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Conferenza Partito radicale
Ottoni Sandro - 27 gennaio 1994
SERBIA: LETTERA APERTA DI EMMA BONINO, SEGRETARIA DEL PARTITO RADICALE, ALL'INTELLIGHENZIA DEMOCRATICA SERBA, PUBBLICATA SUL SETTIMANLE SERBO VREME ED IL QUOTIDIANO NAPLO.
LA RISPOSTA DELLA REDAZIONE DI VREME - 24.1.94

Lettera aperta all'intellighenzia democratica in Serbia.

Lo spunto per questa riflessione ci viene dall'avere notato sul giornale più democratico, più di opposizione, nella Serbia di oggi, il "Vreme", la pubblicità elettorale a colori e patinata per il torturatore nazista Arkan. Si dira che Vreme non é ricco, che deve pur finanziarsi, che il tutto é molto professionale, che con quei soldi si paga la vera informazione... ecc. Ma con i soldi sporchi di sangue? con i soldi rubati dai profittatori di guerra, arruolati in massa nelle bande di Arkan?

A quanto ci risulta nessuno si é scandalizzato, nessuno ha protestato, nessun intellettuale, nessun pacifista, nessun lettore di Vreme ha trovato nulla da ridire sulla cosa.

Allora, ancora una volta, da osservatori partecipi quali siamo, torniamo a chiederci e a chiedere: esite ancora un'opposizione democratica, liberale, europea, in Serbia? che fine hanno fatto quegli intellettuali, quei giornalisti, quegli avvocati, quegli studenti, che negli anni scorsi e prima della guerra, avevamo incontrato a Belgrado, che avevano aderito al nostro partito ed erano pronti a battersi con noi contro il regime di allora, per la democrazia, per lo stato di diritto?

Pensando a loro e in occasione dell'apertura della campagna di iscrizione al Partito radicale, transnazionale e transpartitico, per il 1994, intendiamo, una volta di più, chiarire quella che é la posizione del nostro partito sulla cosiddetta "crisi jugoslava".

Noi riteniamo che il regime al potere in Serbia sia un regime criminale, fascista e razzista.

Pensiamo che tale regime sia il responsabile della guerra in ex-Jugoslavia. Esso ha trascinato il popolo serbo in una

guerra vergognosa di aggressione, guerra per la quale questo popolo é e sarà costretto ad assumersi conseguenze e responsabilità nei prossimi decenni.

Non vogliamo togliere nulla alle colpe, alle insufficienze, alle incapacità politiche, degli altri protagonisti in questa tragedia.

Quanto avviene oggi in Bosnia-Herzegovina ha intorbidito ancor più le acque. La scoperta e la denuncia internazionale delle pulizie etniche e dei lager di parte croata e musulmana, dopo di quelli serbi; le trattative segrete, oltre a quelle ufficiali, tra le parti; la guerra dei mas-media, ciascuno più o meno direttamente controllato dai rispettivi regimi; hanno portato le parti in conflitto su un piano di apparente identità.

Dobbiamo ribadire la nostra ferma condanna alla tesi della specularità, tanto in voga anche tra le opposizioni serbe.

Dobbiamo dire che questa vale solamente da alibi per le responsabilità primarie del regime serbo.

Non é vero che Serbia, Croazia e Bosnia-Herzegovina, hanno avuto lo stesso comportamento. Non é vero, né formalmente né sostanzialmente, che i tre regimi sono identici, non é vero che Milosevic, Tudjman ed Izetbegovic sono ed erano speculari.

Accettare questa posizione significa annullare le responsabilità e mistificare i fatti, creare giustificazioni per chi non ne ha.

Il fatto decisivo é che il regime serbo-jugoslavo, ha militarmente aggredito Slovenia, Croazia e Bosnia-Herzegovina dopo aver militarmente sottomesso il Kosovo, ha organizzato scientificamente stermini di massa, stupri e distruzioni di ogni sorta.

Tutto quanto é avvenuto dopo é una conseguenza di questo, é stato provocato da questo e non potrà cessare fintanto che i responsabili di questo non siano processati e condannati.

Che gli ambienti intellettuali e politici, democratici e liberali, in Serbia non vogliano riconoscere e denunciare pubblicamente e continuamente quel fatto ci toglie la speranza che si possa porre fine alla tragedia in corso.

Essi genericamente condannano la guerra, genericamente condannano il regime, mai, per quanto ci risulta, hanno riconosciuto e denunciato l'aggressione militare.

