Come radicali siamo abituati agli aspetti discriminatori dei mezzi d'informazione: a misurare i secondi avuti nelle televisioni, la grandezza di articoli e titoli sui giornali.Ebbene ieri mi è arrivata a casa la copia dell'opuscolo della "Campagna di cittadini e di parlamentari per l'abolizione della pena di morte nel mondo entro il 2000" (supplemento al n.1 del '94 di Notizie Radicali). Era l'opuscolo in lingua italiana. Questo però lo si desumeva in copertina solo dal secondo rigo della testata, dove, sotto un "HANDS OFF CAIN", si leggeva "nessuno tocchi caino" in un formato dell'82,5 per cento più piccolo rispetto alla testata in lingua inglese.
Non è il colmo per un partito, come quello radicale, che si batte per la democrazia linguistica internazionale (vedi Mozione di Sofia) e che vede la presenza dei radicali-esperantisti dal 1987?
O Sergio D'Elia e Maria Teresa Di Lascia credono, dopo tanti anni di delucidazioni dei radicali esperantisti, ad un uso "innocente" della lingua dei popoli più forti della terra? Soprattutto là dove non ce n'è assolutamente bisogno? Bene si continui a lavorare perché l'egemonia si trasformi in dittatura o perché rinasca, per reazione, un nuovo nazionalismo (vedasi già oggi la legge Toubon in Francia!).
Sono 7 anni che spieghiamo gli influssi distruttivi, "omicidi", dell'uso improprio, internazionalmente, di una lingua NAZIONALE. Ma a quanto pare la "pena di morte" linguistica non gode della sensibilità di Sergio D'Elia e Maria Teresa Di Lascia.
Ne prendiamo atto.
P.S.
Sempre ieri su La Stampa di Torino, a pagina 14, riguardo ad una polemica sul fatto che la Lombardia sia la nuova culla della nostra lingua (non l'inglese), la storica della lingua Maria Corti così si esprimeva: "Se la Lombardia dominasse linguisticamente l'Italia, vorrebbe dire che la domina anche politicamente."
Ebbene questa frase evidenzia lapalissianamente perchè, conducendo la battaglia linguistica, si persegue, di converso e nel modo più radicale possibile, la vittoria per la democrazia politica europea ed internazionale. Ma, ahinoi, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!