Caro Clinton, l'Europa ha la guerra alle portePARIGI RECENTEMENTE, un presunto disaccordo franco-americano a
proposito della Bosnia ha dato origine a molte chiacchiere e
qualche pettegolezzo. E' vero che Francia e Usa hanno approcci
diversi, che riflettono una storia e una geografia diverse. Per
la Francia, questo si traduce in un senso di angoscia e di
urgenza di fronte a un conflitto che si svolge alla porta
accanto. Ma la caratteristica di una vera amicizia tra alleati
che in questo secolo hanno superato così tante prove è la
capacità di parlarsi con franchezza. Le forze Nato nell'ex
Jugoslavia, alle quali la Francia ha dato il maggior contributo
con più di seimila soldati stanno facendo miracoli, in
condizioni difficili e pericolose. La Francia ha pagato un
prezzo di sangue, con venti morti e quasi trecento feriti.
L'azione Nato ha permesso di evitare il disastro che tutti
temevamo facendo arrivare aiuti alla gente tagliata fuori dal
mondo. Ognuno è consapevole delle gravissime conseguenze di un
eventuale ritiro dei Caschi blu: catastrofe tra la
popolazione civile, intensificazione del conflitto a danno dei
musulmani, rischio di estensione al resto dei Balcani - con
tutte le implicazioni per l'Europa. Se non si tiene conto della
gravità di queste conseguenze, non si può capire perchè
praticamente tutti gli europei si siano detti contrari alla
proposta di togliere l'embargo delle armi. E' naturale che a
una prima occhiata possa sembrare generoso dare alle vittime
dell'aggressione i mezzi per difendere i loro diritti con le
armi. Ma non sembri cinico sottolineare i ben più gravi
pericoli impliciti in una cura che di fatto sarebbe peggiore
della malattia. Una mossa di questo genere sarebbe infatti
incompatibile con il permanere delle forze Onu in
Jugoslavia. Questo approccio non può portare a una prospettiva
politica soddisfacente. Può soltanto portare a una guerra
balcanica generalizzata, che sicuramente obbligherebbe gli Usa
a impegnarsi molto più di quanto non vogliano fare. Oggi
occorre convincere i musulmani che hanno da guadagnare più dal
negoziato che dalle armi. Attualmente essi controllano un 22%
scarso di territorio bosniaco e sono alla mercè dell'offensiva
serba o serbocroata, mentre il piano di pace europeo garantisce
loro il 33%, come hanno chiesto. Guardando indietro, è
possibile valutare la responsabilità di quanti hanno criticato
tanto aspramente il piano di pace Vance-Owen, che aveva molti
più meriti di quanti gli sono stati riconosciuti. Il piano
d'azione dell'Unione Europea che ho avviato con il mio collega
tedesco, Klaus Kinkel, offre l'ultima possibilità di evitare la
catastrofe. Le tre parti compresi i musulmani, hanno accettato
la cornice generale proposta dagli europei. Questo è
essenziale, perchè è impensabile imporre la pace contro il
volere delle parti.
Alcuni punti non sono ancora risolti, alcuni hanno
complicazioni tecniche, ma queste difficoltà sono assai minori
di quelle che dovranno essere risolte tra Israele e i
Palestinesi, ad esempio. E' urgente tentare un ultimo sforzo
diplomatico per uscire da una impasse che può portare alla
soppressione finale dei musulmani impedendo perciò qualunque
soluzione politica del conflitto.
Ma perchè questo sforzo abbia successo, devono verificarsi due
condizioni. Dobbiamo ripristinare la credibilità della comunità
internazionale con azioni risolute a Srebenica e Tuzla,
compresa la minaccia di una rappresaglia aerea in caso diattacco contro le forze Onu. Poi dobbiamo coordinare i nostri
sforzi diplomatici per raggiungere l'obiettivo che ci siamo
proposti. Dobbiamo continuare a fare pressione sui serbi in
modo che facciano le necessarie concessioni. Ma dobbiamo anche
convincere i musulmani che la guerra non è un'opzione
realistica. Europei e americani non hanno le stesse
responsabilità né gli stessi vincoli. Gli europei capiscono in
particolare che sono loro a dover fornire la maggior parte
delle truppe, con i sacrifici che questo implica. D'altronde,
essi sono anche convinti che l'America deciderà di impegnarsi
al loro fianco sulla strada di un'azione diplomatica
congiunta.
Alain Juppé (New Perspectives Quarterly e Los
Angeles Times e per l'ltalia La Stampa