quei paesi dove si commettono crimini contro l'umanità. Insomma, bisogna assolutamente che questo tribunale internazionale divenga un giorno un tribunale permanente. Certo, è necessario far sì che i capi di stato si rendano conto che non si possono permettere di fare tutto ciò che vogliono, che c'è chi li osserva e li guarda. Naturalmente, bisognerebbe anche allargare lo specchio delle iniziative, e per esempio boicottare i paesi nei quali i diritti dell'uomo non sono rispettati. Credo sia questa la tende
nza di molti democratici in tutto il mondo, tendenza che consentirà di prendere misure un po' più severe di quelle prese sinora. Dobbiamo ricordarci che la maggioranza di quelli che sono al potere, principalmente nel terzo mondo ma non solo lì, e che commettono crimini contro l'umanità sono stati sostenuti dai paesi democratici.
D - Dunque, lei è d'accordo, in linea di principio, con Bernard Kouchner quando propone il diritto d'ingerenza per questioni umanitarie, vale a dire di modificare la linea seguita in tutti questi anni sulla questione della sovranità e cominciare a pensare di potersi ingerire per questioni sanitarie e umanitarie.
R - Sono d'accordo personalmente con Bernard Kouchner. Certo ora sappiamo quello che succede in tutte le parti del mondo grazie ai media. Cosa che non era possibile trenta o 40 o 50 anni fa. La maggior parte della gente non sapeva durante la seconda guerra mondiale cosa stava succedendo nei campi di concentramento in Germania, nella stessa Germania molta gente lo ignorava. Oggi, invece, grazie ai media sappiamo quello che succede e non possiamo rimanere insensibili alle situazioni in cui regna l'ingiustizia. Ritengo che chi sa quello che succede ha il dovere di intervenire. Le faccio un semplice esempio: se lei si trova per strada e vede che qualcuno attacca una donna, un bambino, un vecchio, lei ha il diritto di intervenire. E se non lo facesse, si metterebbe in contraddizione con la legge per mancato soccorso a persona in pericolo. E lo stesso dev'essere fatto a livello internazionale, dove non si deve attaccare nessuno nei cinque continenti e fra i milioni di persone e in caso contrario gli altri stati ha
nno il dovere di reagire.
D - Senatore Benker, spero sia possibile continuare a collaborare insieme per l'attuazione di una giurisdizione internazionale...
R - Vorrei aggiungere solo una cosa riguardo ai parlamentari. Spesso l'intervento rimane a livello puramente verbale. Per esempio, ho avuto l'occasione di andare con un gruppo italiano e uno francese l'estate scorsa a Sarajevo. Sono andato insieme a un'organizzazione francese che si chiama Equilibre e ai Beati Costruttori di Pace italiani. Molti dei politici e dei parlamentari erano stati invitati. In tutta l'Europa eravamo in tre ad esser pronti a partire, e il solo ad arrivare sono stato io. Mi sono reso conto della situazione sulla rotta Spalato-Sarajevo, e infine sono arrivato nella capitale bosniaca. Insomma, manca la mobilitazione tra i parlamentari. Credo che tutti i parlamentari europei debbano andare almeno una volta a vedere quello che succede in ex Jugoslavia. So che molti dei deputati guardano solo le immagini in televisione e non sono interessati seriamente alla situazione in ex Jugoslavia.