COME FUNZIONANO CERTI CORRISPONDENTI DA MOSCA; OVVERO, COME GIULIETTO CHIESA (OGGI ALLA "STAMPA" DOPO MOLTI ANNI ALL'"UNITA'") E' STATO DAL 1980 SUL LIBRO-PAGA DEL KGB.
In un momento in cui e' particolarmente acuta la polemica di Marco Pannella con i mezzi di informazione italiani, puo' essere di aiuto
nel valutare alcuni aspetti della disinformazione il seguente articolo pubblicato sul numero 2 del Gennaio 1994 del settimanale russo "Stolitza" ("La capitale"). Come pensare, del resto, che i giornali che falsificano le notizie di politica interna siano affidabili nelle pagine internazionali?
NUOVE AVVENTURE DI ITALIANI IN RUSSIA
di Vladimir Voronov
Ricorderete certamente il vecchio film comico (co-produzione sovietico italiana) intitolato appunto "Avventure di italiani in Russia" su un gruppo di avventurieri italiani che si recano nella Russia enigmatica a cercare un tesoro. Il tesoro lo trovano, ma non riescono ad approfittarne. Che razza di italiani erano! D'altra parte, cosa volete da un film comico? Nella vita reale invece tutto e' diverso, soprattutto per chi e' membro del glorioso partito comunista italiano ed e' corrispondente da Mosca del suo organo ufficiale, "l'Unita'".
Un ordine da Roma
L'anno scorso "Stolitza" ha pubblicato una serie di servizi sui legami finanziari dei comunisti italiani con il PCUS e sulla loro collaborazione con il KGB. Si e' visto allora che i lettori piu' attenti della nostra rivista sono a Roma. Ad ogni modo tutti i nostri interventi in merito sono stati notati in Italia ed hanno persino provocato uno scandalo di non poco conto in cui si sono visti coinvolti alcuni dei massimi dirigenti del PCI: Achille Occhetto, Giorgio Napolitano, Ugo Pecchioli, Alfredo Reichlin... Non c'e' da stupirsi pertanto che i giornalisti dell'"Unita'" si siano precipitati a cercare materiali compromettenti sul conto di "Stolitza" e sull'autore delle rivelazioni. Ma con quale faccia?
L'intervento del corrispondente da Mosca dell'"Unita'" Sergio Sergi, apparso letteralmente all'indomani del nostro articolo "I 'nostri' a Roma: denaro e persone" ("Stolitza" numero 46, 1993) e' proprio strapieno di affermazioni sensazionali. L'idea centrale del compagno Sergi e' questa: tutti i fatti e tutti i documenti sul PCI "Stolitza" li riceve direttamente dall'Italia e ne coordina la pubblicazione con gli interventi e gli attacchi anticomunisti del leader socialista italiano Bettino Craxi, il quale da Roma tirerebbe i fili mentre noi da marionette, seguendo prontamente i suoi comandi, spareremmo a zero con le nostre sporche insinuazioni.
Chi grida "Al ladro"?
Si sa chi e' il primo a gridare "Al ladro", e con la voce piu' forte... E per quanto riguarda gli strilli piu' acuti nessuno ha superato "l'Unita'". Il comportamento di quanti scrivono sul foglio comunista italiano era piuttosto strano: avevano cercato persino di farsi dare in anticipo il contenuto dell'articolo "I 'nostri' a Roma". Sarebbe interessante sapere come mai erano venuti a conoscenza dei nostri programmi e perche' si erano emozionati al punto da tempestare di telefonate - a sera tarda, in casa - i nostri redattori.
La ragione di tale nervosismo sta nella nostra promessa di rivelare che certi giornalisti italiani prendevano un compenso quotidiano dagli "organi competenti" sovietici per ricambiarlo con dei "servizi graditi". Il collega dell'"Unita'" mette questa promessa in relazione diretta con la dichiarazione di Craxi, fatta quasi lo stesso giorno, per cui un certo giornalista di nome Giulietto Chiesa prendeva soldi dalla "Lubianka". Il collega esagera. Oddio, non faccio nessun segreto di provare un certo interesse per quanto succede in Italia, ma veramente non ho ne' tempo ne' possibilita' ne' voglia di seguire di giorno in giorno le dichiarazioni dei politici italiani. Ci bastano ed avanzano quelle dei politici di casa nostra.
