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Giannini Leonello - 10 giugno 1994
AGENZIE SU "CRIMINI DI GUERRA"

"BOSNA": IL FILM DENUNCIA DI BERNARD HENRY LEVY =

(AGI) - Roma, 10 giu. - E' stato proiettato in anteprima nazionale al cinema Alcazar il film documentario "Bosna" di Bernard Henry Levy. Già presentato a Cannes fuori concorso, il film del filosofo francese denuncia anche attraverso violente testimonianze visive i crimini di guerra nei territori della ex-Jugoslavia e l'impotenza della politica occidentale nella soluzione del conflitto etnico fra sloveni, croati e bosniaci.

Inserita nel contesto di una iniziativa promossa dal Comitato "Non c'è pace senza giustizia" che si batte per l'istituzione di un tribunale permanente, la proiezione del film ha preceduto l'incontro stampa telefonico da Chicago del prof. Bassiouni, presidente della Commissione Onu sui crimini di guerra nella ex-Jugoslavia, ed infine un breve dibattito in sala con un intervento di Emma Bonino. Il prof. Bassiouni ha enumerato innanzitutto alcune cifre: 250mila morti, ventimila stupri, 715 campi di concebntramento, 150 mfosse comuni. Inoltre ha ricordatro come dall'ottobre del 92 il Consiglio di Sicurezza dell'Onu abbia costituito la Commissione che attualmente presiede, investendolo di un ruolo simile a quello di giudice istruttore e come abbia lavorato a tempo ma senza fondi dell'Onu: "la Commissione ha dichiarato - ha dovuto trovare autonomamente le risorse per condurre il lavoro di indagine. Abbiamo indagato su 1600 casi si stupro intervistando 223 vittime. Il lavoro è stato fatto da 11 squadre di 3 donne c

iascuna".

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Dalle parole del prof. Bassiouni si coglie il senso della spregiudicata stragedia politico-militare serba, tendente a creare un mito nazionalista. "I serbi - ha aggiunto - dovevano eliminare ogni elemento estraneo alla propria etnia e a questo scopo la stessa polizia ha armato la feccia della società spingendola alla violenza. Tuttavia occorre dire che il fallimento riguarda ora il sistema politico che ha strumentalizzato quel tipo di propaganda. Del resto, se nell'arco di due anni si sono visti ripetutamente gli stessi atti di violenza e l'esercito non è mai intervenuto, si capisce che c'è una politica di omiissione. Noi abbiamo l'obbligo di intervenire e, anzi, l'importante ora è evitare che le prove vengano inquinate e procedere rapèidamente ai lavori di istruttoria. Martedì prossimo comunque il nostro rapporto verrà reso pubblico e tutti potranno prendere coscienza del carattere sistematico di questa violenza". In conclusione le parole di Emma Bonino: "oltre al livello politico-ideologico e a quello dipl

omatico, noi del Comitato vogliamo più "modestamente" introdurre in questa tormentata vicenda l'elemento giuridico e sollecitare l'applicazione di norme internazionalmente stabilite".(AGI)

(ASCA) - BOSNIA: ONU, 1660 CASI DI STUPRO IN CAMPI DI CONCENTRAMENTO = COMMISSIONE CRIMINI GUERRA INDIVIDUA OLTRE 700 RESPONSABILI

