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Conferenza Partito radicale
Vacirca Daniela - 13 febbraio 1994
CI MANCA IL CORAGGIO DELLE PAROLE
Barbara Spinelli, "LA STAMPA" 11 Feb. 1994

Senza dubbio il ministro Andreatta aveva previsto giusto: alla

fine c'è stato l'ultimatum lanciato ai serbi dalla Nato, come

lui aveva annunciato lunedì. Ma l'ultimatum non scaturisce

purtroppo da un accordo fra governanti europei, non è nato

dalla loro unione, nè dall'»avvicinamento di Washington alla

posizione dei Dodici . E' questo che mi ha spinto a reagire -

troppo assertivamente forse per via di tanti fallimenti europei

negli ultimi anni - e a chiedere che i discorsi comincino a

essere meno camuffati: perchè la storia si fa ogni giorno, non

è raccontabile a cominciare dagli epiloghi. Questo mi è

mancato, nelle parole di Andreatta: non il coraggio della

posizione italiana, ma una chiara spiegazione delle divisioni

europee e atlantiche; non la consapevolezza di quanto sia

dolorosa la linea dura, ma la verità su un'Europa che in gran

parte vuol sfuggire a tale gravità, e dolori. Menzogna è parola

troppo pesante ma spesso anche gli eufemismi creano confusione:

chi »estrapola per eccesso già dice una parte di verità. E

perchè non dire discordia europea invece di »differenze di

percezione sul piano operativo-militare perchè non dire guerra

di aggressione serba, invece di intricata partita politico-

militare . Questi termini sono difficili, ministro, soprattutto

quando si sente parlare di dolori e di rischi non remoti di

costi umani. In realtà l'ultimatum è stato possibile perchè la

Francia ha preso le distanze da questa Europa chiacchierona e

divisa, e ha preso atto che un solo Paese è tuttora in grado di

occuparsi dei nostri destini: l'America. L'America è tuttora il

nostro protettore, il nostro federatore. Italiani e belgi hanno

appoggiato i francesi, ma l'iniziativa dell' ultimatum è

franco-americana. Washington si schiera ormai in maniera

riluttante in Europa, lenta. Ma per fortuna c'è ancora un

briciolo di idea d'Europa Oltreatlantico: un briciolo più

consistente che in Europa. Senza America l'Europa non è capace

di occuparsi di se stessa, gravemente. E' perchè è divisa, e

non sa definire neppure un interesse comune in politica estera,

che la guerra in Bosnia si è protratta per tanti anni. I

duecentomila morti bosniaci, i corpi straziati mostrati alla

televisione, le molte città ridotte a macerie: tutto questo è

conseguenza dell'aggressione serba ma anche delle divisioni fra

Stati europei, che hanno finto di occuparsi dei Balcani ma in

realtà si guardavano l'un l'altro, in cagnesco, permanentemente

sospettandosi. Alcuni dicono: il mattatoio in Bosnia non

sarebbe avvenuto se la Germania o il Vaticano non avessero

voluto il riconoscimento della Croazia e della Bosnia, se fosse

stata salvaguardata la Jugoslavia. Questa menzogna, presa in

prestito senza pudore dalla propaganda serba, spesso è fatta

propria dai nostri diplomatici. I quali nascondono le vere

colpe degli europei: il non aver visto che da tempo esisteva

un piano pan serbo inteso a ridisegnare la Jugoslavia, e che a

questo scopo si era formata un'alleanza nazionalcomunista a

Belgrado, fin dalla guerra in Kossovo negli anni 80: guerra

laboratorio di Milosevic, ignorata all'ovest. L'ultimatum è un

piccolo passo fuori dai nostri disastri: compiuto non a causa

delle fermezze europee ma a dispetto dell'Europa sempre

tentennante. Tanto più difficile sarà tenere duro, nei dieci

giorni che ci separano dalla scadenza: già i russi chiedono

l'immediata convocazione del Consiglio di Sicurezza, vorrebbero

porre i veti, cui la NATO per ora resiste, coraggiosamente.

