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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Alessandra - 14 febbraio 1994
A SARAJEVO LA CULTURA RESISTE ALLE BOMBE
di PREDRAG MATVEJEVIC, sull'Unità2 di Sabato 12 Febb.1994

GLI AVVENIMENTI di Bosnia-Erzegovina finiscono per stancare

l'Europa dopo averla sconvolta. L'assedio di Sarajevo compie ormai

due anni. Mostar, la mia città natale, detta la »Hiroshima della

ex Jugoslavia è completamente distrutta, con il suo vecchio ponte

costruito ai tempi di Solimano il Magnifico, simbolo del vincolo e

della convivialità degli abitanti di questa città mediterranea.

Anche Srebrenica, Zenica, Vitez sono diventate tragici simboli

dell'annientamento. Sono ormai più di una le regioni sottoposte

alla »pulizia etnica o alla pura e semplice epurazione religiosa.

La Biblioteca nazionale di Sarajevo, che custodiva la memoria e la

storia di questi sventurati popoli, è stata bombardata e

incendiata; insieme a centinaia di migliaia di libri sono andati

in fumo vecchi manoscritti redatti nelle lingue degli indigeni e

dei conquistatori: slavo, arabo, turco, bosniaco, croato o serbo,

testi in spagnolo portati, durante il loro esodo, dagli ebrei

sefarditi, approdati in una città senza ghetto. Nessuno riesce a

vedere la fine di questa tragedia. Le speranze sono sempre più

tenui. Il numero delle vittime e dei rifugiati aumenta senza

sosta: le prime sono ormai decine di migliaia, i secondi

centinaia. L'Europa apre con difficoltà le sue frontiere a questi

umiliati ed offesi: sta per sorgere una nuova "cortina di ferro" o

un "muro", altrettanto impenetrabile di quello che è stato appena

demolito?

In Bosnia Erzegovina si aspettano, insieme agli aiuti umanitari,

sempre insufficienti, gesti »forti . I principi proclamati nelle

Carte dei diritti dell'uomo e delle nazioni sembrano non avere

alcun peso sulla bilancia.

E' in gioco la nostra coscienza. I nostri valori sono in pericolo.

Il mondo in cui viviamo non può fare a meno di interrogarsi su una

tragedia di queste dimensioni. L'Europa di Maastricht deve

confrontarsi con quella di Sarajevo. Immaginiamo oggi l'unità

europea sulla base di queste categorie in apparenza opposte: è

forse solo così che la immaginiamo nel suo insieme. Quella che

ieri veniva chiamata »un'altra Europa non dovrebbe più rimanere

un'Europa »altra , diversa...

In Bosnia, e in particolare a Sarajevo, la vita diventa

sopravvivenza e tuttavia la cultura non è stata spenta: è proprio

essa che aiuta a sopravvivere! Nei tragici messagi che mi giungono

dalla capitale bosniaca, vengo a sapere che i giovani attori e

ballerini recitano »Hair , la commedia teatrale ispirata

alla guerra del Vietnam, resa attuale da quella in Bosnia. Susan

Sontag ha messo in scena »Aspettando Godot : Godot tarda a venire

a Sarajevo. Il famoso »Festival invernale di Sarajevo si svolge

in parte nella città assediata e in parte di diverse altre città

d'Europa che lo ospitano. Gli scrittori hanno formato un club

bosniaco sotto le bombe. Juan Goytisolo vi si è recato per

scrivere il suo libro testimonianza da una città martire. Il

compositore e direttore d'orchestra inglese Hugues Reiner ha

radunato i musicisti dispersi e ha diretto, tra i colpi di

cannone, la »Sinfonia eroica di Beethoven. In questi giorni sta

per essere inaugurata, alla Biblioteca nazionale di Parigi, una

grande mostra dei mastri incisori bosniaci, dedicata alla tragedia

del loropaese. Non possiamo non pensare alla cultura come un mezzo

di sopravvivenza. E questa una delle sue più nobili funzioni.

 
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