Mi dispiace dissentire con la posizione del Partito radicale espressa da Filippo nella sua dichiarazione odierna.
Vi è ideologia sì, ma nel voler in tutti modi evitare la parola `obbligatorio'.
Infatti non sono certo i test obbligatori per alcune categorie a creare nuovi ghetti quanto piuttosto l'uso dei risultati.
Questo è avvenuto, avviene e purtroppo avverrà anche per quanto concerne i risultati dei test facoltativi (e non stiamo a sottilizzare sull'uso del termine raccomandazione al posto di obbligatorietà...).
Esistono due diritti da tutelare: il diritto alla salute della collettività e il diritto alla riservatezza dell'individuo.
Convivenza civile significa a mio avviso cercare di raggiungere il giusto equilibrio tra questi diritti, essere quindi capaci di tutelare il diritto collettivo salvaguardando quanto più possibile quello singolo.
Un esempio per tutti: il carcere.
A parte che oggi è quasi impossibile fare i test su richiesta, tutti conoscono o hanno sentito parlare delle condizioni bestiali in cui vivono i detenuti delle grandi carceri metropolitane. Quante persone detenute sanno qualcosa sull'AIDS? Quanti si sono sottoposti al test volontario? Quanti di coloro che si sono sottoposti al test appartengono alle categorie culturalmente più disagiate? Qual'è il grado di segretezza sui risultati delle analisi?
A Rebibbia penale anni fa si sono volontariamente sottoposti al test solo i detenuti `politici' e parte di coloro che all'epoca erano ritenuti appartenere alle cd categorie a rischio (omosessuali, ex tossici). Tutte persone in grado di mantenere una condotta igienica a protezione di se stessi e degli altri. Dunque coloro che non hanno capito il grado di rischio dovuto alla condizione ambientale e all'assenza di misure di prevenzione non capiscono neanche la necessità di sottoporsi a un test. Per quanto concerne i risultati tutti sapevano tutto. E chi ghettizzava il sieropositivo era lo stesso che lo ghettizzava prima di sapere la realtà, lo stesso che insulta il negro, il frocio o l'ebreo di turno.
temo che difendere a tutti i costi la non obbligatorietà del test anche di fronte alle condizioni disastrose che ci circondano sia, questo sì, ideologico.
Ben più importante sarebbe affrontare il tema della deontologia di medici e analisti che si dovrebbe discutere.
Obbligatorio, raccomandato o facoltativo ma segreto, questo è il punto
Il test obbligatorio farà di alcune attività professionali degli agnelli sacrificali solo nella misura in cui non verrà garantita la segretezza degli esiti.
Fermo restando, naturalmente la necessità di un estremo rigore nell'applicazione delle norme di protezione.
Naturalmente sono tutte semplici argomentazioni fatte come iscritto al partito che ha scarsa conoscenza specifica del problema, magari nella speranza di aprire un dibattito pubblico qui in Conferenza Partito radicale.