RASSEGNA STAMPA DEI QUOTIDIANI CROATI DEL 17.6.94GIORNALE: "SLOBODNA DALMACIJA"
TITOLO: "LA GUERRA SI SPOSTA AL SUD DEI BALCANI?"
scrive: FRAN VISNAR, geo-politologo, specialista in questioni militari.
La Macedonia, che si trova racchiusa tra vere e proprie tenaglie geopolitiche e in una area non molto piacevole, per la prima volta, dopo la proclamazione dell'indipendenza, viene messa alla prova dalla Serbia di Milosevic, che vuole infatti verificarne la misura di sovranità.
Belgrado non si accontenta più di aumentare le truppe lungo la frontiera macedone. I soldati serbi hanno passato "la frontiera amministrativa" (comunque non riconosciuta dalla Serbia ndt.) e sono entrati per 250 metri nel territorio macedone, hanno preso possesso di quote strategicamente importanti sulle colline, dalle quali facilmente possono controllare la zona vicino a Kriva Palanka, la parte nord-orientale della Macedonia.
I Serbi hanno subito iniziato a trincerarsi ampiamente e giustificano tutta l'azione con la storia che "anche i soldati americani e le loro pattuglie motorizzate spesso entrano (sbadatamente o apposta) nel territorio serbo". E' interessante il fatto che l'esercito serbo ha realizzato l'azione alla vigilia del "Giorno dell'esercito jugoslavo"; ..., in memoria della prima alleanza militare firmata tra serbi e montenegrini nel secolo scorso.
I macedoni hanno avvicinato subito una parte delle loro forze vicino alle postazioni serbe. Ma sono molto riservati ed osservano a distanza, perché con complessivi 10.400 soldati (di cui 8000 reclute) dislocati in tutta la Macedonia non possono fare molto. I serbi solo nelle direzioni verso Kriva Palanka e Kumanovo dispongono di 12.000 soldati, 120 carri armati, 220 autoblindati, 80 cannoni pesanti e obici e 36 aerei e elicotteri.
A Nis (Serbia centrale ndt.) sono pronti due battaglioni di paracadutisti (600 persone), e mezzi blindati aggiuntivi. Tutte le formazioni sono nell'ultima fase di addestramento e sono composte al
50 % di professionisti.
L'esercito macedone non ha armi pesanti: pochi mortai, cannoncini, quattro carri armati da parata... L'aviazione militare macedone esiste solo sulla carta, sebbene conti su 65 piloti professionisti dell'ex-esercito federale; i controlli di confine vengono effettuati con due elicotteri disarmati in dotazione della polizia, mentre la metà dei 7500 poliziotti macedoni spesso svolge compiti militari.
La Macedonia dipende completamente dall'equilibrio etnico interno
(67% macedoni, 20 % albanesi, 4,5 % turchi, 2 % serbi, 2 % musulmani, 2,4 % rom), ma anche dalla protezione e dalle valutazioni tattiche di Washington.
Realizzando il loro piccolo "ponte" i serbi intendono confermare quell'equilibrio e chiamano l'azione "manovra militare di prevenzione".
Da VJESNIK: LA RESSA AI CONFINI
di Dragan Djuric
Skoplje - Da quando i soldati serbi hanno occupato i trecento metri del territorio macedone vicino a Kriva Palanka, la tensione presso il confine serbo macedone non si calma. I soldati serbi si sono trincerati sui punti i più importanti in modo strategico, da dove hanno il controllo della parte orientale della Macedonia vicino al confine tra Macedonia, Serbia e Bulgaria. Da questo posto c'è una veduta ideale su una parte grande del territorio macedone, ma anche del confine tra Macedonia e Bulgaria vicino a Deve Baira.
Sembra che i soldati serbi non abbiano nessuna intenzione di ritirarsi, ed a tutti coloro che provano ad avvicinarsi ripetono: "Non avanzate, questo è territorio serbo". Nel frattempo mentre tra gli abitanti serpeggia la paura, i soldati americani spostano in quest'area tende ed equipaggiamento.
