(Il Giornale, venerdì 13 maggio 1994)Lo scrittore americano Alvin Toffler spara a zero sulle Nazioni Unite e la politica estera Usa.
Alvin Toffler è consulente, da anni, di tutte le amministrazioni Usa e di molti altri governi nel mondo. In questi giorni è a Venezia per una conferenza dell'Unesco, e presenta il suo libro »War and antiwar (pubblicato in Italia da Mondadori). Il Giornale l'ha intervistato.
- Lei è molto critico nel confronti dell'Onu. Perché?
»L'Onu è un club, un'associazione di Stati. Una burocrazia gigantesca senza radici nella gente. La politica e la società però sono cambiate. Gli Stati non sono piú gli unici protagonisti .
»Ci sono per esempio le aziende. E non solo le multinazionali. Anche altre aziende che, operando globalmente, hanno una enorme influenza. Ci sono le religioni. Il Vaticano, l'Islam sono attori fondamentali. Ci sono i sindacati del crimine, i network di narcotrafficanti col loro grande peso. E c'è, soprattutto, una società civile nuova e in crescita, composta di gruppi, individui e interessi molteplici che dialogano, via computer in tutto il mondo .
- L'Onu è obsoleta?
»Sì. Il Palazzo di Vetro raccoglie deleghe di forze in via di diminuzione. E' ora di cambiarne radicalmente la struttura .
- ln questo scenario quale sarà il ruolo strategico degli Stati Uniti, unica superpotenza (rinunciataria) rimasta al mondo?
»Il fatto saliente è che gli Usa, oggi, sono guidati da un'amministrazione visceralmente ostile all'apparato militare. Un'amministrazione che non capisce l'uso non-militare dell'esercito. Per la quale i problemi di politica estera semplicemente dovrebbero non esistere. Un'amministrazione che ha mostrato una inettitudine tattica e un'incompetenza strategica senza precedenti. Non dovremmo esaminare il ruolo degli Usa nel mondo nei soli termini della Casa Bianca di Clinton. Si tratta di una parentesi non significativa .
- Giudizio durissimo...
»Sí. Non parlo - intendiamoci - di politica interna, sulla quale si può o meno essere d'accordo. Ma la politica estera dell'amministrazione Clinton è un disastro .
- Con quali conseguenze?
»Per dirne una, il Pentagono, che si suppone sia l'esercito piú forte e temibile del mondo, è in uno stato confusionale per via della scarsa motivazione del comandante in capo. La Difesa risponde poi al Congresso, i cui 535 membri fanno di tutto per tenere i missili nel proprio distretto elettorale e per eliminare le basi nei distretti altrui. Nessuno però è mosso da motivazioni strategiche. Per cui l'enorme pressione a ridurre il budget non ha nessi col ruolo americano sulla scena internazionale .
- Se gli Usa non vogliono piú fare il »poliziotto del mondo , ci si può fidare dei caschi blu dell'Onu?
»Non penso proprio che l'Onu, nella struttura attuale, sia capace di fare un granché, come dimostra il fallimento in Somalia. Ciò di cui il mondo ha bisogno è una sorta di polizia locale. Organizzazioni multilaterali a livello regionale che possano scegliere di intervenire nelle aree calde. I Paesi africani, per esempio, potrebbero tutti insieme fermare i massacri in Ruanda. E non servirebbero nemmeno tanti mezzi finanziari. Ma l'idea di un comando centrale coordinante gli interventi militari è piú che sorpassata .
- Lei che propone?
»Ci sono molte aziende nel mondo che producono armamenti. Ma non ci sono società specificatamente pagate per fare o per mantenere la pace. Penso ad aziende private o semiprivate a cui sia dato in gestione un territorio, finanziate da Paesi della stessa regione da gruppi multilaterali di Stati o dalle Nazioni Unite .
- Torniamo alla crisi americana?
»Washington rischia di ignorare situazioni veramente pericolose. Clinton lo sta dimostrando con la Russia .
- Dov'è il pericolo?
»Una delle questioni aperte è il trasferimento di testate nucleari dall'Ucraina alla Russia. Quando Bush firmò il Trattato - poi confermato da Clinton - l'idea era che le bombe fossero portate da un Paese instabile a uno stabile. Ma la Russia non è affatto stabile. E in futuro potremo vedere consegnate altre atomiche al Cremlino del dopo-Eltsin, alla Russia di Zhirinovsky o addirittura a chi verra dopo di lui .
- Si stava meglio quando si stava peggio, con la Guerra Fredda?
»Certamente era tutto piú facile. Andiamo verso un periodo di grande instabilità e turbolenza globale. La pace sarà infranta spesso . -Luca Ciarrocca-