Signor Ministro,
Il Tribunale Internazionale ad hoc sulla ex Jugoslavia, inaugurato il 17 novembre 1993 all'Aja, rischia di non decollare, o di partire in grave ritardo. Le ragioni principali, a sentire i responsabili, sono tutte di ordine finanziario.
Alla Commissione di Esperti, istituita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 780 dell'ottobre 1992 e presieduta ora dal professor Cherif Bassiouni, è stato comunicato il termine entro il quale deve concludere i suoi lavori: aprile 1994. Una decisione a prima vista incomprensibile, visto che la Commissione stessa aveva comunicato al Segretario Generale Boutros Boutros Ghali, e questi al Consiglio di Sicurezza, che il piano di azione non potesse concludersi prima della fine del luglio 1994. Il motivo principale che ha indotto ad anticipare la chiusura dei lavori di indagine sui crimini della Commissione Bassiouni sembra essere la mancanza di risorse finanziarie disponibili ad alimentare il Voluntary Trust Fund.
Il presidente Bassiouni ha lanciato alcuni giorni fa l'allarme. Anzitutto, ha reso pubblica una situazione insostenibile: la Commissione manca dal I gennaio 1994 di un bilancio. Come può ben immaginare, ciò significa non poter pianificare alcun tipo di studio, lavoro, indagine, raccolta di prove e testimonianze in loco, e così via.
In secondo luogo, ha messo in rilievo un dato tecnico quanto mai banale ed essenziale: non è possibile entro aprile, vale a dire durante il pesante inverno balcanico, procedere alla riesumazione dei corpi sepolti nelle fosse comuni (ora ricoperte da uno strato di ghiaccio), prima fra tutte quella di Vukovar, dove sembra siano i corpi di 204 soldati croati trucidati dagli assedianti serbi.
Il piano di azione della Commissione di Esperti prevedeva fra gennaio e luglio la prosecuzione delle indagini sugli stupri e gli abusi sessuali, sui crimini commessi nella zona di Prijedor, e infine la riesumazione di corpi dalle fosse comuni del settore ovest ed est dell'UNPA. Indagini che, com'è noto, possono usufruire solo del finanziamento del Voluntary Trust Fund.
Una delle questioni più importanti di questa incresciosa situazione è che, ove la Commissione non potesse più lavorare per mancanza di soldi, a subire gravi ripercussioni sarebbe in primo luogo il lavoro del Tribunale, che da parte sua attende ancora che venga approvato il proprio bilancio preventivo da parte dell'Assemblea Generale dell'Onu. Nel periodo gennaio-luglio, infatti, la Commissione Bassiouni dovrebbe lavorare in collaborazione con il Procuratore Generale e il suo staff per fornire loro i primi elementi probatori sui quali poter istruire i procedimenti giudiziari: costituire la banca-dati del Tribunale spostando quindi i documenti già archiviati da Chicago all'Aja, e addestrare il personale che lavorerà nella Corte.
La Commissione di Esperti necessita, in conclusione, di un finanziamento addizionale di 300mila dollari per le attività già in teoria pianificate da svolgersi nel periodo gennaio-luglio 1994. Le richieste che le sottopongo sono due. La prima è che parte dello stanziamento di tre miliardi a favore del Tribunale, approvato dal Parlamento all'interno della Finanziaria, venga immediatamente stornato e messo a disposizione della Commissione di Esperti. La seconda è che l'Italia si faccia promotrice di un'iniziativa presso l'Assemblea Generale dell'Onu perché si sblocchi l'attuale situazione di stallo sulla questione relativa al finanziamento del Tribunale ad hoc: è da mesi infatti che si attende una decisione da parte dell'Assemblea Generale sul bilancio preventivo di 35 milioni di dollari proposto dal Segretario Generale.
La vita e il concreto funzionamento del Tribunale ad hoc sulla ex Jugoslavia sono essenziali, e non solo per rendere giustizia alle vittime dei crimini perpetrati nei Balcani. Il Tribunale dell'Aja può essere, difatti, il primo passo per la creazione del Tribunale Penale Permanente e dunque per la pratica realizzazione di un ordine internazionale basato non sulla forza militare e politica, ma sulla forza del diritto. All'Aja, insomma, è in gioco ancora una volta la credibilità delle Nazioni Unite come artefici di un nuovo modello di governo mondiale dove sia finalmente la legalità a vincere, non l'arbitrarietà.
Mi permetto di ricordarle, infine, che il 15 febbraio scade il termine per la presentazione di osservazioni scritte da parte dei singoli governi nazionali al Segretario Generale dell'Onu sulla bozza di statuto del Tribunale Penale Permanente preparata dall'International Law Commission. A tale proposito, l'iniziativa dei governi nazionali costituisce un contributo essenziale perché i tempi di elaborazione e approvazione dello Statuto siano i più rapidi possibili e si riesca a raggiungere l'obiettivo di far approvare lo Statuto dall'Assemblea Generale già nella prossima sessione del settembre 1994.
Convinzione del Partito Radicale è che debba rendersi visibile l'esistenza di una nuova Comunità internazionale che, pure ancora incapace di agire unitariamente nelle crisi internazionali, dimostri almeno di avere una comune considerazione della dignità umana senza connivenze e complicità con gli autori dei più gravi crimini, con assoluta neutralità ed indifferenza alla ragione e allo schieramento nel quale essi abbiano agito. Norimberga è stata l'invenzione delle potenze vincitrici; il tribunale per i crimini nella ex Jugoslavia stenta a decollare come "opera unica" di giustizia internazionale del Consiglio di Sicurezza, ma non possiamo immaginare uno sviluppo sostenibile futuro in un mondo senza giustizia. Insomma, Signor Ministro, certa che questa sia anche la sua personale convinzione, occorre conquistare oggi, con urgenza, quel "grammo di diritto" che possa far sì che i crimini di guerra conoscano la sanzione internazionale.