Già cominciano le pressioni russe su Boutros Ghali, cuispettal'ultima decisione di inviare gli aerei. Penso che non

convenga

illudersi: non è escluso che una spedizione aerea si rivelerà

del tutto insufficiente, che occorrerà impegnare truppe

terrestri per assicurare il controllo di posizioni altrimenti

imprendibili. Anche questo i responsabili europei potrebbero

spiegarlo alle opinioni pubbliche: che esiste la possibilità di

escalation, come di un bluff. La tentazione di sganciare

qualche bomba e poi lasciare la Bosnia alla catastrofe é

grande, in Francia come in America. In Francia alcuni parlano

di baroud d'honneur, di impennata di chi, sapendo di doversi

arrendere, vuole almeno salvare l'onore. Due cose comunque a me

sembrano chiare: non esiste nessuna "Comunità internazionale"

capace di agire politicamente. Questa capacità è tuttora nelle

mani dei singoli Stati. Ed esistono ancora due blocchi,

l'occidentale da una parte e il russo dall'altra. Tutti i

responsabili lo sanno e non sarebbe male che cominciassero a

dirlo. Allo stesso modo converrà meditare sull'evento forse più

rilevante dei giorni scorsi: sul dislocamento che è avvenuto -

in poche ore - negli equilibri classici dell'Europa. Non è

affatto consueto che la Francia scelga l'Atlantico e l'America

piuttosto che gli alleati continentali, e quella che i

diplomatici francesi hanno sempre chiamato, gelosamente,

l'Europa europea. Non è consueto nè per i gollisti, nè per

Mitterrand. Di solito non é Parigi a cercare un legame

privilegiato con Washington ma Londra, o Bonn. Questo vuol dire

che esistono degli anelli deboli in Europa -l'Inghilterra, la

Germania - che spingono la Francia a spostarsi verso

l'Atlantico in questioni vitali per la sicurezza sua, e

dell'Europa. Anche di questo si sente la mancanza: di una

spiegazione, fra europei, su quel che ognuno vuole. Su quel che

c'é di marcio, nell'Unione troppo presto festeggiata. C'è

bisogno di un chiarimento su quello che ognuno vuol fare di

fronte alla nuova politica russa, che torna ad essere

antagonista con gli occidentali e che ormai sistematicamente

copia le proprie posizioni da quelle di Zhirinovskij, e dalle

sue minacce di una terza guerra mondiale. Sento questa mancanza

anche nella lettera del ministro dove la Russia non è nominata.

Eppure l'ultimatum occidentale è un segnale lanciato anche a

Mosca, è il tentativo di restaurare anche nei confronti della

Russia una dissuasione credibile. E' il rifiuto opposto a un

protettorato russo in Jugoslavia. Sapere tutto questo è

essenziale, soprattutto per gli italiani che sono così vicini

all'ex Jugoslavia. Più esposta delle altre nazioni europee,

dopo l'incorporazione dei malconci territori orientali, la

Germania torna a essere il Paese malato dell'Europa. Lo si è

visto nei giorni scorsi: interpellati, i tedeschi non esprimono

che timori, ripetono tutto il tempo: "siamo gli ultimi a poter

parlare, per ragioni storiche". Anche la Germania è mutata

rispetto all'89, in parallelo con la rinascita del nazionalismo

russo. E' divenuta più vulnerabile, la sua sovranita è di nuovo

limitata. Anche per questo forse i francesi si sono precipitati

verso l'Atlantico, sia pure temporaneamente. E' già successo

una volta, ai tempi di De Gaulle, resistente e della Francia

occupata. Solo che questa volta non è l'aggressività tedesca

che mette paura. E' la sua debolezza, che è debolezza

dell'Europa intera. Di questa Europa debole e vulnerabile

sarebbe tanto utile parlare più chiaro: nei ministeri, nei

nostri Parlamenti, nelle nostre campagne elettorali.

 
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