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Partito Radicale Paolo - 16 maggio 1994
ELEZIONI EUROPEE: MEGLIO LIMITARE I POTERI DELL'UE

In Italia più che altrove le elezioni europee rischiano di continuare ad essere un test elettorale italiano, esclusivamente italiano. In Italia ben più che altrove, e probabilmente più che mai.

Ma queste elezioni sono le elezioni europee più importanti tra le quattro che - con la prossima - saranno state convocate. Di certo le più pericolose. Perchè con queste elezioni europee si giocano almeno due partite di importanza centrale.

L'Unione europea va avanti e andrà avanti - se non accade nulla - in una condizione che oggettivamente diminuisce il livello di democrazia della vita dei cittadini.

Per ogni potere, prerogativa, potestà, competenza che dalle istituzioni nazionali degli stati membri si trasferisce alle istituzioni dell'Unione, si abbassa il livello di democrazia e di controllo dei cittadini. Infatti, prendiamo gli affari dell'agricoltura: oggi gran parte delle decisioni relative alle politiche agricole vengono prese a Bruxelles, dai governi dei paesi dell'Unione, dalle burocrazie, senza che il simulacro di Parlamento che è il Parlamento Europeo possa dire nulla di sostanziale e istituzionalmente, giuridicamente vincolante. Dunque, stante l'attuale sistema istituzionale dell'UE, più decisioni vengono prese in sede di Unione, meno potere hanno i cittadini, meno potere hanno le istituzioni degli stati membri, che almeno rispondono a costituzioni democratiche.

Questo significa deperimento del valore e dell'importanza del diritto, del sistema del diritto, delle sue forme, delle autorità e potestà abilitate a redigerlo in norme e a applicarlo e a farlo applicare.

D'altra parte, non sembra che altro possa costituirsi in punto di equilibrio per il mondo di oggi se non il diritto. La fine dell'equilibrio del terrore ha portato con sé la fine dell'equilibrio, che il mondo rischia di dover ricercare a costi gravissimi, forse mai così alti. Se non è impensabile che la fine del più gigantesco sistema autoritario di potere porti con sé la fine della democrazia e delle democrazie, è comunque molto concreto il pericolo che la progressiva diminuzione della vigenza effettiva delle regole di fondo del sistema istituzionale democratico, con il progressivo aumentare delle prerogative di istituzioni europee non federali e aliene dagli schemi della democrazia classica, porti con sé la diminuzione effettiva del livello di democrazia per i cittadini dell'Unione europea.

In Italia, nonostante tutto, ho una tripartizione dei poteri, ho una magistratura, una magistratura amministrativa, un governo controllato dal parlamento, e un parlamento che nonostante tutto voto, e che approva leggi, durante dibattiti che posso tra l'altro seguire ascoltando Radio Radicale. Sulle decisioni della Commissione o del Consiglio europei non posso intervenire. Quanti più poteri avranno questi organi, tanto meno potere avrò io.

Se l'UE rimane quel che è preferisco essere retto dal sistema istituzionale del paese di cui risulto essere cittadino, e non da un direttorio magari illuminato, forse, ma su cui si può oggi intervenire solo con il lobbying, e non nell'ambito di regole democratiche.

La costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo, e prevede un sistema formalmente funzionale a rendere concreto questo principio. I parlamentari che voto in Italia hanno almeno il potere legislativo e ispettivo. I parlamentari europei, i miei rappresentanti lì hanno poteri che non mi garantiscono affatto nei confronti dei poteri di governi e di burocrazie, che non a caso sono i veri nemici di una europa attiva sul piano, per esempio, dell'ex-Yugoslavia.

 
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