Articolo dell'accademico Jokubas Minkievicus (iscritto al PR e tra i partecipanti al Congresso di Bruxelles), apparso il 29 dicembre 1993 su uno dei maggiori quotidiani lituani,"L'eco della Lituania".Nell'ambito del suo programma di lotta per la difesa dei diritti umani, il Partito radicale ha sollevato il problema della pena di morte. Questa questione vien fuori da due fondamentali documenti della nostra epoca: la Dichiarazione dei diritti umani e la Convenzione europea sui diritti dell'uomo nonché da tutte le costituzioni di quegli stati che osservano i principi di queste Carte. Il Partito Radicale, battendosi in modo deciso per il diritto alla vita, condanna la pena di morte come misura punitiva. Conformemente alle risoluzioni e ai protocolli dell'Assemblea Generale dell'ONU, al Congresso del Partito radicale transnazionale, tenutosi a Bruxelles, è stata fondata un'Associazione internazionale per l'abolizione della pena di morte entro il 2000. Essa porterà avanti una grossa campagna internazionale parlamentare "Hands off Cain" (Nessuno tocchi Caino).
Come testimoniato nella Bibbia il delitto e il castigo hanno origini antichissime. In tempi primordiali si è diffusa la legge del taglione "occhio per occhio", "dente per dente"... Un bel giorno Caino (il primo assassino nella storia del genere umano) uccise il fratello Abele; perché non uccidere per questo Caino? Questa logica primitiva e crudele si è rafforzata nella coscienza civile ed è altresì divenuta principio di giustizia degli Stati che hanno incluso la pena di morte nei loro codici penali. Lo Stato ha creato un meccanismo giuridico per la soppressione dell'uomo. Questo è il paradosso della civilizzazione! Lo Stato ha istruito dei boia professionisti. Ciò che ha avuto inizio nell'antichità, si è diffuso nel Medioevo e si protrae sino a giorni nostri. Dai documenti ufficiali del Parlamento Europeo emerge che in 132 Stati (dei 181) viene contemplata per legge la pena di morte ed in 96 viene applicata. Nella gran parte dei Paesi europei la pena di morte è stata eliminata.
La pena capitale si accompagna ai regimi totalitari e autoritari, dittatoriali e militaristi. Negli ultimi dieci anni in Iran, Irak, Cina, Nigeria, Somalia, Arabia Saudita, Pakistan, sono state eseguite centinaia di esecuzioni capitali. Nei Paesi musulmani questa, sovente si lega al fanatismo religioso. Al Congresso è stata presentata una lista di vittime del regime dell'Ayatollah Khomeini, nella quale figurano 12028 persone, 1185 delle quali sono state sottoposte a torture. Nei giorni del Congresso del Partito radicale transnazionale, a Bruxelles si trovava lo scrittore inglese Salman Rushdie, condannato a morte dall'ex regime iraniano per i suoi "Versetti satanici", che offendono Allah. Già da alcuni anni l'autore del libro è provvisto di una folta scorta, poiché è ancora ricercato dai mandanti della condanna.
Anche la democratica America, che così tanto si incensa come baluardo dei diritti umani, non si può però vantare di non avere la pena di morte. Nel 1992 sono state eseguite 31 sentenze capitali, nel 1993 35. Proprio negli Stati Uniti è stata inventata la sedia elettrica anche se vengono usati altri metodi come la forca, la fucilazione, la camera a gas e negli ultimi tempi si è diffusa la condanna a morte per iniezione. Inoltre c'è da dire che gli Stati Uniti sono il Paese con la più alta percentuale di errori giudiziari. Dal 1900 al 1985 ci sono stati 349 processi in cui sono state condannate persone innocenti, 23 delle quali condannate a morte. Al congresso sono stati presentati parecchi documenti sulla riprovevole consuetudine giudiziaria in questo Paese. Negli Stati Uniti ci sono 32 organizzazioni nazionali e 24 religiose che si battono per l'abolizione della pena di morte, unite in una coalizione nazionale.
Insieme ai rappresentanti americani, africani, asiatici ed europei anche la Russia era autorevolmente rappresentata dal Presidente della Commissione legislativa della Federazione russa, Igor Bezrukov, dal Presidente della Commissione presidenziale di Grazia e Giustizia, Anatolij Pristavkin, dal vice direttore dell'Istituto di Sociologia di San Pietroburgo dell'Accademia delle Scienze, Jakov Gilinskij e da altri.
