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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Alessandra - 14 giugno 1994
Teleconferenza con Bassiouni
a cura del Comitato "Non c'è Pace senza Giustizia" in occasione della proiezione in anteprima nazionale del Film di Bernard Henry Lévy "Bosna" e della pubblicazione del rapporto della Commissione di Esperti che ha indagato sui crimini commessi nel territorio della ex Jugoslavia.

(Venerdì 10 giugno 1994 - Cinema Alcazar - Roma)

- La Commissione di indagine

Nell'ottobre del '92 il Consiglio di Sicurezza come primo passo nello stabilire il tribunale penale internazionale ha creato la Commissione di esperti che consiste in 5 persone di cui Bassiouni è il presidente. La Commissione ha lavorato a tempo pieno da Ginevra per indagare sui reati di guerra e per preparare i processi così come un giudice istruttore prepara le prove. Il problema principale di questa Commissione è stato quello di aver avuto una persona sola a tempo pieno - il suo presidente - oltre la mancata erogazione di fondi da parte delle Nazioni Unite per portare avanti le indagini. Dunque sono facilmente immaginabili le difficoltà con le quali si è iniziato il lavoro.

- Il fondo volontario e i dati delle violenze

"Abbiamo superato queste difficoltà attraverso un fondo volontario degli Stati che ha prodotto la piccola cifra di 1.300mila dollari, ovviamente insufficiente se solo la si raffronta con i dati delle 200/250mila persone uccise, delle circa 50mila p

ersone torturate e delle circa 20mila donne stuprate. In un contesto di violenza che è durato circa 2 anni e mezzo, che ha coperto un territorio molto ampio - essenzialmente Bosnia Erzegovina e Croazia - nel quale secondo le nostre conclusioni - che saranno pubblicate dal Segretario Generale lunedì 13 o martedì 14 - vi sono stati 715 luoghi di detenzione e campi di concentramento, oltre 150 fosse comuni che vanno dalle 5 alle 300 persone. Il contesto di violenza e la ferocità con cui questa è stata perpetrata è incredibile. Sono le cose che uno legge nella storia medievale e che pensa non possano essere vere. Invece lo è stato. "

- La più grande indagine della storia sugli stupri.

La Commissione ha dovuto trovare vari modi e mezzi per fare i suoi lavori. Uno di questi riguarda l'esame fatto su gli stupri, anche perchè questo era molto contestato . Abbiamo indagato su 1600 casi. E' questa la più grande indagine della storia sugli stupri. Nell'ambito di questi 1600 casi abbiamo intervistato - sl campo per due mesi con una squadra diretta da me - 223 vittime. Naturalmente abbiamo sentito storie assolutamente incredibili che ci hanno confernato tutto quello che avevamo sentito nel passato ma che non potevamo documentare. Il lavoro è stato fatto da 11 squadre di 35 donne, quasi tutte volontarie. Ogni squadra consisteva di 3 persone di cui una donna pubblico ministero, una psisologa e una interprete. Hanno lavorato in 5 città diverse per raccolgiere queste prove parlando con le vittime. C'è stato poi l'aiuto di un certo numero di Governi: come l'Austria, la Germania, la Svezia e la Norvegia, che hanno utilizzato loro propri indagatori, Puvbblico Mistero, Ufficiali di polizia ecc, per interv

istare anche loro - secondo moduli da me preparati - un certo numero di vittime.

E' proprio in base a questo che possiamo fare una proiezione scientificamente valida delle violenze accadute.

- Il perchè degli orrori

- I) Una pace senza giustizia non puo' durare.

C'è in questa zona dei Balcani un fermento di violenza che dura già dalla seconda guerra dei Balcani, dal 1912. Una violenza continuata nella seconda guerra mondiale e che in un certo senso si è sostanziata in una violenza psicologica, politica ed economica da parte del regime comunista per 50 anni di seguito. Tutto questo è stato tenuto in una pentola a pressione. Quando la pentola è scoppiata, è scoppiato anche il peggio che l'essere umano può produrre.

E questo dimostra una cosa molto importanmte: non vi può mai essere pace in qualsiasi conflitto se non vi è giustizia e se non vi è verità.

Quando nel 1912 o anche dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale si è data una coperta a queste cose, questa coperta non è valsa per molto. Invece è rimasto bollente quello che c'era nella pentola. E questo ci deve dare una visione per il presente: una pace senza giustizia non potrà durare.

