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Landriscina Andrea - 24 giugno 1994
Interrogazione parlamentare dei Riformatori sulla Biblioteca del Conservatorio di Napoli

Quando ho letto il messaggio 546 del settore Notizie Lista Pannella Riformatori dove si parla di una interrogazione parlamentare ai Ministri della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali (prima firma Elio Vito, altri firmatari Lorenzo Strik-Liever, Marco Taradash, Emma Bonino, Peppino Calderisi, Paolo Vigevano) sulla situazione della Biblioteca del Conservatorio di Napoli S. Pietro a Majella, mi sono strabuzzato gli occhi e sono rimasto piacevolmente meravigliato.

So che i problemi della Cultura non interessano il mondo politico, almeno questo e' il dato di fatto a prescindere dai chiacchiericci, ma so anche che la Cultura potrebbe essere un bellissimo sfogo economico ed occupazionale (scusate, ma sono un sognatore di professione, infatti insegno in Conservatorio) per un paese che possiede il 70% dei beni culturali del mondo intero.

Ripeto che leggere di questa interrogazione parlamentare mi ha fatto enorme piacere e desidero complimentarmi con i firmatari, pur sapendo quanto e' improbabile che abbiano il tempo di leggere queste mie righe.

La situazione in oggetto e' veramente scandalosa: una delle 10 maggiori biblioteche musicali del mondo, depositaria di enormi quantita' di rarissimi e preziosissimi manoscritti e volumi rari e' completamente CHIUSA AL PUBBLICO.

Questo perche' si trova ad avere la sventura di essere biblioteca di Conservatorio, quindi biblioteca "scolastica", con un solo bibliotecario il cui orario di servizio e' assimilato a quello dei docenti e ammonta a 12 ore settimanali.

Per qualsiasi musicista o studioso di musicologia che abbia bisogno di fruire di questi preziosissimi tesori l'unica strada Ĺ quella di richiedere (costosi) microfilm dei volumi che si desiderano consultare: logicamente le ditte private sguazzano in questa faccenda, mentre a farne le spese sono gli studenti del Conservatorio e quelli che debbono fare tesi di laurea ad argomento musicologico (per gli studiosi finanziati da istituzioni o editori, invece, il microfilm e' prassi normalmente praticata).

Vorrei anche segnalare che non solo Napoli e' biblioteca di tale importanza da avere valore universale che prescinda quello di biblioteca scolastica.

Roma, Milano, Bologna e Venezia, per quantitę e qualitę dei fondi conservati sono pure da considerarsi di levatura mondiale (contengono dai piu' preziosi codici medioevali, ai fondi delle grandi cappelle rinascimentali fino ai manoscritti del melodramma ottocentesco). Inoltre, ci tengo a fare notare, che le biblioteche di Conservatorio sono le unice biblioteche musicali presenti sul territorio, pertanto, anche quelle che non dispongono di tesori immensi, hanno comunque una fruizione e quindi un'importanza molto piu' vasta di quella prevista dalle miopi leggi in vigore.

Tuttavia, limitandoci alle principali biblioteche, queste sono altamente penalizzate dall'essere considerate "scolastiche", con tutto cio' che ne consegue, con studenti e studiosi che vengono da tutto il mondo trovando strutture ridicole ed inadeguate rispetto all'utenza effettiva. Tanto che Venezia ha dovuto chiudere l'utenza esterna e limitarla ai soli iscritti al Conservatorio, nel pieno rispetto della legge e nel totale sconforto del pubblico.

Roma, Milano e Bologna si salvano parzialmente per l'abnegazione di singoli individui e per la collaborazione di altre istituzioni tanto che, sia pure in maniera insufficente rispetto all'importanza ed al bacino di utenza internazionale, la fruizione e' veramente aperta a tutti.

In tutti i modi, queste biblioteche sono condannate a triste destino: in ogni Conservatorio, la priorita' di spesa viene data sempre all'acquisto e alla manutenzione degli strumenti musicali, mentre il patrimonio librario, da sempre, puo' attendere alle calende greche.

Pertanto non si acquista piu' nulla da decenni (a parte la continuazione di alcune collezioni i cui abbonamenti sono stati stipulati da vecchissima data) redendo queste istituzioni sempre piu' inadeguate perfino alla sola utenza scolastica che, infatti, sta diventando sempre piu' irrilevante (uno studente cerca libri moderni e agili di supporto ai suoi interessi, non codici pergamenati in latino ed in notazione mensurale bianca).

Il passaggio di queste grandi biblioteche dal Ministero della Pubblica Istruzione a quello dei Beni Culturali, non puo' che essere cosa benefica, visto che in tal caso il personale avrebbe una disponibilitę oraria molto maggiore, la burocrazia per gli acquisti librari e' un briciolino piu' snella e l'impiego di professionisti nella schedatura delle opere e' sempre preferibile all'uso di insegnanti di clarinetto o di pianoforte soprannumerari.

Tuttavia esiste un problema, non da poco, che viene evidenziato nella sezione musicale della Biblioteca Palatina di Parma, l'unica in Italia ad appartenere al Ministero dei Beni Culturali e ad essere fisicamente annessa ad un Conservatorio.

In tale realta' e' lo studente del Coservatorio ad esserne penalizzato: non si puo' accedere ai prestiti (o per lo meno la prassi burocratica tra cauzione e mallevadoria e' proibitiva), non si puo' fotocopiare nemmeno per comprovate motivazioni didattiche e la politica degli acquisti librari non e' tenuta ad avere niente a che fare con le necessita' didattiche della scuola.

L'ideale sarebbe che la gestione ai Beni Culturali fosse accompagnata da una oculata convenzione con il Conservatorio per poter salvare capra e cavoli.

Ripeto che sono un sognatore ... scusate.

Andrea Landriscina

 
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