(ASCA) - ROMA, 10 GIU - MILLESEICENTO CASI DI STUPRO ACCERTATI, 4.500 DENUNCIATI, 20.000 LE DONNE PRESUMIBILMENTE VIOLENTATE DALL'INIZIO DEL CONFLITTO CIVILE IN EX-JUGOSLAVIA, DUE ANNI FA. OLTRE 700 RESPONSABILI IDENTIFICATI: TRA LORO COMANDANTI E SOLDATI, RICONOSCIUTI E ACCUSATI DALLE VITTIME ANCHE COME AUTORI DI ALTRE TORTURE. INDIVIDUATI 715 CAMPI DI CONCENTRAMENTO, A RIDOSSO DELLE ZONE DI COMBATTIMENTO, E PIU' DI 150 FOSSE COMUNI, DOVE SONO STATI SEPOLTI DA TRE A 3000 CADAVERI. SONO QUESTI ALCUNI DEI PRIMI DATI RACCOLTI DALLA COMMISSIONE D'INDAGINE DEL TRIBUNALE AD HOC ISTITUITO DALL'ONU PER I CRIMINI DI GUERRA. RACCOLTI IN UN DOSSIER CHE VERRA' PRESENTATO AI PRIMI GIORNI DELLA PROSSIMA SETTIMANA. LI HA ILLUSTRATI IL PROF. CHERIF BASSIOUNI, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ONU, AL TERMINE DELLA PROIEZIONE DEL FILM "BOSNA" DI BERNARD HENRY LEVY, ORGANIZZATA DAL COMITATO "NON C'E' PACE SENZA GIUSTRIZIA" - LA MAPPA UFFICIALE DELLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DA 32 MESI A QUESTA PARTE IN BOSNIA, CROAZIA E ERZEG

OVINA COMINCIA A PRENDERE FORMA: DOPO QUESTA FASE ISTRUTTORIA, POTRANNO PARTIRE I PROCESSI. AL TRIBUNALE ONU PER I CRIMINI DI GUERRA NELL'EX-JUGOSLAVIA MANCA PERO' ANCORA IL PUBBLICO MINISTERO: "MA E' SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO - AFFERMA BASSIOUNI - VISTO CHE LE PROVE, INCONFUTABILI E LEGALI SONO STATE ORMAI RACCOLTE, E LA STRUTTURA GIUDICANTE E' STATA ISTITUITA"

(SEGUE)

BOSNIA: ONU, 1600 CASI DI STUPRO IN CAMPI DI CONCENTRAMENTO (2) =

(ASCA) - ROMA, 10 GIU - "Si tratta della più grande indagine della storia in materia di stupri - aggiunge il presidente Bassiouni - che ha confermato ciò che si sentiva, e che nessuno aveva però ancora provato". Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha istituito nell'ottobre '92 il Tribunale per i crimini di guerra nell'ex-Jugoslavia, mentre la Commissione ha iniziato le sue indagini del 17 novembre '93, con un budget limitatissimo di 1.300.000 dollari, provenienti da contributi volontari di singoli Stati, e non dall'Onu. I morti appurati sono finora 250.000 vittime delle violenze nei campi di concentramento sono state raccolte dalle 11 squadre Onu, formate ognuna da tre donne volontarie - una psicologa, un'interprete, un pubblico ministero - e da altri team investigativi messi a disposizione da Austria, Germania, Svezia e Norvegia, che hanno collaborato con le addette dell'Onu. Molte delle donne percui è stato accertato lo stupro sono state poi testimoni delle violenze esercitate contro altre compagne dei camp

i: da 1.600 reati provati si passa a 4.500 denunciati, "dai quali, apllicando calcoli statistici - aggiunge il presidentre Bassiouni - si può arrivare alla cifra presunta di 20.000 atti di violenza contro le donne".

(SEGUE)

(ASCA) - "Nei campi di concentramento identificati - spiega Bassiouni in collegamnento telefonico da Chicago - si raccoglievano i prigionieri di guerra catturati durante i combattimenti, con l'intento di sopprimerli, o umiliarli, come nel caso delle donne, con l'obiettivo di spingere la popolazione non serba ad abbandonare quelle zone e arrivare alla pulizia etnica. In alcuni campi erano concentrati i vecchi, che venivano privati di cibo e medicine e lasciati morire. Le torture e le uccisioni avvenivano nei nuclei dove erano rastrellati i giovani bosniaci, o croati, che rappresentavano il pericolo maggiore per l'esercito serbo. In altri venivano portate le donne per essere messe a disposizione dei soldati. In altri, infine, venivano raccolte le persone benestanti, soprattutto donne, per la cui liberazione si chiedevano ingenti riscatti alle famiglie".

 
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