- II) Il progetto della Grande Serbia

La seconda spiegazione è che vi era una strategia politico-militare da parte dei serbi, di creare la Grande Serbia; strategia che è stata strumentalizzata da quei politici che hanno voluto giocare sui sentimenti nazionalisti dei Serbi, sul loro sentimento di essere stati vittimizzati nella storia per spingere ad agire in un modo che in altre circostanze non sarebbe stato accettabile. Questa startegia per riuscire doveva togliere di mezzo qualsiasi elemento che non fosse serbo. Perciò vediamo in un arco a forma di "u" che va vicino al fiume Drijna e al fiume Csava per legare le comunità serbe in Bosnia Erzegovina e in Croazia con la Serbia stessa. Ed è nelle zone dove la popolazione era la più pacifica, la più mista che la violenza è stata più terribile. Si usavano i mezzi più estremi non solo per far partire la gente da quei luoghi, ma anche per assicurarsi che questi non sarebbero più tornati. E' tenendo presente questo che si spiega perchè queste forme di stupro siano state così violente, così pubbliche e

fatte in modo tale da umiliare così tanto le donne: assicurarsi che la famiglia musulmana colpita si sarebbe sgretolata e non avrebbe più osato tornare in quel luogo.

- Gli "eroi" della "pulizia etnica"

Molti di questi atti di violenza facevano parte di questa grande strategia della "pulizia etnica" che era una conseguenza della strategia politico-militare del controllo del territorio che si voleva attuare. Per eseguire questa politica non si poteva utilizzare l'esercito tradizionale e allora si è ricorso a vari gruppi speciali, tipo Arkan, tipo Seselj, tipo Dragan. Di questi gruppi ve ne sono stati 45 da parte dei serbi, 18 da parte dei croati, 12 da parte dei musulmani. Tutti operavano in un modo o in un altro - indipendentente dall'esercito - ripsondendo a un potere politico locale o nazionale. Particolarmente nelle zone controllate dai serbi per la pulizia etnica, questi gruppi erano quelli che facevano le stragi più terribili. A loro si è mischiato un gruppo di civili, armati dalla polizia locale e sotto il controllo del Ministero degli Interni (quando esso esisteva o quando si è ricostituito o dopo il '92). Questi gruppi erano composti da gente indigena.

E' un po' come se uno andasse nei bassifondi delle città e armasse sia i criminali che la peggior specie della gente, disponibili in cambio di una garanzia di impunità, a cui viene consentito du tenersi quello che potevano prendere e in più in cambio del fatto di potersi fregiare di una "bandiera nazionale patriottica" che potesse consetir loro di essere chiamati eroi.

E' importante, pero', considerare che non si deve accusare i serbi o il gruppo etnico serbo come tale. Questo è, purtroppo, il risultato di un fallimento del sistema politico che ha messo insieme un numero di persone incapaci di governare e di controllare e hanno creato quelle circostanze che hanno permesso loro di crescere, strumentalizzando la propoaganda e creando questa pessima sistuazione.

D. (Emma Bonino)

Come si possono identificare gli autori degli stupri? Quale metodo ha seuito la Commissione?

R. (Bassiouni)

Abbiamo identificato con certezza oltre 700 persone che hanno commesso questi atti. Dunque è inaccettabile che ci sia ancora chi sostiene l'inesistenza del fatto steso e la impossibilità di sapere chi ha commesso i crimini. Con i pochi mezzi a mia disposizione ho potuto comunque individuare oltre 700 persone autori di questi crimini e tra questi un gran numero di comandanti e di soldati nei campi di concentramento che sono stati individuati anche da altri testimoni per torture. Dunque non manca nè la materia nè gli imputati.

D. (Adele Cambria)

Come si farà a catturarli?

R. (Bassiouni)

Vi sono tre ipotesi.

La prima ipotesi.

- I criminali si trovano in un Paese diverso dal Paese che li proteggerà.

In Germania c'è un caso simile, come in Danimarca, in Francia e in Svizzera, altri in Austria. Molti sono usciti dalle zone di combattimento; ma bisogna aggiungere che molti degli autori dei crimini provenivano da altri paesi d'Europa.

- I "weekendash": i criminali del fine settimana.

I wekkendash: quelli che venivano per un breve periodo a combattere, ad andare ad ammazzare, a rubare per poi ritornarsene nel loro Paese. Ad esempio oltre 500 sono arrivati dall'Australia, dalla Germania non si contano, dall'Austria, dalla Svizzera. Questa gente è tornata a vivere dove era e possono essere ritrovati senza molti problemi.

La seconda ipotesi.

- La cooperazione di altri Paesi.

Certi Paesi dovranno cooperare. E lì è l'importanza di avere la prova oggi e di non farla inquinare, di non aspettare che diventi difficile dimostrarla. In questo caso si spiega il motivo per cui i lavori della Commissione si sono conclusi rapidamente o meglio prematuramente. La realtà è che quando si ha la prova si puo' aspettare anche 10 anni. E' di questi mesi il caso Touvier: 50 più tardi. Ora in Italia il caso Priebke.

