di Antonio Stango
Fra pochi mesi, l'Unione Europea potrebbe confinare con la Russia: sembra vicina, infatti, l'adesione della Finlandia, cosi' come del resto quelle dell'Austria, della Norvegia e della Svezia. Altri Stati potrebbero presto seguire, specialmente fra quelli dell'Europa centro-orientale usciti solo negli ultimi anni dal grigio ciclo del realsocialismo.
Molto e' cambiato dalle elezioni per il Parlamento Europeo del Giugno 1989, quando ancora esistevano la "cortina di ferro" ed il Muro, straziante, di Berlino; molto da quando le false "federazioni" denominate Unione Sovietica ed Jugoslavia hanno perduto anche l'apparente coesione, non essendo piu' in grado di coprire con la repressione tensioni etniche e nazionali mai risolte. Troppo compresse per oltre quarant'anni, le situazioni di crisi sono esplose nel Caucaso, nella Moldavia, nella ex Jugoslavia; e in altre aree del vecchio continente appaiono come in bilico fra la ricerca del dialogo e la strada cieca della violenza.
Altri confini dell'Europa sono insicuri. Al di la' del Mediterraneo, verso il Sud e l'Oriente, il fanatismo che vuole armare la religione, e rendere lo Stato e i suoi poteri conformi ad un'immagine teologica, tende ad uccidere insieme a moltitudini di persone tanto lo Stato quanto la religiosita', e a scatenare guerre nuove e piu' estese. L'Africa centrale attraversa una fase in cui i conflitti tornano ad essere stragi. Fuggono masse: interi popoli di profughi cercano scampo in altre terre. L'Europa non puo' illudersi di non risentirne.
In modo solo apparentemente meno drammatico, l'avanzare dal Nord ed ancora dall'Est della catastrofe ambientale mette in pericolo la stessa vita delle prossime generazioni. Se le acque fredde del Baltico ospitano una quantita' imprecisata di scorie nucleari abbandonate, quelle del Dniepr, uno dei maggiori fiumi europei, portano attraverso l'Ucraina fino al Mar Nero la radioattivita' depositatasi otto anni fa, dopo l'incidente di Cernobyl.
Esiste anche una "frontiera" interna. E' forse la piu' importante, ed e' la prima che l'Unione Europea deve rafforzare: quella dell'attenzione, della spinta morale, della coscienza di se' e della determinazione a svolgere il proprio ruolo su una scena globale da cui non puo' ritenersi isolata.
La nuova Europa dovra' utilizzare il suo potere economico e diplomatico, una dissuasiva potenza militare, la sua conoscenza tecnologica ed una forte creativita' politica per impedire sul nascere i conflitti; favorire l'istituzione di organismi internazionali di controllo, di arbitrato, di giudizio anche penale nei confronti dei responsabili di crimini contro l'umanita'; interrompere totalmente le facilitazioni economiche e le forniture di armi e di altri materiali strategici ai regimi totalitari o dittatoriali; intervenire per accelerare la riconversione in settori pacifici della sovraccapacita' produttiva delle industrie degli armamenti nell'ex Unione Sovietica; tentare di spezzare, anche attraverso campagne internazionali di informazione, le spirali di fanatismo e di aggressivita' che si sviluppano intorno ai suoi confini, e con alcuni focolai anche al suo interno; ridurre al minimo i fattori di deterioramento ambientale, a partire dall'adozione di fonti di energie alternative, dalla chiusura delle central
i nucleari a rischio e dall'adozione di procedure sicure per lo smaltimento delle scorie tossiche.
Dovra', inoltre, compiere la scelta - certo non ultima per importanza - di stabilire la sua stessa costituzione: se essere, come e' stata finora, un'organizzazione dotata di minime caratteristiche sovranazionali o divenire, non soltanto di nome, un'autentica Unione federale, pur nel rispetto dell'individualita' delle sue componenti nazionali e delle sue realta' regionali. Senza l'evolversi in Stati Uniti d'Europa, difficilmente potra' fare fronte alle sfide che ha il dovere di vincere.