Leggendo i giornali di oggi, vigilia dei "festeggiamenti" della Liberazione, solo tra le righe dell'editoriale di Barbara Spinelli sulla Stampa si legge qualcosa che è vicino ad un'analisi veritiera della situazione. "...Tanta fiducia nel presente che vive l'Europa fa una certa impressione, e neppure è del tutto credibile. Non credo che gli italiani non vedano i mali e i cadaveri che si accumulano fuori di casa appena oltrepassata la frontiera. Non credo che rimangano insensibili di fronte alla guerra di sterminio che i serbi hanno scatenato contro i musulmani di Bosnia e che non sappiano fare la differenza fra un conflitto classico e un genocidio razziale...Non credo neppure che siano fieri dei governi occidentali che hanno lasciato fare agli assassini, e che pur sapendo tutto sul carnaio non l'hanno voluto fermare...". Ci sembrano queste affermazioni del tutto ragionevoli, che cadono in solitudine nella rumorosa sarabanda delle celebrazioni di domani. Quella solitudine che ci riguarda e che più del solito
è ridotta a clandestinità.
Abbiamo proposto ieri di vivere un altro 25 aprile, in un'altra Italia: quella non ripiegata su se stessa e chiusa nella sua incapacità di prevedere e quindi di governare il prevedibile, se non, anche, il previsto. "BOSNIA LIBERA": il grido di liberazione di oggi. Un grido che viene dalla vicina ex Jugoslavia e che riecheggia in molti altri luoghi, che vuol dire liberazione dall'orrore della guerra e dall incapcità a cui è inchiodata la comunità internazionale. In un mondo che non trova nuovi punti di equilibrio, dopo avere perso quelli tragici dello sterminio e del terrore, appare discutibile che gli equilibri si ricerchino nella introversione nazionale e nella celebrazione della ricorrenza della fine di una tragedia che ne preannuncia altre.
Dunque, Bosnia libera, è la bandiera che esporremo alle nostre finistre: non sarà un tricolore italiano.
Lettera a Barbara Spinelli
a La Stampa, con auspicio di pubblicazione
e p.c. alle redazioni degli altri quotidiani
Alessandra Filograno
Paolo Pietrosanti
Segreteria del Partito Radicale
tel. 06/689791
Roma, 24 aprile 1994