La terza ipotesi.

- I regime politici cambiano.

Avendo la prova, avendo la struttura di un tribunale, avendo la volontà politica, certamente è solo una questione di tempo.

D. (Marco Ventura)

a) Lei ha parlato di una vera e propria strategia, quindi immagino che ci sia un livello di responsabilità molto elevato a livello sia militare sia politico. Avete individuato queste responsabilità ai vertici nei paesi coinvolti in questa guerra?

b) Lei ha puntato l'indice soprattutto sulla parte serba, anche se ha detto che i serbi non devono essere ovviamente incolpati in qeuanto tali. Chi è stato l'aggressore e l'autore del maggior numero di violenze?

c)Avete verificato anche delle complicità dirette di personale Onu nella bonifica etnica o comunque in altri episodi incresciosi di questa guerra?

R. (Bassiouni)

- Le violazioni della Convenzione di Ginevra e dei diritti umani

Aggressione in senso tecnico giuridico significa che un paese commette una violazione della integrità territoriale di un altro. Dunque questo significato è un po' diverso da quello dello stesso termine nell'uso comune, per cui l'uno aggredisce un altro.

Il mandato che abbiamo ricevuto dal Consiglio di Sicurezza non include l'esame di chi ha commesso un atto di aggressione in questi termini ma solo di indagare sulle violazioni delle Convenzioni di Ginevra e delle altre violazioni del diritto internazionale umanitario. Perciò abbiamo indagato su casi specifici e anche su una politica generale.

- Tre conflitti in successione

In questo caso deve tenere presente che vi sono stati tre conflitti in successione: conflitto con la Slovenia, con la Croazia e poi con la Bosnia. Ogni conflitto ha le sue caratteristiche: con la Slovenia è andato rapidamente, con pochissima violenza perchè c'è stata una transazione politico economica tra la Slovenia e la Repubblica Federale Jugoslava. In Croazia la violenza è stata più significativa particolarmente nei combattimenti nella zona della Kraijna e della Slavonia e lì certamente i croati hanno commesso un numero di violazioni gravi nei confronti dei serbi. Il conflitto con la Bosnia è quello dove il numero di vittime è il più alto. Perciò ci troviamo davanti a tre conflitti in cui vi sono stati anche parti diverse. In Bosnia, ci troviamo per esempio, in certe zone dove croati e musulmani combattono insieme contro i serbi, mentre in altre zone troviamo che croati e serbi hanno combattuto contro i musulmani.

- Una macchina di violenza sistematica e di omissione

Quando ci si trova davanti a un numero tale di partecipanti in un conflitto diventa difficile individuare chi ha fatto cosa, in quale momento e in che modo. Questa difficoltà è la stessa dell'individuare chi è il responsabile della strategia.

Più ci sono i gruppi - 45 gruppi militari o di organizzazionei dalla parte dei serbi, 18 croati, 12 musulmani - più ognuno di questi aveva un esercito e utilizzava nelle città le polizie locali armate, diventa molto difficile fare un quadro e arrivare a dire ecco una persona al vertice o tre o quattro o cinque sono direttamente responsabili. Quello che questo quadro ci dimostra è che c'era una politica generale che ha messo in moto questa macchina e che ha agito per omissione lasciando questa macchina muoversi. Per esempio, quando ripetutamente nell'arco di due anni in un territrorio molto vasto - specialmente quando questo territorio non era collegato - si vedono gli stessi fatti e si vede che l'esercito non interviene mai, è chiaro che qui c'è una politica di omissione e nel diritto internazionale , nel diritto di guerra c'è l'obbligo di intervenire per prevenire. E' come se il poliziotto guarda dall'altra parte mentre la violazione accade. Quando accade una volta si puo' parlare di circostanze, due volte

è coincidenza, ma quando questo è ripetuto, ovviamnete c'è qualcuno che ha detto guardate dall'altra parte. Le conclusioni che saranno nel nostro rapporto indicano che c'era una politica di sistematicità della violenza associata ad una politica di omissione di non prevenire i fatti.

D. (Attilio Scarpellini - L22)

La vostra Commissione ha appurato il carattere sistematico della guerra in ex Jugoslavia e in Bosnia Erzegovina in particolare.

715 campi di detenzione sono una bella cifra. Mi rifaccio ad una vecchia e nota distinzione che fece Elie Wiesel tra campi di detenzione e campi di concrntramento e di sterminio.

Nelle vostre indagini avete accertato che questi campi erano diretti alla soppressione sistematica dei prigionieri?

