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Partito Radicale Danilo - 10 marzo 1994
Marcia di Pasqua 1994

Per la moratoria delle esecuzioni capitali e il Tribunale Internazionale Permanente per i crimini contro l'umanità

"Non vogliamo un altro muro di Berlino": da "Il Giornale" del 5 marzo 1994. Intervista di Marco Ventura a Muhamed Kresevljakovic, Sindaco di Sarajevo.

"Mai più un'altra Berlino". Il Sindaco di Sarajevo, Muhamed Kresevljakovic, ieri a Roma, ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché mantenga la pressione sui serbi di Pale e Belgrado: "Una divisione permanente di Sarajevo equivarrebbe a distruggerla per la seconda volta, sarebbe peggio della guerra". Il prossimo 3 aprile, forse, sarà Kresevljakovic ad aprire a Roma con il gonfalone della capitale bosniaca la marcia di Pasqua promossa dal Partito Radicale, dalla Caritas e dall'associazione "Nessuno Tocchi Caino". Lo slogan: "Non c'è pace senza giustizia". Duplice lo scopo: due anni di sospensione delle esecuzioni capitali in tutto il mondo e un impegno concreto dell'ONU a favore del Tribunale internazionale di guerra sulla ex Jugoslavia. "Le Nazioni Unite non hanno ancora neanche approvato il bilancio di 50 miliardi del Tribunale", dice il segretario del Pr, Emma Bonino; e Kresevljakovic ammonisce: "Ogni crimine impunito moltiplica i criminali e genera nuovi crimini".

Che cosa ha provato alla notizia dei quattro aerei serbi abbattuti dalla Nato?

Si è riaccesa la speranza. Finalmente un gesto concreto. Ma le tante promesse mancate del passato mi rendono ancora scettico.

La pace è più vicina...

Forse sì, la strada è però ancora lunga. In concreto con l'ultimatum si è ottenuta la sospensione del bombardamento di Sarajevo, che ci ha dato un pò di respiro e ha reso la vita un pò più preziosa. Il resto è come prima.

Il resto?

Siamo ancora bloccati dall'assedio. C'è ancora fame. Mancano i medicinali e rischiamo la fine di Berlino. Sia chiaro che ogni nuova Beirut o Berlino è una sconfitta per l'intera comunità internazionale.

Che cosa si può ottenere dai serbi e cosa sono?

Bisogna tenerli sotto pressione. La Bosnia poi non è solo Sarajevo. Ci sono Mostar, Magiay, Zepa, Tuzla e la stessa fermezza bisogna averla con i croati.

Come giudica l'iniziativa russa?

Un passo obbligato. Non dimentichiamo, però, che fin dall'inizio la Russia spalleggia l'aggressore, la Serbia. Il male viene ripagato con altro male e ci penserà il signor Zhirinovsky; il suo sciovinismo può portare i russi a una miseria maggiore di quella scontata dai serbi grazie a Milosevic. E questo "male" potrebbe dilagare fuori dalla Russia.

L'Italia ha riconosciuto ufficialmente la Bosnia, ma non ha ancora insediato a Sarajevo un ambasciatore...

Ho incontrato il ministro degli Esteri, Andreatta, e credo che presto ci sarà lo scambio di sedi diplomatiche.

Quale potrà essere l'utilità del Tribunale Onu?

Dovrebbe funzionare a pieno ritmo già da tempo. Come al solito la comunità internazionale si muove lentamente. Ci siamo scontrati in questa guerra con crimini che per la loro crudeltà non sono stati superati da nessuno in questo secolo: tremila bambini sono morti a Sarajevo su un totale di diecimila vittime e oltre duecentomila in tutta la Bosnia. I profughi superano il milione e le donne stuprate sono un piccolo esercito. Chi spara sui bambini è un essere a metà tra l'uomo e l'animale. Il Tribunale servirà a fermarli.

 
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