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Conferenza Partito radicale
Giannini Leonello - 23 maggio 1994
U.I.K. (Ufficio di Informazione del Kurdistan),
Via Ricasoli 16 - 00185 Roma - Tel/Fax (06) 4441152

APPELLO

35.000 DEPORTATI ED OMICIDI A CENTINAIA NEL KURDISTAN

In questi ultimi giorni lo Stato Turco per mano del suo esercito sta compiendo l'ennesimo massacro contro la popolazione civile del Kurdistan. Il numero dei civili uccisi come quello dei villaggi distrutti è in crescente aumento; la deportazione forzata, vera e propria pulizia etnica, è in fase di intensificazione . Il numero dei Kurdi della Turchia che sono stati costretti a rifugiarsi nel Kurdistan iraqeno, a seguito delle operazioni militari nella zona, in particolare nelle aree di Uludere e Sirnak, è arrivata alla cifra di 35.000. I civili versano in condizioni di indigenza assoluta, hanno dunque bisogno di cibo, acqua, tende, etc.. Sono di fronte ad una sola alternativa: o lasciare il paese o sottomettersi all'oppressione che la Turchia esercita contro il loro popolo trasformandosi in questo modo in dei collaborazionisti. Si tratta di abitanti di villaggi e di cittadine che l'esercito turco ha da ultimo distrutto.

Un'altra tragedia si sta compiendo intorno alle città di Diyarbakir, Lice, Kulp, Gene e Bingol, Bitlis. Decine di villaggi sono isolati dal mondo da una ventina di giorni e si ha notizia di centinaia di omicidi e scomparse di donne, anziani e giovanissimi che le orde di Ankara considerano alla stregua di guerriglieri.

(80 villaggi distrutti dal 20 aprile ad oggi, in ogni villaggio una o due persone uccise o scomparse e tacciate dalle autorità turche di terrorismo).

Mentre il governo turco sta facendo di tutto per mettere a tacere la verità sui suoi crimini raddoppia il numero degli effettivi militari impiegati nel Kurdistan, che in questa maniera sono arrivati ad essere circa 400.000. Giorno dopo giorno, crimine dopo crimine, appare sempre più chiaro che la Turchia è intenzionata a portare sino alle estreme conseguenze la sua politica di »terra bruciata nel Kurdistan. E' chiaro dunque che in questo modo la Turchia intende risolvere la questione kurda! Nonostante i ricorrenti appelli del PKK perchè si addivenga ad una soluzione pacifica. Il governo turco continua a rispondere con i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile, violando in questo modo tutte le norme del diritto internazionale dallo stesso sottoscritte. L'appello delle organizzazioni umanitarie che operano sul posto è stato sino ad ora disatteso e non è stata loro consentito alcuno intervento. Solo l'ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha operato alcuni interventi a so

stegno dei fuggitivi. La Turchia sta cercando di bloccare sul nascere questa iniziativa. Facciamo appello al governo italiano ed a tutte le forze politiche italiane, alle associazioni umanitarie e per la pace, a tutte le associazioni democratiche, affinchè si mobilitno nelle forme in cui possono per premere sulla Turchia onde mettere fine a questo vero e proprio genocidio, attuato con la più criminale delle cure. Chiediamo a tutti i parlamentari e giornalisti sensibili all'olocausto del popolo Kurdo di farsi promotori di iniziative concrete (come la presentazione in Parlamento di una mozione di condanna delle violazioni turche delle norme di diritto internazionale da essa sottoscritte), di recarsi nel Kurdistan della Turchia per verificare sul posto l'entità del dramma e denunciare la barbarie in atto.

Si tratta di atti della massima urgenza, necessari peraltro ad evitare che i 35.000 civili deportati non si moltiplichino sino a divenire milioni. -19 maggio 1994-

 
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