Lettera di Adriano Sofri al "Manifesto", pubblicata sul numero di martedì 25 gennaio 1994, su "Studio Aperto" a SarajevoHo letto le obiezioni mosse all'iniziativa di Berlusconi e Liguori, di trasferire per un periodo "Studio Aperto" a Sarajevo. Obiezioni che hanno probabilmente un fondamento, quando si figurano un legame fra la sensibilità di Berlusconi alla Bosnia e agli appelli del Papa, e alla circostanza del suo impegno politico ed elettorale. Ma vorrei a mia volta obiettare alle obiezioni. Dati i tempi, lasciatemi mettere le mani avanti, esponendo due mie carte: sono di sinistra, e non sono candidato né candidabile di nessuno. (Quanto alla prima cosa, potete solo credermi, non esistendo più anagrafi esterne e autorizzate: vale solo, con tutti i rischi del caso, l'autocertificazione. Mi sento di sinistra come per una affezionata cicatrice, da annotare in una carta d'identità. Statura: mediocre; occhi: scuri; segni particolari: di sinistra...). Detto questo mi chiedo se il probabile calcolo propagandistico che influisce sulla decisione di Berlusconi debba essere giudicato in modo diverso dall'eventuale calcolo analogo dell
a Rai o di un'altra rete. E' un fatto che i telegiornali Fininvest hanno in passato "coperto" la Bosnia in modo non certo peggiore degli altri, e al nome giustamente menzionato dalla vostra Raffaella Menichini di Mimmo Lombezzi per il Tg5 va aggiunto quello di Toni Capuozzo, che è inviato del Tg4 e sta per imbarcarsi, ad hoc, nel viaggio a Sarajevo per il telegiornale di Liguori. Sono interdetto per la sbrigativa ferocia di una mezza frase nell'editoriale di domenica di Pierluigi Sullo "Paolo Liguori che a Sarajevo raccatta brandelli di carne umana..." E non mi fa velo l'antica amicizia per Liguori, dal momento che anche di Sullo sono amico.
Se un telegiornale Rai avesse deciso un'iniziativa analoga per impegno e risonanza - da qualsiasi motivo ispirata, un calcolo elttorale e papista o la gola stretta dall'orrore per i bambini martoriati: può prendere, infatti, anche i direttori di telegiornale, no? - non avrei mancato di sospettarne i meschini secondi fini, ma me ne sarei comunque felicitato. Più esplicitamente: se, per effetto di simili calcoli di bottega, la campagna elettorale si giocasse sulla questione dei destini umani e civili della ex Jugoslavia, e sull'opportunità di specchiare l'Italia in quella tragedia, me ne rallegrerei amaramente ma fortemente. Non conosco nessun problema sul quale impegnare più seriamente il mio voto che su Sarajevo e la Bosnia: e voi? Vedrete del resto che non sarà su questo, nemmeno per ragioni strumentali o demagogiche, che si svolgerà la campagna elettorale. Volete metter, il processo Cusani, o il ritorno di La Malfa alla guida del Pri?
Adriano Sofri