R. (Bassiouni)

- I campi di dtetenzione

La risposta immediata e sì. Però è molto difficile poter prendere una esperienza come quella a cui si riferiva Wiesel e riportarla in un altro contesto. Il contesto jugoslavo è completamente diverso da quello tedesco. Il contesto jugoslavo è pieno di improvvisazioni locali, manca completamente di questo senso organizzativo e centralizzato che esisteva in Germania e i risultati sono stati più feroci. Per esempio in questo conflitto vediamo che i campi genralmente sono a nucleo e non sono scelti o prescelti come era in Germania. Vediamo che questi nuclei di campi si trovano generalmente nelle zone dove ci sono i combattimenti. Sono generlamente locali, fabbriche, miniere, scuole. In questi campi rastrellavano la gente di un altro gruppo: siano i bosniaci musulmani che i croati. E da lì c'era un "triage" fatto in base a questo. Innanzitutto le persone anziane che non potevano combattere andavano in una campo mentre i giovani che potevano combattere andavano lì dove c'erano azioni di sterminio e dove c'erano le

torture, mentre certe altre persone erano divise in base alla loro situazione economica, per dopo permettergli di riscattarsi o permettere ai parenti di riscattarli. Questo è noto in certe zone di Prijedor, Banja Luka, Brcko, Foja, dove prendevano giovani ragazze e bambine figlie di benestanti e le mettevano in quelle case dove anche le stupravano per farle poi riscatatre dai genitori. Questo era vero anche nella zona di Banja Luka dove mettevano le persone benestanti in un campo e queste dovevano poi pagare per uscire. Perciò c'è questa specie di "triage", questa distribuzione nei campi. L'umiliazione c'era dappertutto. La tortura dappertutto anche se minimamente nei campi dove c'eranpo i vecchi - che venivano lasciati senza cibo, senza medicinali, ecc... quindi era una forma di tortura diversa - e poi c'erano i campi dove prendevano le donne solo a scopo di stuprarle, per umiliarle e rilasciarle o tenerle per il piacere di soldati o milizie.

D.(Giomini - Asca)

Sono state accertate responsabilità del personale Onu? I casi di stupro accertati quanti erano?

R. (Bassiouni)

- L'azione delle truppe Onu

Non abbiamo indagato sul personale Onu perchè non era nel nostro mandato. Però a mia esperienza, salvo nel caso ormai famoso del genrale Mc Henzy vicino a Sarajevo, il personale Onu in un anno e mezzo si è comportato veramente bene.

Ci sono state tante e tante manifestazioni umane da parte dei soldati. Hanno fatto molte azioni di grande umanità. Un esempio: ero nel mese di ramadan e sono stato invitato dal battaglione egiziano. Mi hanno detto che durante quel periodo in cui il battaglione egiziano è stato a Sarajevo, si sono tolti il cibo per dare da mangiare a cento persone e questo lo hanno deciso tutti, soldati e ufficiali insieme. Questa è una manifestazione straordinaria. Ho visto nel settore ovest in Croazia, nel battaglione giordano, in una zona in cui i croati hanno distrutto otto villaggi, dove non c'era una casa in piedi.

C'era una donna di 80 anni che era stata seppellita nella sua casa. Era l'unica sopravissuta e non scappata. I soladati giordani l'hanno trovata, hanno ricostruito la sua casa. Questa donna vive là da due anni sotto la protezione dei soldati che ogni giorno le portano il cibo. Hanno detto ai croati che nessuno avvicini questa donna. C'era una pattugliia di dodici soldati accampati vicino per proteggerla. E questo al di fuori di qualsiasi procedura ufficiale dell'Onu. Perciò le manifestazioni di solidartietà umana sono numerose.

- I dati dell'orrore

Per quello che riguarda l'accertamento dei dati, abbiamo accertato oltre 1600 casi con nome e cognome, dove è accaduto e abbiamo intervistato 223 persone più 34 persone intervisatte dalle autorità svedesi, 7 dalle autorità austriache e altre interrogate da autorità di altri Paesi. Abbiamo oltre 800 dichiarazioni scritte da vitime. Perciò la base documentale di questi 1600 casi è molto forte e ognuna di queste donne ci raccontava di aver visto un numero di altre donne violentate. Il numero individuato ha un'alta probabilità di credibilità: circa 4.500 casi. Se uno ha 1600 casi indiviiduati con specificità e ci dice di aver visto un numero totale di 4500 casi, se lo moltiplichiamo solo per 4 - che dal punto di vista sociologico e della criminologia è la percentuale minore di moltiplicazione - si arriva a oltre 20mila casi.

 
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