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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Esperanto - 27 aprile 1994
T R A N S L I M E N ! N·3
(Testo integrale)

Mentre in Francia si propongono leggi folli per proteggere la lingua nazionale dall aggressione dello straniero - la legge del Ministro Toubon che vieta e sanziona l'uso di termini stranieri quando esista un termine in lingua francese di pari senso - in Italia, per la prima volta, sono state create le condizioni per cui i bambini delle elementari potranno molto presto scegliere di studiare l'esperanto nelle loro classi.

In realtà, paradossalmente, le intenzioni e gli scopi del Ministro francese sono anche le nostre.

Quello che ci divide profondamente è il metodo e il fatto che per noi uno degli obiettivi prioritari è la realizzazione di una vera comunicazione tra i cittadini del mondo.

Per non arrivare mai alle aberrazioni della legge Toubon, se si crede veramente al diritto alla lingua come diritto fondamentale di ciascuno, se si ritiene che l'esperanto non sia e non possa rimanere una bella utopia dell'800 allora la domanda da porsi è su quali iniziative e con quali metodi sia più proficuo ed efficace affrontare i problemi che questo tipo di battaglia politica ci pone.

Come fare per affrontare in modo adeguato la disinformazione, i pregiudizi, lo scetticismo della gente comune e le molto più coscienti opposizioni delle forze economiche internazionali sulla concreta possibilità che la lingua internazionale sia conosciuta, studiata e usata come mezzo di comunicazione facile, economico e rispettoso delle culture di ciascun popolo?

Come si possono ottenere risultati concreti potendo contare solamente su pochissime energie umane e finanziarie?

La vicenda della Commissione sulla Lingua Internazionale (detta esperanto) istituita il 29 aprile 1993 dal Ministero della Pubblica Istruzione e le conclusioni alle quali è giunta possono essere una risposta ad alcune di queste domande.

Quello che è stato fatto in questi ultimi mesi dimostra come, malgrado l'ostracismo e la censura operata dai mezzi di informazione si possano comunque ottenere dei risultati tangibili ed incoraggianti per il futuro, utilizzando i metodi democratici che i radicali conoscono e adottano da sempre.

Per trovare un precedente sull'esperanto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione bisogna andare indietro di trent anni, alla circolare "Segni" del 1952; e c'è da chiedersi come mai il movimento esperantista non sia riuscito, nell'arco di tutti questi anni, a promuovere nessuna innovazione nel campo delle riforme della politica scolastica in Italia.

LE PREMESSE

La Commissione ministeriale è nata nella prima metà del 1993 sotto la pressione dell'intergruppo parlamentare Federalista sulla lingua e per la riforma della politica linguistica e, in particolare, grazie alle attività del suo coordinatore, il deputato Elio Vito.

Già a partire dalla fine del 1992 sono state presentate alcune interrogazioni - a prima firma Elio Vito - rivolte a vari ministeri e, in particolare, al Ministro della Pubblica Istruzione affinché, sulla base della risoluzione dell'Unesco del 1985, venissero valutate le concrete possibilità di introdurre l'esperanto nelle scuole italiane ed in particolare in quelle elementari.

Nell'interrogazione del 17 settembre 1992 si chiedeva che venisse valutata, tra l'altro, la possibilità di attivare subito una commissione di studio per conoscere e promuovere le potenzialità glottodidattiche e di comunicazione transnazionale offerte dalle lingue pianificate e dalla lingua internazionale esperanto in modo particolare.

Alle richieste contenute in quell'interrogazione il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Giuseppe Matulli diede una risposta non del tutto negativa.

Nella sua relazione Matulli premetteva che i programmi linguistici delle scuole elementari italiane hanno l'obbligo di accogliere le varie raccomandazioni e orientamenti espressi a livello comunitario e sottolineava la necessità di tener conto delle disponibilità degli insegnanti e delle volontà espresse dai genitori in merito alla scelta della lingua da far studiare ai loro figli.

Tuttavia non escludeva la possibilità di un di un approfondimento delle potenzialità glottodidattiche dell'esperanto anche attraverso l'istituzione di un'apposita Commissione di Studio.

La disponibilità espressa dal sottosegretario Matulli si è concretizzata con la firma del Ministro della Pubblica Istruzione Rosa Russo Jervolino sul Decreto Ministeriale di istituzione della Commissione il 29 aprile 1993.

E' importante sottolineare che nelle motivazioni del decreto vi è come priorità quella della valutazione dello studio dell esperanto come mezzo di Orientamento Linguistico propedeutico all'insegnamento delle lingue straniere, ovvero, si richiede un approfondimento di quella specificità dell'esperanto come lingua capace di far acquisire agli alunni delle scuole elementari una maggiore attitudine linguistica in prospettiva di una sempre maggiore integrazione tra i popoli dell'Unione europea.

Il lavoro della Commissione

Ai lavori - presieduta dallo stesso sottosegretario - prendono parte 14 persone tra docenti universitari, ispettori tecnici ed esperti tra cui due insegnanti elementari (Liliana Merlini e Rosella Roselli) che da tempo hanno avviato una sperimentazione di studio dell'esperanto nelle loro classi, il Segretario dell'Era, l'Esperanto Radikala Asocio, Giorgio Pagano e Umberto Broccatelli, Presidente del comitato scientifico dell'Era.

A conclusione del lavoro della Commissione è stato stilato un documento finale approvato il 22 dicembre 1993 nel quale, tra le proposte operative più rilevanti, vi è quella del varo in tempi brevi di un decreto ministeriale per aggiungere, da subito, la lingua internazionale alle lingue straniere attualmente insegnate nella scuola elementare.

