L'OCCIDENTE LEGITTIMA IL SOPRUSO DEI VINCITORI E GLI DARA' IL NOME "PACE"- di Gigi Riva, Il Giorno, 18 aprile 1994Tra i tanti paradossi c'è anche quello che, in situazioni come Goradze, ci si soffermi sulla pace dei vincitori e assai poco ci si interroghi sulla pace dei vinti. L'astuzia diplomatica dei serbi convoglia l'attenzione sulla tutela dei loro "diritti", in cambio dei quali concedono "qualcosa" che non ha mai quasi sostanza.
Quale pace dunque per i vinti? Abbiamo delle idee, in proposito, suggerite dall'esperienza. Non solo per vicinanza geografica il destino degli abitanti di Goradze si può paragonare a quello degli abitanti di Srebrenica, l'altra enclave musulmana della Bosnia orientale finita sotto i riflettori del mondo all'incirca un anno fa. L'intercessione dell'ONU fermò i serbi ad un passo dall'ingresso trionfale in città. Sembrò un enorme favore agli assediati sul punto di capitolare. E poi cosa successe? Fu impedito ai convogli di entrare con una certa regolarità a rifornire i civili, furono bloccate dagli assedianti (ché tali sono rimasti) le fonti d'acqua. In pratica si esercitò ogni pressione perché non tornasse un livello di vita regolare. Così gli abitanti per gentile concessione cominciarono un esodo e sono finiti profughi nel mondo. A Srebrenica rimangono, oggi, solo vecchi e ammalati. Una sorta di pulizia etnica lenta e indolore.
Che ci rimangono a fare dei musulmani a Srebrenica se attorno ci sono solo nemici? Che ci rimarranno a fare musulmani a Goradze nelle identiche condizioni? Anche qui la via obbligata sarà l'esilio. Qualcosa di analogo sta succedendo pure a Sarajevo, nella Sarajevo "privilegiata", perché ha la fortuna dei riflettori del mondo. Siglata una tregua che, più o meno, regge, gli abitanti hanno cominciato a interrogarsi sulla loro meschina situazione. Salvo le bombe, per loro non è cambiato nulla. Quando cadevano le granate si chiedevano "come sopravvivere". Adesso si chiedono "perché vivere". Avendo scarse prospettive per il futuro, in molti pensano di andarsene, in qualche posto dove esiste una doccia calda, una saponetta profumata, un telefono.
I grandi discorsi sulla necessità di restare, hanno un limite fisiologico, oltre il quale si diventa eroi. E' una categoria nella quale la stragrande maggioranza della popolazione non vuole essere annoverata, preferirebbe un arrosto, un lavoro, una condizione anche piccolo borghese. Purché ci siano delle certezze. Dietro alla geostrategia mondiale esistono i piccoli drammi che, sommati, fanno l'enorme tragedia.
L'Occidente ha, ormai è chiaro, legittimato i vincitori, non ha concesso ai vinti nemmeno il diritto all'arrosto.