Da il Manifesto del 23/4/94di E. Castellani
Con un largo margine di voti - 285 a favore e 141 contrari- la Camera dei deputati ha approvato giovedì sera il famoso progetto di legge anti-crimine. E' il cavallo di battaglia con cui l'amministrazione Clinton ha deciso lo scorso dicembre di recuperare gli umori di un'opinione pubblica preoccupata dall'invivibilità delle strade americane.
Un progetto di legge che richiede un forte inasprimento delle pene per tutti i crimini - senza distinzione fra i ladri di polli e gli assassini; applicazione della regola "tre sgarri legali e vai all'ergastolo"- uno slogan efficace che ha affascinato anche i liberal storici come il governatore di New York, Mario Cuomo; costruzione di nuove prigioni; aumento dei poliziotti nelle strade; applicazione della pena di morte a 64 tipi di reati federali- contro i 4 previsti finora; e, ma solo alla fine e con un budget irrisorio, un programma per la prevenzione del crimine e dell'uso della droga fra i giovani.
Il progetto approvato ieri dai deputati non sarà la stesura definitiva della legge anti-crimine che Clinton vorrebbe fare entrare in vigore prima delle elezioni del nuovo Congresso sulla questione del crimine. "Il popolo americano richiede a gran voce l'inasprimento delle pene criminali", ha detto ieri il responsabile della commissione giustizia della Camera, il democraticio Charles Schumer.
Alla Camera dei deputatit la maggioranza democratica è composta da liberal che - anche se contrari alla politica di ferro auspicata da Clinton - non sono disposti a mettere in discussione la propria rielezione a novembre contestando apertamente la stretta anticrimine diventata tanto popolare tra gli elettori. Così le realpolitik ha spinto i deputati liberal a trovare una via di uscita onorevole al dilemma, legando l'applicazione della giustizia federale al pieno risopetto del "Racial Justice Act". Significa che tutti i tribunali federali dovranno tenere conto delle statistiche delle pene giudiziarie emesse dai tribunali dei vari stati americani prima di emettere una sentenza. Una misura importante soprattutto per quanto riguarda la pena di morte. La maggioranza dei deputati, anche quelli che si sono mostrati convinti della necessità di ampliare la pena di morte, si sono sentiti a disagio per l'aperto carattere discriminatorio e razziale con cui le sentenze capitali vengono spesso decretate. Su 230 esecuzioni
per omicidio, portate a termine nei vari stati americani dal 1976 a oggi, figura un solo bianco "giustiziato" perchè giudicato colpevole dell'uccisione di un nero.
La misura adottata ieri alla Camera dei deputati non sembra affatto un modesto passo. Se venisse approvata dal Senato, infatti, la provvigione della "giustizia razziale" permetterebbe ai difensori dei condannati a morte di fare ricorso contro le sentenze -statali e federali- mostrando una continuità di discriminazione razziale insostenibile nell'emissione delle passate sentenze capitali.
Gli avvocati difensori di un accusato nero potrebbero facilmente dimostrare che nelle corti dello Stato in questione - e il Texas è un esempio tristemente famoso- vi è un numero sproporzionato di "criminali accertati" e sentenziati alla pena di morte appartenenti a gruppi di minoranze etniche, soprattutto afro-americani.
Con altrettanta facilità, la difesa potrebbe anche dimostrare che uno stato ha condannato pochi, se non addiruttura nessun bianco per avere ucciso neri; anche se nelle statistiche dei morti ammazzati per strada i neri sono la stragrande maggioranza. I fanatici sostenitori della pena di morte, con a capo il deputato repubblicano della Florida Bill McCullom, si sono opposti all'emendamento, promettendo una "decisa campagna d'opinione" perchè se anche il Senato lo dovesse votare, esso "favorirà l'abolizione della pena di morte negli USA". E proprio a questo sembrano puntare i deputati liberal che ieri hanno votato a favore del progetto di legge anti-crimine.