Più di una volta questo giornale ha parlato dell'attività del partito radicale transnazionale e della partecipazione in esso di rappresentanti della Lituania. E' opportuno, ora, rimandare il lettore all'articolo intitolato "Nessuno tocchi Caino" del 29 dicembre 1993, in cui si parlava del Congresso di Bruxelles che ha gettato le fondamenta di una campagna su vasta scala di cittadini e parlamentari impegnati per l'abolizione della pena di morte entro il 2000. Il 2 aprile, invece, nella sede romana del Partito radicale, si è discussa la fase di attuazione della risoluzione approvata a Bruxelles. Alla discussione hanno preso parte, oltre agli ospiti italiani, membri di 15 paesi di Europa, America, Asia e Africa, tra i quali figuravano anche l'Azerbajdzhan, la Georgia, la Lituania, la Moldavia, la Russia e l'Ukraina. Per la domenica di Pasqua, invece, è stata organizzata una marcia internazionale "Marcia di Pasqua" avente come obiettivo la moratoria delle sentenze capitali e l'istituzione di un tribunale inter
nazionale per i crimini contro l'umanità.
Qual è il nocciolo della questione e perché il partito radicale si batte per la sua soluzione? Il problema è attuale anche in Lituania?
L'attività del partito radicale si focalizza su problemi che riguardano i diritti umani. Il suo slogan è "per il diritto alla vita, per la vita del diritto". Individuo e diritto sono visti come inscindibili. L'individuo è soggetto ed oggetto del diritto e lo stato di diritto è chiamato a salvaguardare questa unità. Lo stato, il diritto e la legge sono frutto della civilizzazione, per meglio dire, essi sono alla base della civilizzazione stessa. La società li determina per regolare la vita dell'uomo secondo "il diritto e la legge". I più grandi cambiamenti nella storia dell'umanità sono stati contrassegnati da documenti sui diritti umani, basti ricordare la Dichiarazione sui diritti umani e civili della grande Rivoluzione francese o la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'ONU, redatta alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra dei popoli, è iniziata un'era pacifica di lotta per i diritti umani, che, purtroppo, si va aggravando a causa di sanguinosi conflitti locali. Non solo le co
ndizioni di vita sono divenute più difficili, ma la vita umana in sé viene privata sovente del suo valore. Gli Stati dispongono dei cittadini e della loro vita non solo in condizioni di guerra ma anche in situazione di pace, prevedendo nella loro politica interna la pena di morte.
Che diritto ha lo Stato di togliere la vita ai suoi cittadini? La questione verte non tanto sul problema della vita umana, quanto sul fatto che lo Stato eserciti questo diritto "per legge".
La risposta del partito radicale a questo problema è inequivocabile: lo Stato non ha il diritto di disporre della vita dei suoi cittadini, anche se "per legge" è previsto. Non dando la vita all'uomo lo Stato non ha neanche il diritto di togliergliela. La vita umana è un valore assoluto che appartiene al diritto naturale. Lo Stato deve salvaguardare la vita dei suoi cittadini dagli attentati criminali, non certo attraverso l'uccisione dei criminali. Lo Stato democratico di diritto deve possedere leggi umanistiche, che stiano aldisopra della "legge della vendetta", della crudeltà, del culto della violenza o della repressione. Questo, però, è molto difficile da capire e da attuare, soprattutto là dove diffusa e feroce è la criminalità, per combattere la quale la società esige forti ed estreme misure. Negli ultimi tempi si sente anche non poco parlare di combattere la criminalità anche con una "giustizia sommaria".
La questione giuridica e morale viene altresì ad essere aggravata dall'aspetto psicologico ed emotivo. La pubblica opinione schiaccia il diritto. Come deve comportarsi la legislazione e la giustizia?
Per la discussione su questo tema ci si può ricondurre alla religione ed etica buddista che considera qualsiasi forma vivente santa ed inviolabile, come anche alla filosofia e alla politica di Gandhi che rifiuta ogni forma di violenza o ad esempio si potrebbe anche portare Lev Tolstoj.
A Roma, durante la discussione è intervenuto lo storico e politologo francese Francois Fejto, il quale portando argomentazioni di tipo storico, logico e statistico ha confutato l'idea diffusa che la pena di morte sia un deterrente per crimini esecrabili, punibili solo con la pena capitale, e che sia un mezzo preventivo di lotta alla criminalità.
Le rappresentanti degli Stati Uniti e delle Filippine hanno inoltre asserito che nei loro Paesi la pena di morte viene utilizzata usando criteri di discriminazione razziale e di classe sociale. Per questo motivo, ai criminali abbienti spesso capita di sfuggire alla condanna.
Il nodo principale della discussione si è toccato quando si è parlato della necessità di pervenire ad una moratoria delle esecuzioni capitali in quei paesi dove ancora vengono eseguite, e della necessità che le costituzioni e i codici penali dei paesi di tutto il mondo eliminino la pena di morte come misura punitiva. La legge dello Stato deve riconoscere a ciascun uomo il diritto naturale alla vita. Al diritto internazionale spetta la priorità sulle legislazioni nazionali per ciò che concerne i diritti umani. E' su questo cammino che il mondo civile deve accostarsi al XXI secolo.
