Mi aspettavo la scatenarsi dei 'saggi del giorno dopo' sulle tragedie accadute ad Imola durante questo fine settimana. Il popolo dell"'io l'avevo detto" è sempre numerosissimo, ed ha moltissime occasioni per esprimersi.
Quel che mi ha stupito sono stati gli interventi di Palo e l'interpellanza di alcuni deputati riformatori.
Che la Formula 1 sia un business e non uno sport non lo si è capito ieri. All'interno di questo business ci sono uomini, i piloti, che affrontano la sfida con la morte per passione e non per fame. Il pubblico, televisivo e non, si appassiona a questa sfida, al superamento del limite, al rischio. Ognuno partecipa al grande gioco consapevolo del proprio ruolo, di ciò che rischia e di quali appetiti soddisfa.
Ma allora, dov'è lo scandalo?
Tutto ruota intorno alla secolare sfida impossibile, vive ed ha senso solo per questo, tanto è vero che i Gran Premi 'virtuali' non hanno successo nemmeno con le macchinette al bar.
Ma poi, scusate, tra le libertà dell'individuo non c'è anche quella di scegliere come vivere e come -eventualmente- morire?
Poco o nulla c'entra il Colosseo: al Colosseo ci venivano mandati, o "sceglievano" di andarci perché non avevano altre alternative.
Si può -e si deve!- essere antiproibizionisti anche non solo sulla questione droga.