Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
gio 30 apr. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Conferenza Partito radicale
Leccese Annalucia - 13 gennaio 1994
Intervista sul tribunale internazionale a Mamuka Tsagareli (membro della Presidenza del Consiglio Generale del PR)

I radicali sono convinti che il tribunale ad hoc rappresenti un primo passo importante per la costituzione del tribunale permanente. Tu cosa ne pensi?

Come radicale anche io credo che l'istituzione del

tribunale per la ex-Jugoslavia sia importante ma ancor più importante che esso dia seguito ad un organo permanente dell'ONU

In Russia l'opinione pubblica e il mondo politico come vedono la possibilità dell'istituzione del tribunale internazionale?

In Russia a questa questione, purtroppo, ora, viene riservata poca attenzione per una serie di motivi anche comprensibili. Ci sono state le elezioni politiche, oggi vi è la prima seduta del nuovo Parlamento e del Senato russo. Comunque, soprattutto in Russia, la questione del tribunale è, in generale, presa in poca considerazione. Quando c'è stato all'Aia l'insediamento ufficiale del Tribunale internazionale nella sede del Partito Radicale a Mosca abbiamo organizzato una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche dei giornalisti, ma purtroppo i mass media russi non hanno parlato affatto di questo evento, ad eccezione dell'Izvestija che ha pubblicato un trafiletto sull'apertura del tribunale. Ne hanno parlato invece a più ampio respiro i giornali azerbajdzhani e georgiani che hanno parlato anche tra l'altro della campagna radicale a favore del tribunale internazionale che ha impegnato per un anno intero tutte le sue forze, umane e finanziarie e della necessità che questo tribunale ad hoc diventi al più p

resto permanente.

Sappiamo che ancora è in corso in Caucaso una guerra cruenta, potresti descriverci la situazione di quelle zone in questo momento?

Due delle tre Repubbliche transcaucasiche, l'Armenia e l'Azerbajdzhan si trovano praticamente in guerra anche se si dice che la guerra è tra il Nagorno-Karabach e l'Azerbajdzhan, in verità l'Armenia sostiene le forze del Karabach. Bisogna anche aggiungere che la guerra è ancora in corso tra le forze abchaze e quelle giorgiane. Per quanto riguarda il conflitto nel Nagorno-Karabach, la situazione è alquanto critica, sino al momento attuale le truppe armate del Karabach hanno attaccato e si sono spinte con successo fino alla conquista di quasi il 23% del territorio dell'Azerbajdzhan e sono anche fuorisciti dai confini con l'Iran. Ma dalle ultime notizie che ci vengono da Baku le truppe azerbajdzhane hanno già iniziato la loro offensiva; hanno liberato il centro di Goradez e continuano a sferrare l'offensiva verso Izulè. Tutto avviene al di fuori del territorio del Nagorno-Karabach cioé in territorio appartenente all'Azerbajdzhan. Come sai, mi sono occupato e tuttora mi occupo del problema dello scambio dei pri

gionieri tra il Nagorno-Karabach e l'Azerbajdzhan e per questo motivo sono stato alcune volte a Stepana Kert, a Baku, nei lager in cui si trovano i prigionieri ed ho ascoltato racconti che danno una misura della ferocia di questa guerra. La stessa cosa potrei dire, purtroppo, della guerra in Abchazija che si caratterizza con fatti di efferata violenza, di pulizia etnica e al momento le truppe georgiane sono state sconfitte e costrette ad abbandonare il territorio abchazo, e insieme ad esse la popolazione russa e giorgiana, circa 250.000 persone, che vivevano in Abchazija ora si trovano sul territorio giorgiano nella condizione di profughi. Nel caso del Karabach già da parecchio seguiamo il lavoro del gruppo di Minsk sotto la Presidenza di Raffaeli, vediamo come essi lavorano nel tentativo di attuare una spedizione di vigilanza e anche la Georgia sin dall'inizio della guerra abchaza ha offerto il suo aiuto ma praticamente tutto si è risolto nel nulla e la guerra continua. Una soluzione pacifica in via dip

lomatica purtroppo non è stata messa in atto e la stessa cosa può dirsi del conflitto in Abchazija, per quanto siano in corso delle trattative, in Georgia come in Russia si dice che questi accordi siano contro i criminali di guerra di parte abchaza che hanno permesso la pulizia etnica. Per questo io credo che l'unica soluzione al problema possa essere un tribunale internazionale permanente contro i crimini gi guerra che metta al vaglio tutti i criminali di guerra di entrambi le parti, analizzi tutti i fatti di violazione del diritto umanitario e nondimeno le parti di questo conflitto sarebbero costrette a fermare questa guerra criminale sia in Abchazija che nel Karabach.

Dunque, credi che il tribunale internazionale possa essere di aiuto per una soluzione rapida di questi conflitti?