Purtroppo, la Lituania sembra essere lontana da questo percorso. La situazione è sin troppo nota. Le sue ambizioni europeiste si sono rivelate inversamente proporzionali alle sue reali possibilità. La Lituania è protesa verso l'Europa non tanto per meriti nel campo del diritto, della cultura, dell'economia quanto per il suo "potenziale bellico". Durante la seduta dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, a Strasburgo, al Presidente Algibras Brasauskas è stato posto il problema della pena di morte in Lituania. Infatti dai documenti del Parlamento europeo la Lituania risulta come paese non abolizionista, mentre nella gran parte dei paesi europei la pena di morte non esiste già più, primi tra tutti i paesi di religione protestante. Martin Lutero, come si sa, aveva realizzato la riforma della Chiesa nel Rinascimento e nell'Umanesimo ed ora, il protestantesimo, probabilmente meglio di tutti, si inscrive nella cultura e civiltà moderne. La Scandinavia ne è il miglior esempio.
A Roma il sabato della Settimana Santa si è affrontato il problema della pena di morte in termini teorici, la domenica di Pasqua invece si è avuta netta e tangibile la percezione di quanto questo problema sia concreto. Numerosi ospiti stranieri, insieme ai partecipanti italiani a questa Marcia di Pasqua, sono partiti dal Campidoglio (residenza del sindaco e del Comune di Roma), passando dal Quirinale fino ad arrivare in Piazza San Pietro. La Marcia era colorata di bandiere e volti di diverse razze e nazionalità. Su di essi ondeggiavano palloncini variopinti che portavano la scritta: "Non c'è pace senza giustizia". Il Quirinale, antica residenza estiva dei papi, poi di re ora del presidente della Repubblica italiana, ci ha salutato con un colpo di salva. Il Presidente della Repubblica ha accolto una delegazione di ospiti stranieri che gli sono stati presentati personalmente dal segretario del Partito radicale, Emma Bonino. Il Presidente nel suo discorso ha parlato di democrazia e di dialogo, di cultura della
politica e di valori umani. Salutando i partecipanti alla Marcia ha detto a proposito della pena di morte: "La giustizia vuole che i crimini contro l'umanità vengano puniti ma non aggiungendo a questi il sangue di un altro uomo, condannandolo a morte... La pace suppone che il diritto alla vita sia sacro e fondamentale".
Il messaggio "Urbi et Orbi" di Giovanni Paolo II dal balcone della Basilica di S.Pietro è stato accompagnato da una pioggia che verso la fine si è fatta sempre più fitta. La gente è corsa a cercare un riparo che non trovava sotto il cielo santo...
In concomitanza con l'Anno della Famiglia, stabilito dall'ONU, il Capo della Chiesa cattolica si è soffermato su questo tema: ha richiamato ciascuno Stato a farsi garante della famiglia in quanto valore fondamentale dell'umanità ed oggi esposta a pericolose minacce. Con grande preoccupazione ha anche parlato della guerra in Jugoslavia, nel Caucaso, in Africa e in Asia.
Ha parlato del pericolo dei nazionalismi, dei conflitti etnici e di classe, degli estremismi. Con grande forza è risuonato il suo saluto ai partecipanti alla Marcia di Pasqua, convenuti per manifestare per l'abolizione della pena di morte, contro la violenza, la crudeltà e la violazione dei diritti umani. Il Papa ha inoltre sostenuto l'idea di un tribunale internazionale per i crimini contro l'umanità; ha poi rivolto il suo augurio pasquale ai popoli della terra in 57 lingue, tra le quali vi erano tutte quelle slave ed anche il lituano.
La marcia di Pasqua è stata organizzata dal Partito Radicale: dal suo Presidente Marco Pannella, dal suo segretario Emma Bonino, dal coordinatore della campagna per l'abolizione della pena di morte Sergio D'Elia. I suoi patrocinatori sono stati il Sindaco di Roma e quello di Sarajevo. Quest'ultimo, come è noto, è sindaco di una città-simbolo, che vive insieme ad altre città della Bosnia Erzegovina la tragedia della guerra jugoslava, ed inoltre è noto che da poco il Consiglio di Sicurezza dell'ONU (su pressione di Emma Bonino) ha istituito il Tribunale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia.
A questa festosa marcia hanno preso parte oltre alla gente comune personalità di diversi Paesi tra i quali sindaci di 87 città, parlamentari, scienziati, religiosi, giornalisti e personalità della cultura e dell'arte.
La Roma pasquale non poteva essere scelta migliore per innestare questa iniziativa del partito radicale: la resurrezione di Cristo è il simbolo della vittoria della vita sulla morte, a Roma c'è il Vaticano con il rappresentante di Cristo sulla terra, Roma è la patria del diritto romano. Lo "jus privatum" ancor oggi ha un suo valore insostituibile in quanto salvaguarda i diritti individuali, ha una una sua autonomia in termini di economia e di diritto. Dunque, dalla eterna e santa città di Roma il Partito radicale porta avanti questa nobile campagna "Hands off Cain" che diffonde pubblicando in italiano, russo, francese ed inglese un giornale dal titolo "Nessuno tocchi Caino".
Ai rappresentanti romani del partito radicale rivolgo i miei migliori saluti e la mia stima, ringraziandoli per l'ospitalità e per lo squisito appuntamento romano.
J.Minkjavicus
Roma-Vilnjus, aprile 1994