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Partito Radicale Antonella - 26 febbraio 1994
"CARRI ARMATI RUSSI INVECE DI JET NATO"

di Zlatko Dizdarevic, per la rubrica "lettera da Sarajevo"

- La Repubblica, 25 febbraio 1994

Aspettavamo gli aerei americani, invece sono arrivati i carri armati russi. Il disinganno è avvenuto nella notte fra domenica e lunedì - quando scadeva l'ultimatum -, dietro finestre chiuse, nelle abitazioni fredde e buie. E' stata solo l'ultima conferma che il nostro destino, il nostro futuro, non appartengono più a noi, abitanti di Sarajevo. Messaggio ricevuto; a Sarajevo non è stata lasciata nessuna chance, nel grande gioco tra Washington e Mosca, Parigi e Bonn, Belgrado e Zagabria.

Ci chiedevamo se l'attacco aereo ci sarebbe stato oppure no. La domanda che ci facciamo adesso è un'altra:"A che ci serve questa libertà che ci viene concessa e che ci tiene imprigionati nell'assedio come prima?"

Da Bruxelles, il segretario generale della Nato Manfred Woerner ha trovato il coraggio di dichiarare che "i cittadini di Sarajevo sono stati i veri vincitori di quella notte". Molti hanno fatto coro, mentre in quelle stesse ore i soldati russi - finalmente trincerati sulla "frontiera occidentale dell'Ortodossia", finalmente in vista del "mare caldo", secolare obiettivo dell'espansionismo russo - salutavano col segno di vittoria dei serbi, le tre dita della mano alzate.

Dapprima lo hanno fatto arrivando a Pale, la "capitale" dei serbi di Bosnia. Ma alcuni gironi dopo lo hanno rifatto a Sarajevo, davanti al palazzo della Presidenza. Alija Izetbegovic ha protestato energicamente presso il generale Rose, il comandante dei Caschi Blu per la Bosnia-Erzegovina ai cui ordini ci sono appunto anche i russi.

La città ci ha riso sopra. Hanno preso a circolare molte storielle. Lo sai - dice una - che il povero Rose ci è rimasto così male che quella sera non è riuscito ad addormentarsi prima delle dieci, l'ora in cui di solito va a letto? E solo all'ultimo momento Radio Sarajevo ha rinunciato a mandare in onda una trasmissione in diretta, nella quale si sarebbe dovuta fare agli ascoltatori la seguente domanda: "pensate che il generale "rosa" riuscirà a dormire bene stanotte?"

Barzelette del genere furoreggiano un po' ovunque a Sarajevo in questi giorni. La stessa domanda la radio l'aveva fatta la "notte storica" in cui scadeva l'ultimatum. Ma alla fine si è capito che era una domanda senza senso, perchè erano stati proprio il segretario generale dell'Onu Boutros-Ghali e il suo rappresentante per la Bosnia-Erzegovina Yasushi Akashi ad ordinare al generale Rose di andare a letto e di non farsi vivo finchè i russi non avessero festeggiato il loro arrivo nei Balcani.

A modo loro sono stati comici anche le centinaia di giornalisti stranieri accorsi a Sarajevo e ripartiti senza aver capito che avevano assistito a un evento storico molto più importante di quello che si aspettavano e che non si è verificato. Speravano in un intervento militare della Nato che mettesse fine all'assedio di Sarajevo e invece si sono trovati davanti alla sconfitta politica della Nato e alla vittoria militare dei russi sugli americani e sui loro alleati. E dire che la Russia era stata cancellata dalla lista delle potenze mondiali.

C'è da chiedersi se c'erano dei giornalisti stranieri in grado di accorgersi di quello che stava succedendo. Per i cittadini di Sarajevo, invece, la cosa era evidente. Gli si poteva leggere negli occhi, mentre stavano a guardare questi stranieri che correvano da tutte le parti per la città, fermavano la gente e ripetevano a pappagallo sempre le stesse domande: Come vi sentite? Avete dormito tranquilli quella notte? Che cosa sperate? Vi piacciono di più i russi o gli americani? Vi piace Brahms? Aspettate Godot? E così via...

Com'è possibile essere così professionali, ben informati, ben pagati, e non riuscire a vedere davanti al proprio naso? Il fatto è, semplicemente, che Sarajevo non esiste. Non c'è spazio per Sarajevo all'interno dei rapporti di forza internazionali e da questo deriva tutto il resto.

Ma Sarajevo non può sparire dalla faccia della Terra, nonostante tutti i giochi, i trucchi, le granate, i proiettili dei cecchini, i russi, Woerner. Non può sparire senza trascinare con sé nell'abisso anche molti che non se l'aspetterebbero. Da questa certezza dipende, in definitiva, la strana tranquillità che rtegna malgrado tutto in città.

Chi non ci crede venga pure a vedere i russi con le tre dita alzate che circolano per Sarajevo. Chi non sa, invece, si informi meglio. Chieda perchè oggiin Croazia e nella Bosnia-Erzegovina ci sono centinaia di persone con due dita della mano destra amputate. Gliele hanno tagliate quelli che a Pale hanno festeggiato in delirio l'arrivo dei russi, venuti finalmente a proteggerli. Giele hanno tagliate perchè gliene restassero solo tre, per tutta la vita. Quel che è accaduto "la notte in cui hanno vinto i cittadini di Sarajevo" non è poi tanto importante. L'importante viene adesso, lo porteranno gli uomini con tre dita, giunti fin qui con l'aiuto di leader mondiali con tre dita di cervello. Così probabilmente doveva essere.

 
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