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Conferenza Partito radicale
Leccese Annalucia - 26 aprile 1994
BONINO: "NESSUNA FESTA SENZA LA SALVEZZA DELLA BOSNIA"- articolo di Francesco Bei, L'Indipendente, 26 aprile 1994

ROMA. Bandiere al vento in tutti i partiti per il 25 aprile, tricolori innalzati sui pennoni dei ministeri e dei comuni, ma a Via di Torre Argentina, sede del partito radicale dalle finestre spunta uno strano vessillo. No, non è la bandiera italiana, è giallo e porta scritto, come uno striscione, Bosnia libera!

E' il 25 aprile dei radicali, che non si accodano alla "stucchevole retorica" di una festa, vissuta questa volta "come rivalsa politica dei vinti sui vincitori".

"Nessun tricolore, nessuna festa nazionale della Liberazione se non c'è liberazione per la Bosnia", recita lo slogan preparato da Paolo Pietrosanti per l'occasione.

Emma Bonino, segretaria del partito radicale, è indignata per la manifestazione di Milano e l'attenzione che gli hanno dedicato i media: "E' insopportabile questa introversione nel passato. Se non ricordiamo che questo 25 aprile significa Bosnia libera, le celebrazioni rischiano di essere solo retoriche e ipocrite. Ricordare vuol dire promuovere liberazioni, altrimenti ci prepariamo a sfilare tra 50 anni nel ricordo di altri eccidi, senza aver fatto nulla per evitarli". Ci sono due cose che la Bonino trova "sconvolgenti": "La prima è l'identità di liturgia tra fascisti e antifascisti, con queste manifestazioni ecumeniche per riconciliare i morti. E poi mi sembra incredibile che centinaia di migliaia di persone marcino, senza far nessun collegamento con i nazismi di oggi, nessuno si muove per obiettivi concreti, nonostante proprio questa mattina le Tv mostravano le immagini dell'assedio di Gorazde".

Tutto questo, non è che il "risultato ovvio di un Paese introvertito su se stesso, sulla propria solitudine, mentre a trecento chilometri dai nostri confini si consuma un genocidio".

Emma Bonino ricostruisce anche la genesi di una mobilitazione "quale non si era mai vista, da 30 anni a questa parte, per il 25 aprile": "Il tam-tam è partito dal Manifesto, come rivalsa degli antifascisti sui fascisti. E' passato il concetto che il governo che si sta preparando, ha una caratterizzazione di destra para-fascista.

Fortunatamente, nel corso della preparazione, questo messaggio si è parzialmente modificato, grazie anche ad interventi come quello di Vittorio Foa e di pochi altri. Tutto allora si è risolto in un ecumenico grido di "viva la libertà", che mi sembra politicamente inutile. E' un'eccessiva fiducia in un'Europa che sa ricordare senza astio i propri morti: un pò poco".

Mentre a Roma e Milano, le sedi del partito radicale sono presidiate dai militanti con gli striscioni sulla Bosnia, a Torino invece i radicali scendono in piazza. "Siamo scesi in strada - sottolineano alcuni esponenti del Pr - perché bisogna impegnarsi a ricordare tutto ciò che, da Sarajevo a Gorazde, rinnova concretamente l'esempio dei crimini nazifascisti".

 
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