Il documento approvato dalla Commissione parte dalla considerazione dei danni causati dal predominio di una sola lingua, in particolare quella inglese, sulle altre lingue e culture europee.

Si ricordano poi gli innumerevoli riconoscimenti ufficiali ottenuti in mezzo secolo di storia da organismi quali la Società delle Nazioni nel 1920 e nel 1922, dall'Unesco nel 1954 a Montevideo, a Sofia due anni dopo, fino a Parigi nel 1993, ha approvato una serie di risoluzioni che sottolineano il valore dell esperanto nel favorire l avvicinamento dei popoli.

Ma il riconoscimento più importante è dato dal numero delle persone che oggi comunicano tra di loro grazie all'esperanto (circa 15 milioni) e dal numero di riviste e giornali che pubblicano regolarmente testi letterari e poetici. Vengono anche stampati ogni anno in esperanto romanzi, saggi e trattati di politica, medicina, filosofia tanto che, con il riconoscimento da parte del prestigioso PEN Club International, l'esperanto è entrato anche ufficialmente nella storia come lingua letteraria.

Di particolare interesse è il capitolo che approfondisce la tesi della lingua internazionale come lingua di Orientamento Linguistico nel quale vengono esposti alcuni degli esperimenti pedagogico-didattici effettuati in molti paesi europei sin dal 1918.

Attraverso questi esperimenti è stato dimostrato con metodi scientifici che, attraverso l insegnamento dell'esperanto nella scuola elementare, si facilita lo studente nel successivo apprendimento delle lingue straniere.

L'esperimento più significativo è senz altro quello compiuto dall'Istituto di Pedagogia Cibernetica di Paderborn, sotto la guida del prof. Helmar Frank.

L'esperimento, avviato nella seconda metà degli anni '70 e concluso all'inizio del 1980, coinvolse bambini dagli 8 ai 10.

I risultati positivi ottenuti da questo esperimento furono molteplici. Si rilevò infatti che lo studio dell'esperanto:

- accresce l'interesse dei bambini per le diverse lingue e culture europee;

- è apprendibile in molte meno ore rispetto al tempo di studio richiesto per l'apprendimento di altre lingue;

- è d aiuto nell'insegnamento anche della lingua materna, della geografia e della matematica;

- crea molto presto la possibilità di una comunicazione interetnica adatta ai bambini, senza limitarne l'orizzonte al territorio di una determinata lingua privilegiata. In tal modo apre la via a una migliore comprensione tra persone appartenenti a diversi popoli, senza discriminazione linguistica.

Le conclusioni

Queste infine le conclusioni alle quali è giunta la Commissione.

a) educa alla costruzione della pace, introducendo la concezione di appartenenza all'unica famiglia umana e ad un "ambiente mondiale", anziché geo-nazionalmente determinato e circoscritto. In un tempo di nazionalismi risorgenti, talvolta in forma esasperata, diffondere un veicolo di comprensione internazionale che fa della uguale dignità dei popoli e delle loro espressioni linguistiche uno dei suoi punti di forza, significa far superare la visione nazionalmente angusta che al concetto di nazione resta legata anche quando si apre alle lingue di altre nazioni;

b) contribuisce, di fatto, alla salvaguardia della diversità linguistica e culturale europea e mondiale;

c) consente relazioni transnazionali, culturali e commerciali, in una lingua comune, senza discriminazioni, pienamente apprendibile nell'arco degli anni di studio della sola scuola dell'obbligo;

d) facilita, insegnata come Orientamento Linguistico, lo studio e l'apprendimento delle lingue nazionali straniere ;

e) evita il predominio di una o due lingue "maggiori" nell'insegnamento delle possibili lingue straniere;

f) arricchisce la riflessione metalinguistica anche sulla lingua materna;

g) consente notevoli economie di denaro e di tempo, sia nella preparazione degli insegnanti che nel lavoro dei discenti, con vantaggio anche per altre materie di studio come l'apprendimento di lingue straniere etniche (sarebbe d'altro canto auspicabile uno studio comparativo che approfondisse i costi in denaro e tempo necessari rispettivamente per l attuazione dell insegnamento / apprendimento di una lingua straniera etnica e della lingua internazionale).

Alla luce di queste conclusioni la proposta che viene avanzata nel documento, come abbiamo ricordato, è il varo di un decreto ministeriale che introduca da subito l'esperanto tra le quattro lingue insegnate nelle scuole elementari.

Gli sviluppi

Dall'approvazione del documento finale, l'impegno del Partito Radicale e dell'"Esperanto" Radikala Asocio è stato quello di dare forza alle indicazioni scaturite dal lavoro della Commissione facendo pressione sul Ministro della Pubblica Istruzione Jervolino affinché desse un seguito alle tesi sostenute dalla Commissione stessa ed emettesse subito il decreto ministeriale.

Il 22 febbraio è stata organizzata una manifestazione davanti al Ministero della Pubblica Istruzione nel corso della quale una delegazione del PR è stata ricevuta da Matulli il quale ha confermato la validità dei presupposti perché quel decreto, richiesto dal Partito Radicale e auspicato nella Relazione della Commissione, possa essere emanato.

Il Ministero si è impegnato a diffondere il documento della Commissione in tutte le scuole, a sperimentare l'esperanto nelle elementari, a proporre anche ad altri paesi europei simili sperimentazioni con un incontro finale tra i ragazzi partecipanti e, infine, a sperimentare, anche in una sola scuola delle medie inferiori, l'esperanto come seconda lingua straniera.

 
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