Secondo le ultime notizie i soldati ed i poliziotti macedoni che ieri avevano circondato questa postazione serba, si sono già ritirati lasciano solo un posto di controllo normale.
Gli incidenti aumentano
Il giornale più influente e filogovernativo, Nuova Macedonia, sostiene che l'esercito serbo sta violando il territorio macedone, ed AGGIUNGE che sarebbe ingenuo credere che questo ultimo incidente grave non sia parte di una strategia di sfondamento su vari fronti. Il giornale sostiene inoltre che in questa strategia vi è pure il boicottaggio del prossimo censimento da parte del Partito democratico serbo in Macedonia, come anche l'ultimo appello della Chiesa ortodossa serba a quella separatista macedone di tornare nell'abbraccio della madre canonica, per non incorrere in una scomunica.
L'incidente nella zona confinante vicino a Kriva Palanka è l'ultimo di una serie di incidenti sul confine macedone-serbo. Già da alcuni mesi Belgrado insiste con le provocazioni. A Skoplje dicono che gli aerei serbi hanno violato il cielo macedone alcune volte. In certi casi i soldati serbi hanno perfino catturato alcuni confinari macedoni, ed una volta questo è accaduto anche ai soldati dell' UNPROFOR, rilasciati solo dopo undici ore.
Tutti questi incidenti avevano portato il ministro della difesa, Vlado Popovski, a rilasciare una dichiarazione contro tali forme di pressione militare verso la Macedonia.
Però relativamente a questo ultimo incidente non c'è ancora una dichiarazione. Tale mancanza viene spiegata ufficialmente con l'assenza del Ministro ed anche del Comandante in capo militare, Dragoljub Bocinov, ma la vera ragione può essere il desiderio di Skoplje di non versare olio sul fuoco.
L'incerta linea di confine
Skoplje tace, ma Belgrado parla. Così, secondo le parole del generale Momcilo Perisic, tutte queste accuse contro la Jugoslavia sono una pura bugia. Dell' UNPROFOR, presente in forza con soldati americani (marines, ndt.), dice che la Macedonia ha accettato la loro venuta non per proteggere il popolo macedone, bensì per consentire agli americani di piazzare basi militari.
Per quanto riguarda gli incidenti attuali, Perisic sostiene che "i soldati americani possono addirittura perdersi nel territorio della SRJ, proprio perché gli Americani hanno informazioni sbagliate sulla linea confinaria. Questa infatti è una linea amministrativa e non segnalata." E' evidente che Belgrado fa di tutto per rigettare questi incidenti addosso a Skoplje, sostenendo ancora una volta la sua nota tesi (la stessa che ha fondato l'aggressione in Croazia e Bosnia, ndt.) sulla natura amministrativa dei confini tra le repubbliche della ex Jugoslavia.
Il Governo macedone credeva che dei 250 chilometri di confine tra la Macedonia e la Serbia solo qualche piccolo segmento fosse in dubbio, ma dopo la dichiarazione del primo uomo delle forze armate serbe questa speranza cade nell'acqua.
Secondo quanto accade vicino a Kriva Palanka, "in dubbio" è tutto ciò che Belgrado decide sia "in dubbio". Infatti il confine dove è avvenuto l'ultimo incidente non fa la parte dei segmenti discutibili, poiché è regolato in modo preciso e secondo le mappe del catasto.
Ma, nonostante la tensione generale la situazione non è ancora precipitata. Il sovrannumero di soldati e poliziotti macedoni è stato ritirato da questa zona, e in ogni caso vige il divieto di sparare. Skoplje fa il possibile per evitare l'aumento progressivo degli incidenti. D'altra parte sembra che Belgrado non sia ancora pronta a procedere nella provocazione: vuole solo fare una dimostrazione di forza. Non è neanche escluso che con questa pressione al sud si tenti di influenzare le trattative sulla Bosnia, per far pesare di più le richieste dei serbi bosniaci, ad ovest.