E' vero che "Stolitza" si proponeva di rivelare ai propri lettori qualcosa sulla vita del misterioso signor Chiesa, ma lo poteva sapere soltanto una cerchia ristretta di persone della cui correttezza e riservatezza non ho motivi di dubitare. Vero anche che della prevista pubblicazione al riguardo io ho parlato per telefono. Puo' darsi che qualcuno di quelli che per professione ama sentire in segreto le telefonate d'altri abbia fatto una soffiata ai signori dell'"Unita'"? Ma non ci mettiamo a fare delle ipotesi; esaminiamo piuttosto i documenti.
"Croce rossa"
Diamo quindi un'occhiata all'ex archivio del Comitato Centrale del PCUS. Prendiamo ad esempio il documento "ST. 224/53" del 18 Agosto 1980 che porta l'annotazione "segretissimo":
"Delibera della Segreteria del Comitato Centrale del PCUS.
Argomento: dell'accredito del comp. Chiesa quale corrispondente da Mosca del quotidiano "l'Unita'". Si delibera:
1. Esaudire la richiesta della Direzione del Partito Comunista Italiano ed accreditare a Mosca Giulio (cosi' nel testo, n. d. r.) Chiesa quale corrispondente fisso dell'organo centrale del PCI, "l'Unita'".
2. Incaricare la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa dell'URSS di:
- versare al corrispondente dell'"Unita'" G. Chiesa un mantenimento regolare pari a 300 rubli al mese, piu' un tantum di 300 rubli;
- assumere le spese del soggiorno temporaneo in albergo del comp. Chiesa con la famiglia prima del trasloco nella casa a lui assegnata;
- assumere le spese relative all'arredamento della detta casa;
- corrispondere all'interprete-segretario del corrispondente uno stipendio di 160 rubli mensili;
- pagare secondo le tariffe vigenti le lezioni di russo per Chiesa;
- assumere le spese relative al trasferimento di Chiesa con la famiglia da Roma a Mosca (in rubli sovietici);
- incaricare la direzione amministrativa del Comitato Centrale del PCUS di compensare a Chiesa e famiglia le spese di viaggio da Roma a Mosca (in valuta estera);
- far assumere alla redazione del quotidiano "Pravda" le spese postali, telegrafiche e telefoniche del corrispondente dell'"Unita'" G. Chiesa;
- l'assistenza medica e balneare di G. Chiesa e famiglia compete al quarto Dipartimento del Ministero della Sanita' dell'URSS (quello riservato alla nomenclatura, n. d. r.)".
E' in questo contesto che il nome del signor Chiesa appare per la prima volta. Va aggiunto che i rubli di cui si parla nel documento non sono normali rubli sovietici del 1980 ma "rubli-valuta". Erano pochi o molti se, in aggiunta allo stipendio ufficiale ricevuto dalla propria testata, il giornalista prendeva (con un cambio di un dollaro a 60 centesimi di rublo) altri 500 dollari al mese, senza dover pagare nulla per l'affitto, per l'interprete e per le spese di trasporto?
Insomma, un certo signor Chiesa, da quando era a Mosca, poteva aggiungere alla sua busta paga regolare una somma che poteva arrivare a mille dollari al mese.
Ma che cosa c'entravano la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa? C'entravano eccome! Un giornalista straniero, se pure comunista, non poteva essere pagato direttamente dal PCUS o dal KGB, mentre la Croce Rossa poteva offrire una copertura buona alle operazioni simili.
