I progressisti chiedono l'introduzione dell'eroina di StatoRoma. Li chiamano interventi di »riduzione del danno , ma sarebbe più onesto parlare di »droga di Stato . Ieri un gruppo di parlamentari della sinistra (tra cui Ersilia Salvato, Monica Bettoni e Luigi Manconi) ha presentato quattro proposte di legge per depenalizzare completamente l'uso degli stupefacenti e somministrare ai tossicodipendenti, sotto controllo medico, eroina o morfina. L'iniziativa intende attuare quanto deciso dal referendum abrogativo in materia di droghe, approvato nell'aprile dello scorso anno. Ma la proposta va certamente molto più in là della cosidetta depenalizzazione del consumo individuale delle droghe, peraltro già in atto, almeno per quanto riguarda il regime delle sanzioni penali (ma ora si vogliono togliere anche quelle amministrative).
La politica della limitazione o »riduzione del danno, infatti, lungi dal sottolineare l'illeicità dell'assunzione delle droghe, e quindi il grave male sociale della tossicodipendenza, finisce per amministrare pragmaticamente questo disagio con interventi di puro contenimento dei rischi sanitari connessi all'uso di stupefacenti. Di qui, ad esempio, la distribuzione in carcere di preservativi e siringhe, per evitare il contagio dell'Aids, oppure la creazione di unità da strada, di centri di accoglienza e la diffusione di distributori e scambiatori di siringhe e profilattici.
Al di là delle intenzioni di chi propone provvedimenti di questo genere, francamente bisognerebbe domandare ai suddetti parlamentari fautori della legalizzazione delle droghe se siano mai andati a controllare di persona gli esiti umanamente devastanti della »riduzione del danno , così come è stata attuata ad esempio a Zurigo, dove ogni giorno vengono distribuite 14 mila siringhe, dove lo Stato »regala la droga ai tossicodipendenti, senza la preoccupazione sociale e culturale di salvaguardare vite umane e prevenire l'estendersi del fenomeno. Questa »riduzione del danno assomiglia tanto alla solerte lubrificazione del mercato delle droghe, che per funzionare a pennello non ha bisogno che di questi servizi accessori gentilmente offerti dallo Stato. Uno Stato che coopera all'industria della disperazione e rinuncia a creare speranza.