La politica repressiva e le sue vittime nell'ex-URSS sono abbastanza note. Ma anche con il crollo del regime totalitario la "coscienza della repressione" si è conservata. Non solo la coscienza, anche la pratica. Negli anni della perestrojka (1985-1990) sono state condannate a morte 455 persone, ne sono state fucilate 392. In Russia, dal 1989 al 1992 sono state condannate a morte 629 persone, ne sono state graziate 97 e giustiziate 246. Nei documenti internazionali sulla pena di morte sono inclusi anche gli Stati Baltici. In tre anni dalla loro indipendenza sono state giustiziate 20 persone, in Lituania 5 . Nel 1993 in Lituania sono state emesse 3 condanne a morte. L'Associazione internazionale umanitaria e non governativa che ha la sua sede a Londra, "Amnesty International", si occupa di raccogliere e pubblicare dati concernenti la pena di morte nei vari Paesi del mondo.
Qual è dunque il nodo della questione della pena di morte e della sua abolizione? Perché per due giorni questo tema è stato dibattuto al Parlamento Europeo da parte di eminenti personalità della politica, del diritto, della scienza e della cultura, da membri del Partito radicale transnazionale, da rappresentanti di vari Paesi (eccetto l'Australia in quanto essa non ha questo problema)?
Il problema della pena di morte non è questione puramente giuridica. Lo stesso diritto può avere differenti aspetti da quello politico, etico, psicologico, filosofico fino a quello socio-culturale. Il mondo è pieno di male, di violenza, di sofferenze, di odio, di delitti. La coscienza di molti uomini è contaminata dalla vendetta, dalla crudeltà, dalla sete di sangue. L'opinione pubblica vuole leggi più severe e più dure condanne, fino all'annientamento fisico dei criminali. Tuttavia c'è un "no", che ci costringe a rifletere: una politica che adotta misure repressive estreme può rappresentare la panacea del male tanto diffuso?
A Bruxelles, durante la discussione sono emerse tre incontrovertibili argomentazioni contro la pena di morte.
Primo - la pena di morte è in generale non una punizione ma una soppressione del colpevole. Il condannato a morte non è solo oggetto della giustizia, ma anche soggetto della sua colpa che non può espiare in quanto costretto a morire. Che diritto ha uno Stato di eliminare una vita che non gli appartiene?!
Secondo - la pena di morte è un atto assoluto e irreversibile (da parte dello Stato), nel quale è incluso il rischio di errore.
Terzo - la pena di morte non sembra avere una capacità deterrente. Non vi sono dati che testimonino la sua influenza positiva nel contrastare la criminalità. Al congresso del Partito radicale transnazionale è intervenuto il rappresentante del Dalai-Lama che incarna il simbolo buddista dell'inviolabilità della vita qualsiasi forma vivente sulla Terra.
Il segretario del Partito radicale transnazionale, Emma Bonino, deputato del Parlamento Europeo, che ha impegnato le sue forze per la costituzione del tribunale internazionale contro i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia, ha detto che, a differenza del processo di Norimberga, questo tribunale non emetterà nessuna condanna a morte.
E così, su iniziativa del Partito radicale ed in particolare di personalità come Adelaide Aglietta, Olivia Ratti, Sergio D'Elia, si sta muovendo una campagna internazionale "Nesssuno tocchi Caino" che infrange il circolo vizioso dell'"occhio per occhio" "dente per dente". L'Associazione per l'abolizione della pena di morte entro il 2000 così costituitasi al Congresso di Bruxelles si rivolge a tutti i Governi con questo obiettivo. Il suo obiettivo a breve termine è invece quello di una moratoria sulla esecuzione delle condanne capitali e quello dell'abolizione della pena di morte in Europa. Nella risoluzione del Parlamento europeo è inclusa anche la Lituania. Poiché al momento attuale, sia l'opinione pubblica che gli organi di potere competenti, non sono pronti a fare un tale passo a seguito della diffusione della criminalità e della scarsa sensibilità in materia di diritto, rivolgiamo il nostro appello a tutti gli intellettuali.