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Giannini Leonello - 21 giugno 1994
RUANDA: SCHEDE INFORMATIVE DA »La Repubblica

RUANDA: E' UNA BATTAGLIA TRA »LUNGHI E »CORTI

(La Repubblica, 19 giugno 1994)

I »lunghi da una parte e i »corti dall'altra. I ribelli tutsi del Fronte patriottico ruandese (Fpr), alti e longilinei, combattono contro l'esercito governativo e le bande armate hutu, così come nei secoli scorsi i loro antenati repressero con la forza le rivolte degli hutu, i sudditi dei sovrani tutsi.

I loro nemici più micidiali, perchè più fanatici, non sono i circa 30 mila uomini del Far, le forze armate ruandesi, ma gli interhamue, le bande armate organizzate dal Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo (Mrnd), il partito unico del presidente Juvénal Habyarimana, assassinato il 6 aprile.

Nel tentativo di arginare l'avanzata degli oltre 20 mila ribelli del Fpr, i resti del governo, formato dagli uomini dell'Mrnd che già da tempo organizzavano la fronda interna al »troppo moderato Habyarimana - che aveva l'intenzione di creare un governo di coalizione con i tutsi - formarono la Coalizione per la difesa della repubblica (Cdr).

Il Cdr è dominato dagli squadroni della morte, il »Gruppo zero , che per anni hanno eliminato gli oppositori hutu e trucidato la minoranza tutsi.

DUE MESI DI GUERRA TRIBALE

Il 6 APRILE l'aereo del presidente ruandese è abbattuto da due missili.

7 APRILE: la guardia presidenziale uccide i membri più moderati dell'esecutivo, tra cui la premier Agathe Uwilingiyimana, massacrata con i 10 caschi blu belgi di scorta. Cominciano le stragi.

12 APRILE: mentre i guerriglieri dell'Fpr entrano a Kigali gli occidentali vengono portati in salvo da militari belgi, francesi e italiani. L'esecutivo hutu fugge a Gitarama.

21 APRILE: l'Onu riduce il personale della missione, iniziata nel '93, da 2.500 uomini a 450.

24 APRILE: l'Fpr annuncia una tregua, che fallisce subito. Altri accordi con i governativi non riusciranno a fermare la guerra.

17 MAGGIO: i ribelli continuano la loro avanzata verso sud, mentre due milioni di persone si ammassano ormai nei campi profughi. Boutros Ghali decide l'invio di 5.500 caschi blu.

17 GIUGNO: tra maggio e giugno due operazioni italiane permettono l'evacuazione di circa 150 orfani. Parigi chiede all'Onu l'invio immediato di almeno 2 mila uomini per un'operazione di pace alla quale potrebbero partecipare anche soldati italiani.

DA SEMPRE UN RUOLO PER FRANCIA E BELGIO

Quando i tedeschi, nel 1884, presero possesso del protettorato che comprendeva l'attuale territorio del Ruanda e del Burundi, permisero al mawami Kigeri IV di continuare a regnare come »sovrano-fantoccio .

Trent'anni dopo furono però sconfitti dai belgi che nel 1916 crearono il governatorato del Ruanda-Urundi. Anche Bruxelles demandò alla minoranza tutsi il controllo dei centri di potere, almeno fino al '59 quando le masse contadine hutu si ribellarono alla casta regnante e massacrarono decine di migliaia di tutsi.

Nel '62 il Ruanda si rese indipendente, ma la »diaspora dei tutsi aveva ridotto la minoranza ad un ruolo marginale. Le due maggiori potenze coloniali dell'area, Francia e Belgio, scelsero dunque di appoggiare il governo di Kigali quando nel '90 i tutsi dall'Uganda organizzarono la riconquista del potere, inviando i parà per dare una mano all'esercito governativo. Inoltre in Ruanda il traffico d'armi ha trasformato la zona in una polveriera: è sempre stato facile per gli hutu trovare kalashnikov, arma regina degli scontri insieme al machete, a buon mercato.

UN LEADER AMATO DAI SUOI GUERRIERI

Il capo dei ribelli tutsi guida una forza di 20 mila uomini.

PAUL KAGAME è il leader carismatico dei ribelli del Fronte patriottico Ugandese. Guida i guerrieri tutsi, anche se il capo politico dell'Fpr è un hutu rifugiato in Uganda dove si sono addestrati per anni i suoi uomini. Le sue milizie sono »disciplinatissime , come ha ammesso una suora di una missione liberata dagli uomini di Kagame, e fedelissime al loro capo. I guerriglieri del giovane Kagame, ha meno di 40 anni, amano farsi chiamare »incontani , riprendendo il nome del corpo scelto incaricato della difesa degli mwami, i re - tutti di etnia tutsi - che dominarono il Ruanda e il Burundi fino al 1962, anno dell'indipendenza dal Belgio. I soldati di Kagame hanno negli ultimi tempi diffidato l'Occidente dall'intervenire in Ruanda, »pena la morte .

IL PRESIDENTE CHE VOLEVA LA PACE

Il capo dello Stato assassinato cercava l'accordo con i ribelli.

JUVENAL HABYARIMANA è stato ucciso la sera del 6 aprile: due missili Sam-3 di fabbricazione cinese hanno abbattuto l'aereo che stava riportando in patria il capo di Stato ruandese. Habyarimana, 57 anni, tornava da Arusha, in Tanzania, dove, insieme al presidente burundese Cyprien Ntaryamira, anch'egli morto nell'attentato, aveva siglato gli accordi di pace che avrebbero schiuso le porte del governo ai ribelli tutsi. L'abbattimento dell'aereo è stata la scintilla che ha scatenato la guerra civile. Da qualche tempo il presidente, un hutu che era salito al potere nel '73 con un colpo di Stato, era osteggiato da una parte degli esponenti del suo partito che lo accusavano di avere una linea troppo moderata nei confronti dei »nemici del Fronte patriottico ruandese.

 
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