Sì, credo che possa essere l'unica soluzione perchè si è visto che sia nel caso jugoslavo che in quello abchazo che in quello del Nagorno-Karabach le trattative non sono mai andate a buon fine a causa di una delle parti che ha continuato le sue manovre offensive e spesso non ci si rende conto che disattendere degli accordi significa anche addossarsi la reale responsabilità di violazioni del diritto umanitario come la pulizia etnica o lo sterminio di massa. Proprio per questo credo che un tribunale permanente internazionale che sia effettivamente funzionante e finanziato regolarmente da tutti gli Stati Membri dell'ONU possa risolvere questi problemi.

Un'internazionalizzazione del conflitto, un intervento dell'ONU nelle zone in guerra di cui abbiamo parlato credi che possa essere necessario in questo momento?

Credo che L'intervento dell'ONu sarebbe sicuramente indispensabile in questo momento ma purtroppo ci scontriamo con il fatto che c'è la Russia che vuole evitare che gli osservatori e mediatori ONU assumano un ruolo attivo e si fa carico essa stessa del ruolo di mediatrice e di elemento stabilizzante dei conflitti in atto nel territorio dell'ex Unione Sovietica, dall'altra parte è evidente che in tutti questi conflitti, nel Karabach come in Abchazija la Russia ha deegli interessi specifici per cui mi sembra difficile che possa avere funzione di mediatore obiettivo o contribuire a che questi conflitti cessino. Sembra anche difficile che un qualche altro Stato possa prendere su di sé questo compito e portarlo a compimento, per cui dovrebbe essere l'ONU, cosa che non si sta facendo, ad impegnarsi direttamente con i suoi mezzi in una operazione di intervento. L'Onu dovrebbe, secondo me, adottare una risoluzione per il conflitto abchazo, mentre per il Conflitto nel Karabach ha già adottato tre risoluzioni, in c

ui si obbliga, per esempio la parte armena a non fornire aiuti militari. Queste risoluzioni non vengono puntualmente rispettate e nessuno si assume la responsabilità di questo. Credo, quindi, che l'intervento necessario dell'ONU ora dovrebbe essere quello di porre delle severe sanzioni alle parti coinvolte nel conflitto affinché rispettino queste risoluzioni facendo sì che l'ONu non perda la sua autorità.

Sappiamo che il tribunale internazionale ad hoc ha dei grossi problemi finanziari, e per questo motivo organizzeremo una conferenza del Partito Radicale a febbraio nelle città di Baku, Erevan e Tbilisi e in questa occasione mi incontrerò con delle personalità politiche di questi tre Paesi e chiederò loro, per quanto possano data la critica situazione in cui versa la loro economia, un finanziamento per il tribunale ad hoc. Anche se il contributo non potrà che essere minimo, forse non più di 10.000 dollari, questo costituirebbe, comunque, una testimonianza della loro volontà politica sulla necessità anche per loro che il tribunale ad hoc esista e lavori, e che presto possa divenire tribunale permanente.

Spero che potremo ottenere delle risposte positive soprattutto in Azerbajdzhan e in Georrgia. Nikolaj Chramov invece si occuperà di questo in Moldavia e in Ukraina. Inoltre, qui a Mosca, stiamo organizzando un incontro con alcuni deputati del Parlamento russo per affrontare la questione del tribunale. Ci sarà anche il Presidente della Commissione presidenziale sui diritti umani, Sergej Kovaljov, il quale si è già espresso a favore dell'abolizione della pena di morte poiché è uno strenuo difensore dei diritti umani. Sono sicuro che appoggerà anche il nostro lavoro sul tribunale.

In conclusione cosa diresti agli ascoltatori di Radio Radicale per invitarli ad iscriversi al Partito Radicale e a sostenere quindi anche finanziariamente le sue campagne tra le quali quella così urgente, come abbiamo visto, del tribunale internazionale?

Grazie alle numerosi iscrizioni, soprattutto italiane, del '93 il Partito Radicale è riuscito non solo a garantire la sua sopravvivenza ma ha potuto finanziare la campagna internazionale a sostegno del tribunale e quindi ha impegnato gran parte dei suoi mezzi e delle sue forze per una iniziativa transnazionale, per quanto i problemi da risolvere in Italia non fossero pochi. Ha quindi permesso che, attraverso una raccolta firme che servisse a mobilitare l'opinione pubblica, la costituzione del tribunale internazionale fosse sempre una questione viva e urgente. Un'altra iniziativa felice del Partito Radicale è la costituzione della campagna "Nessuno tocchi Caino" per l'abolizione della pena di morte entro il 2000 in tutto il mondo. Spero che coloro che si sono iscritti l'anno scorso al Partito e hanno dato il loro sostegno finanziario a queste iniziative continuino a seguirle e a sostenere anche il lavoro di questo nuovo anno.

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail