Leggo oggi, per motivi di lavoro, un intervento di Alexander Langer sul Partito Radicale apparso su "il Manifesto" il 7 agosto 1985.
Poiché mi pare incredibilmente profetico, ne trasferisco in conferenza uno stalcio.
"...Può darsi che tra qualche tempo il Pr abbia esaurito la sua spinta propulsiva e possa, di conseguenza, accontentarsi di aver ormai "sfondato" su tanti fronti e disseminato tutto il campo politico di spunti, iniziative, idee, effetti, in una sorta di irradiazione "ellenistica" della propria cultura politica che potrebbe consentire ai radicali di sparire dalla scena in quanto tali. A volte mi pare che Marco Pannella veda un futuro già abbastanza ravvicinato senza un partito radicale a sé stante, autonomo e provocatorio soggetto politico. Ed infatti non è escluso che anche su un nuovo fronte, che presto sarà di attualità generale, i radicali possano tornare a sorprendere. Non è immaginabile che i cambiamenti prossimi venturi nella società e nella politica italiana possano passare attraverso la cruna dell'ago dell'attuale configurazione partitica. Chissà se il Pr non darà per primo il via ad un rimescolamento trasversale, che dovrà coinvolgere e travolgere collocazioni politiche, funazionamenti "interni", fo
rme di aggregazione e di azione, culture politiche e pratiche della democrazia - e la stessa nozione di esistenza di "partiti" quali li conosciamo oggi. Il privilegio di non avere una numerosa e stabile base e di non disporre di un grande apparato, insieme all'inventiva di cui finora ha sempre dato prova, potrebbero predestinare il Pr ad aprire nuove strade sul terreno della grande riforma del sistema dei partiti. Con prevedibile beneficio per tutti coloro che non si rassegnano a stanche riedizioni o aggiustamenti ottici dell'universo politico dejà vu.