La lingua artificiale non vuole essere "lingua" nel senso comune, strumento di comunicazione quotidiana, evidentemente. Vuole essere solo uno strumento, "artificiale", di comunicazione non-espressiva, ma solo informativa, a certi livelli ai quali questo tipo di comunicazione è necessario, senza creare problemi di supremazie ecc. Il suo vantaggio è proprio la sua artificialità, il suo essere convenzione: è come un "Morse" più complesso e ampio. Il suo vantaggio è che la sua traducibilità tecnologia (di tipo telematico) è avvantaggiata dal fatto che ogni suo segno (o "parola") non è polisemica, non ha molti significati, come avviene per la più semplice delle parole "parlate", nelle quali la "connotazione" è fortissima...Per questo io non sono entusiasta del fatto che l'esperanto sia insegnato nelle elementari, alla pari con l'inglese o lo spagnolo, ecc. L'esperanto è una "lingua" di uso "adulto" che va imparata assieme all'uso del computer.
Non scriverei mai una poesia in esperanto, ma lo utilizzerei molto bene per trasmettere ad es. un testo di Boutros Ghali o le istruzioni per l'uso di un computer o di una macchina qualsiasi.
In questo senso, anche Eco si è accorto della necessità di una lingua-di-scambio di questo tipo: il problema esiste, e dovrà essere posto al più presto. Accadrà quando sarà resa necessaria una scelta in un mondo in cui tre-qattro superpotenze dovranno fare certe scelte senza ferire i reciproci interessi.
Buongiorno.