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Giannini Leonello - 15 giugno 1994
Rassegna stampa sulla proiezione del film "Bosna" di B.H.Lévy e sulla teleconferenza di Bassiouni - a cura del Comitato "Non c'è Pace senza Giustizia" - Roma Venerdì 10 giugno 1994 - Cinema Alcazar

BOSNIA, I TORTURATORI SONO FRA NOI (di Adele Cambria)

(Il Giorno, sabato 11 giugno 1994)

In Anteprima a Roma col film di Levy i risultati dell'inchiesta sui crimini di guerra.

Molti responsabili degli stupri etnici si sono nascosti all'estero.

Roma - Mentre gli orrori del Rwanda incalzano, non ci è consentito dimenticare la Bosnia. Così ieri mattina al trasteverino cinema Alcazar, abbiamo visto in anteprima per l'Italia il film documentario "Bosnia" di Bernard Henry Levy, il bel filosofo byroniano, (per via delle camicie candide dall'alto colletto a punte rovesciate, da lui indossate col coraggio dell'eleganza poetica anche tra le macerie di Sarajevo), che, tra gli intellettuali europei, è quello che più s'è speso fino ad oggi (in Italia si potrebbe citare soltanto Adriano Sofri), perchè nessuno dimentichi Sarajevo. »Quando, il 28 giugno 1914, un colpo di pistola uccise l'erede al trono d'Austria Ferdinando Francesco - esordisce il commento di Levy - nessuno in Europa sapeva... Quando il 4 aprile 1992 si cominciò a sparare dalle colline di Sarajevo, nessuno, in Occidente, comprendeva...

La tesi del filosofo francese è chiara: i Balcani sono il grande »rimosso dell'Occidente, una donna dal bel viso doloroso ed impietoso, intervistata da Levy, accusa: »Ce l'hanno detto senza mezzi termini, l'Europa non interverrà, gli Stati Uniti non interverranno, se è un assegno da diecimila dollari, possiamo firmarvelo subito... (La donna fa parte di una organizzazione umanitaria).

Ma invece »il problema di soldi c'è, se, finito il film, Cherif Bassiouni, in teleconferenza da Chicago con la platea dell'Alcazar, (l'iniziativa di ieri mattina era la prima del comitato »Non c'è pace senza giustizia , presidente Ralf Dahrendorf), ha ammesso che i soldi per finanziare l'attività della Commissione d'indagine per l'accertamento dei crimini di guerra nella ex-Jugoslavia sono stati raccolti coll'antico sistema della colletta, costituendo un fondo di appena un milione e duecentomila dollari. Ma la Commissione, presieduta da Bassiouni, (un giurista americano, d'origine egiziana, che parla l'italiano con un affabile accento siculo, visto che insegna all'Istituto di Studi Giuridici di Siracusa), ha concluso il suo lavoro con un Rapporto che sarà presentato probabilmente martedì prossimo e che elenca e scheda oltre 1600 casi di stupri etnici, completi dell'identikit degli stupratori; sono state raccolte inoltre 800 testimonianze dirette (riferite dalle vittime), e 4000 indirette (donne che aveva

no visto stuprare altre donne). »Il lavoro di indagine sul campo - racconta Bassiouni - è stato fatto da undici gruppi di donne per la maggior parte volontarie, che si sono suddivise in pattuglie di tre, composte ciascuna da una magistrata, una psichiatra e una interprete, e hanno giraro per i lagers, che si calcolano essere stati 715. (Nel documentario di Levy, completato a marzo, si afferma che ancora quattromila persone sono chiuse nei campi di concentramento dell'ex Jugoslavia).

Bassiouni ha tratteggiato le caratteristiche di alcuni lagers: in certi campi, ha detto, venivano ammucchiate le bambine e le adolescenti di famiglie agiate, che venivano »mercanteggiate , offrendo ai genitori la possibilità di riscattarle, con una certa somma di danaro; ma naturalmente »la strategia dello stupro etnico non garantiva l'integrità neanche a queste creature »privilegiate .

Secondo Bassiouni, lo stupro etnico è stata la migliore delle strategie per liberare i territopri dalle minoranzee etniche indesiderate dai conquistatori. L'umiliazione dello stupro, subito da una donna della propria famiglia, induce infatti la gente a fuggire perchè non vuole più incontrare i propri vicini di casa (quand'anche non si siano trasformati essi stessi in stupratori). Gli stupratori etnici, dice Bassiouni, la Commissione ne ha localizzati oltre 700, spesso sono i comandanti dei lagers, altri però sono immigrati clandestinamente in Austria, Germania, Svizzera, uno in Danimarca, e con la collaborazione di questi paesi un giorno o l'altro saranno catturati. Altri ancora sono (e la definizione mi sembra agghiacciante) »weekendari dello stupro e delle torture : arrivano, se non proprio per il week end, per un periodo di tempo limitato dai paesi limitrofi all'ex-Jugoslavia (l'Italia c'è da chiedersi, è tra questi?), e perfino dalla Nuova Zelanda: stupravano, torturavano, massacravano e ripartivano...

 
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