Ma qualsiasi siano le ragioni che vengono adottate a spiegazione, nessuna potrà cancellare il fatto storico: una nazione costitutiva della federazione ne ha violato i patti e militarmente ha aggredito le altre.

Finche la stessa intellighenzia democratica serba, continuera' ad ingannare se stessa prima ancora che il suo popolo, negandosi e negandogli la verità storica in nome di una mistica dell'orgoglio nazionale oscuramente alimentata dal senso di colpa, essa rimarrà complice della stessa logica nazionalista e sciovinista che ha portato alla guerra.

Finche le opposizioni autenticamente liberali e democratiche, non troveranno la forza, la capacita e l'intelligenza politica per organizzarsi in una grande coalizione anti-regime, una coalizione di cittadini finalmente, che in Serbia, in Vojvodina, in Montenegro, e perfino in Kossovo, sappiano rimandare al dopo ogni questione nazionale ed etnica, finche' non ci si unira' all'insegna di un unico obbiettivo, un unica urgenza: quella di abbattere il regime criminal-militare di Milosevic, finche queste opposizioni non sapranno ritrovare la loro credibilità democratica davanti al mondo, fino ad allora non potranno trovare ne appoggio concreto, ne sostegno politico internazionale efficace.

E che la comunità europea ed internazionale abbia colpe gravissime di omissione e complicità diretta - noi radicali siamo stati i primi a denunciarlo - neanche questo può costituire un alibi per i democratici serbi.

La comunità internazionale non e' un blocco monolitico ed omogeneo, in essa si muovono e si contrappongono forze opposte: si tratta di scegliere, di schierarsi.

Noi radicali abbiamo scelto la parte del diritto, della riforma delle Nazioni Unite, della creazione di un nuovo diritto internazionale. Abbiamo dato un contributo decisivo per la creazione e istituzione effettiva del Tribunale Internazionale contro i crimini di guerra in ex-Jugoslavia, a favore del quale abbiamo raccolto in tutto il mondo 75000 firme prestigiose di Nobel, di parlamentari, di intellettuali e di cittadini; siamo a tutt'oggi impegnati con i nostri deputati iscritti in decine di parlamenti affinche gli stati dell' ONU non si sottraggano all'impegno di finanziare il tribunale, di consentire la raccolta delle prove; ci battiamo infine affinché il Tribunale divenga una struttura permanente delle Nazioni Unite.

Si tratta dunque per la Serbia, per la sua intellighenzia, culturale e politica, come per la Croazia e per la Bosnia-Herzegovina, di sostenere quel diritto internazionale contro la legge della jungla, di denunciare crimini e criminali, di ristabilire differenze e qualità, soprattutto: di non nascondersi dietro le maschere dei "popoli" che tutto assorbono e sfumano, negando il principio della nostra civiltà, il principio dei diritti e dei doveri dell'individuo.

A quei principi si richiama il nostro statuto ed a quello hanno aderito, iscrivendosi, centinaia di parlamentari, di politici, di intellettuali, di cittadini in tutto il mondo.

Contiamo che presto anche le opposizioni democratiche in Serbia decidano di farne parte.

Emma Bonino

Segretaria del Partito Radicale

P.S.

Relativamente al nostro nome "radicali", é bene chiarire che il nostro partito non ha nulla a che vedere con il significato comune di questa parola in Serbia. Il nostro radicalismo si colloca nella tradizione cartista anglosassone di "oltranzismo della democrazia e del diritto". A questa noi aggiungiamo come specificità la -nonviolenza gandhiana- come metodo e fine della lotta politica.

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RISPOSTA DELLA REDAZIONE DI "VREME"

La pubblicazione della pagina pubblicitaria per il Partito dell'unione serba (SPJ) o Partito di Arkan, sporadicamente ha provocato commenti maligni sulla politica di redazione. La prontezza di giudizio sull' insieme, fondata su un annuncio pur chiaramente di carattere commerciale, parla di quei tipi di puritani che affermano le regole del gioco, come pure le basi della comunicazione democratica, solo quando queste vanno a loro favore.

"Vreme" ha per tempo (l'8 novembre 1993) pubblicato le regole per gli annunci durante la campagna elettorale.

L'annuncio del partito suddetto non ha violato in alcun modo i principi prestabiliti.

Abbiamo investito un'energia enorme per denunciare le "doppie misure" (proclamare regole che poi si violano nella pratica, come accade nel regime serbo, ndt.), sarebbe senza senso se proprio noi ricadessimo in quelle.

 
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