Dal quotidiano "La Repubblica" del 24/2/94
Parigi - Edouard Balladur l'aveva promessa agli Accademici di Francia qualche settimana fa e ieri ha tenuto fede all'impegno: il governo ha varato una legge per difendere il francese e vietare l'uso di parole straniere che hanno un equivalente nella lingua di Molière. Una legge "di servizio e non di costrizione", dice il ministro della Cultura e della Francofonia, anche se non si sfugge all'impressione che si tratti sopratutto di un provvedimento destinato a fare la guerra all'inglese. Il disegno di legge varato dal consiglio dei ministri, che sarà discusso e approvato in Parlamento durante la sessione primaverile, non tollera molte eccezioni: il francese è "obbligatorio" su tutto il territorio nazionali in tutti i campi, dalle trasmissioni televisive alla pubblicità, e l'uso di termini stranieri è consentito soltanto quando sono intraducibili.
Non è la prima volta che un governo decide di legiferare in questo campo. L'ossessione della difesa della lingua accomuna tutto il mondo politico, destra e sinistra, progressisti e conservatori. Come sempre, il provvedimento susciterà l'ilarità di alcuni commentatori, soprattutto dall'estero, mentre altri saranno più indulgenti per questo ennesimo tentativo di evitare che la lingua di tutti i giorni diventi un "patchwork" senza capo né coda. Nonostante le affermazioni del ministro della Cultura (il quale, sia detto per inciso, poco dopo aver assunto la guida del dicastero venne colto in castagna per un clamoroso errore di ortografia), il provvedimento sembra più repressivo che altro, prevede sanzioni pecuniarie e affida anche ad "agenti e ufficiali di polizia giudiziaria" il compito di constatare le infrazioni alla legge.
Vediamo in sintesi cosa dice il testo. Il primo articolo dà il "la": nella designazione, l'offerta, la presentazione, le istruzioni per l'uso, le condizioni di garanzia di un bene, un prodotto o un servizio, l'uso del francese è obbligatorio e le parole straniere sono vietate quando esista un termine francese con lo stesso senso. Queste disposizioni si applicano anche a qualsiasi pubblicità, scritta, parlata o audiovisiva. Lo stesso obbligo vale per tutti gli annunci affissi in luoghi pubblici o nei trasporti, i contratti di lavoro e via dicendo. Anche nel caso di un contratto firmato tra una società francese ed una straniera, una copia in francese sarà obbligatoria.
I convegni e i congressi organizzati in Francia da cittadini francesi dovranno svolgersi nella lingua del paese, le comunicazioni di relatori straniere dovranno sempre essere accompagnate da un riassunto in francese.
Un articolo della legge è dedicato alla TV, veicolo di tante espressioni straniere. Il testo è senza appello: "l'uso del francese è obbligatorio nell'insieme delle trasmissioni e dei messaggi pubblicitari degli organismi radio-televisivi, qualunque sia il loro modo di diffusione o di distribuzione, ad eccezione delle opere cinematografiche e audiovisive in versione originali".
Giampiero Martinotti