Quando ho cercato di appurare quale interesse in queste operazioni aveva la Croce Rossa, mi è stato fatto capire gentilmente che entravo nelle competenze dei servizi segreti... Da tempo immemorabile la Croce Rossa sovietica, a parte le sue mansioni umanitarie e nobili, e' servita da copertura alle operazioni estere del KGB, per niente nobili: servendosi di essa agenti segreti sovietici si recavano all'estero per "missioni" del partito. La stessa copertura serviva per consegnare valuta pregiata agli "amici", fra cui il signor Chiesa, mentre noi ingenui pensavamo che le nostre quote alla Croce Rossa servissero ad aiutare i terremotati e le vittime delle altre sciagure naturali.
Naturalmente i "giornalisti poveri" venivano finanziati non per i loro begli occhi: dovevano ricambiare con i loro articoli intonati in un certo modo. Infatti, il signor Chiesa dalle colonne dell'"Unita'" si e' fatto in quattro per infangare Andrey Sacharov, quel "guerrafondaio", e non si e' mai stancato di esaltare il "vero artefice della pace", Leonid Brezhnev, proprio nel pieno della guerra in Afghanistan.
Il maggior esperto
Sono passati anni. Il signor Chiesa e' invecchiato, sono spariti i suoi padroni della Stara Plosciad (sede del Comitato Centrale del PCUS, n. d. r.), ma il signor giornalista continua scrupoloso a darsi da fare, grato com'e' per i soldi gia' ricevuti. Negli ultimi anni egli scrive per il rispettabile quotidiano borghese "La Stampa". Dalla sua penna sono usciti, ad esempio, attacchi a Boris Eltsin e ditirambi per Khasbulatov. Il signor Chiesa e' considerato il maggior esperto di cose russe dalla televisione italiana e dalla radio "Liberty", dai microfoni della quale parla cautamente della democrazia russa (mentre alla televisione, come affermano i suoi colleghi, dice che i russi sono dei mascalzoni che non meritano di essere aiutati dall'Occidente).
Certo, quello del signor Chiesa non e' un caso isolato. Nell'ampia lista dei giornalisti "accarezzati" dalla Lubianka (ex sede del KGB) e dalla sezione Esteri del CC del PCUS figura anche il nome di Sergio Sergi, colui, come detto sopra, che e' sicuro che "Stolitza" esegue gli ordini di Roma. Infatti, nella delibera ST. 80/102 della Segreteria del PCUS dell'11 Marzo 1988 si parla "dell'accredito a Mosca di Sergio Sergi quale secondo corrispondente fisso dell'organo ufficiale del PCI", e naturalmente le stesse cose di prima: stipendio addizionale pagato dalla Croce Rossa, casa, mobili, interprete, assistenza medica e balneare.
Niente da fare, questo era il sistema. E se il leader socialista italiano Craxi ha davvero accusato Chiesa, ex corrispondente dell'"Unita'" e attualmente corrispondente della "Stampa", di aver preso soldi dal KGB, noi siamo in grado di dimostrarlo, documenti in mano. Chi poi avesse dubbi sull'autenticita' dei documenti, si rivolga al Centro per la conservazione della documentazione contemporanea, ex archivio del CC del PCUS. D'altronde gli elenchi dei giornalisti che hanno preso il cibo da certe mani generose si trovano non soltanto negli archivi del partito ma anche alla Procura Generale russa che sta indagando sulle finanze del PCUS.
E' dunque una notizia sensazionale? Macche'. Chi in Italia non sa che i comunisti italiani prendevano soldi da Mosca e che una parte dei giornalisti italiani non disdegnava le magnanimita' della Croce Rossa sovietica! In fin dei conti e' questione della loro etica professionale... di quella che permette loro di parlare oggi davanti ai microfoni ed alle telecamere della democrazia in Russia. Ma che democrazia e' se non paga, come in passato, attraverso la Croce Rossa i servigi degli artisti della penna?
Non mi fanno alcuna pieta' i giornalisti che con la Croce Rossa (sovietica) hanno perso una fonte di reddito. Mi dispiace invece per una certa somma che come tanti sovietici ho versato puntualmente a questa "organizzazione pubblica" destinata ufficialmente ad assistere i sofferenti ed i malati.
Signor Chiesa, signor Sergi, volete restituirmi i miei quattrini?