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Conferenza Partito radicale
De Perlinghi Alexandre - 24 aprile 1994
Il PDS è stato la componente "democratica" di sinistra del regime partitocratico italiano, che ha avuto articolazioni interne di destra, di centro e di sinistra complementari tra loro e ugualmente corresponsabili dell'attuale situazione italiana. Pochissime erano le forze esterne alla partitocrazia, e queste forze hanno fatto irruzione nella scena politica italiana unicamente attraverso quei referendum che hanno rappresentato le sole riforme autentiche che questo paese possa vantare. Se i nostri nuovi referendum non saranno eliminati ancora una volta da una Corte Costituzionale organica al regime, l'anno prossimo potremo votare per il passaggio a quel sistema anglosassone che permetterebbe il superamento della partitocrazia. In un quarto del nostro paese il partito comunista e i suoi alleati gestiscono il potere da quarantotto anni, ininterrottamente. In Italia abbiamo dieci milioni di sindacalizzati forzati, siano essi lavoratori o pensionati: il datore di lavoro deve trattenere sullo stipendio o sulla pens
ione la quota di iscrizione al sindacato, una tassa su dieci milioni di persone riscossa dallo Stato e trasferita al potere sindacale. Nel nostro paese c'è poi questo sistema della cassa integrazione che continua a finanziare, grazie alla volontà convergente del mondo-PDS e del sindacato, settori decotti della nostra industria al di fuori di qualsiasi concorrenza, come evidenziato dall'ultimo accordo tra FIAT e sindacati che costa all'erario italiano circa 900 miliardi. Per chi si occupa da poco dell'Italia, occorre ricordare che i grandi moralisti della nostra televisione e del suo sindacato USIGRAI sono quelli che hanno diretto l'informazione negli anni più feroci e più consociativi dei servizi segreti, della P2, di Berlinguer che dava i nove milioni di voti comunisti alla DC di Andreotti e Cossiga - come fece la metà esatta dei deputati del Movimento Sociale-Destra Nazionale.Il comunista Pecchioli era il vero controllore dei servizi dell'epoca, mentre aveva stretti rapporti con l'URSS. Tutto quello che di

quel vecchio regime, fondato tecnicamente su una serie di associazioni a delinquere, ha bisogno di impunità, sostiene il nuovo ordine, che dovrebbe essere il secondo tempo della prima Repubblica, retto da chi può garantire agli industriali i non-scioperi e, in cambio di questi, quel finanziamento al profitto delle aziende decotte che è la cassa integrazione. Per questo la sinistra ha l'esigenza di abbattere quella componente liberale, spesso vincente, anche se minoritaria, che noi rappresentiamo.

Per i paesi che meglio conosco devo dire che c'è una monocultura di interpretazione della realtà italiana. Noi abbiamo da decenni alcuni corrispondenti di giornali che hanno dato una lettura dei nostri fatti conforme a quella della sinistra italiana, per cui la partitocrazia era quella "di destra", era la DC, e gli altri erano la democrazia. Di fronte a questo, mi sento un po' come Altiero Spinelli o Ernesto Rossi, i quali, mentre si trovavano in carcere sotto il regime fascista, si dolevano non tanto di come la situazione italiana veniva esposta sui giornali nazionali, perché si aspettavano di leggere quello che leggevano, quanto della impostazione che di questa veniva data sui grandi organi antifascisti internazionali.Io vengo presentato come traditore di una sinistra con la quale dal 1948 non ho mai avuto occasione di essere all'unisono, e li ho sempre trovati nemici tranne in momenti in cui era opportuno riscuotere i profitti degli investimenti che noi, contro di loro, avevamo fatto (divorzio, aborto, ec

c.) Ecco perché ritengo che per il nostro paese sia infinitamente meno pericoloso il "demonio" Berlusconi. Mi trovo esattamente all'opposto di Occhetto, il quale ha dichiarato pubblicamente di preferire Fini a Berlusconi. La realtà è che avevano bisogno di un "demonio" e se lo sono inventato; la notizia che anche Occhetto era iscritto nel registro degli indagati è andata in tredicesima pagina sul Corriere della Sera, mentre RAI 3 ha annunciato, in piena campagna elettorale, l'arresto di "Berlusconi" quando non si trattava di Silvio ma di suo fratello. In realtà, liberandosi di Berlusconi si era pensato di eliminare qualcuno che non poteva essere liquidato come fascista, di destra etc. E' interessante notare come lo stesso accada, seppure con uno stile diverso, anche nei nostri confronti; il fine è il medesimo: devono eliminarci. Noi non dobbiamo esserci perché non ci si può liquidare come gente tradizionalmente fascista, mentre hanno invece bisogno della "destra autoritaria", del mostro da sbattere in prima

pagina. Sono addolorato di dover continuare a ripetere una analisi che magari potrebbe anche essere contestata, ma che invece viene da trent'anni semplicemente liquidata, ignorata. Noi non dobbiamo essere nemmeno criticati (e così è sempre stato) perché il problema non è contrastare le nostre posizioni e le nostre idee, ma semplicemente rimuoverle, facendole scomparire. Lo scontro in Italia non è tra "progressisti" e "moderati", come vogliono far credere, ma tra riformatori e conservatori del regime partitocratico. Sempre, in occasione delle scadenze elettorali, la sinistra si è augurata che la destra prendesse molti voti perché li toglieva al suo effettivo interlocutore, alla sinistra non comunista, non omologata e non omologabile.

La partita si gioca in realtà tra riformatori e conservatori: questi ultimi sono presenti dovunque, ma soprattutto nella sinistra storica, "sociologica", dietro la cui facciata progressista si nascondono interessi di ceti tutt'altro che subalterni; e le riforme non possono essere che riforme in senso liberale, le uniche in grado di assicurare le liberazione dello Stato dai vincoli e dall'occupazione degli apparati di partito.

 
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