Mi spiace dover intervenire in questo spazio che non sento più molto
"mio". Lo faccio perché ho avuto l'impressione che si volesse, una volta
tanto, aprirsi a una discussione sul ruolo della attuale politica dei
Riformatori pannelliani.
Spererei, ma già vedo che è difficile, che si voglia veramente
discutere e non solo strepitare facendo ricorso a isterismi, manie di
persecuzione, arroganza, vittimismi, paradossi, come purtroppo è ormai
d'uso.
Ho succintamente espresso solidarietà al mittente di quella lettera
perché esprimeva esattamente il mio pensiero nei confronti della
politica radicale (intendendo Riformatori, pannelliani,
antiproibizionisti ecc...). Non volevo, perché purtroppo credo che
nessuno voglia qui, seriamente mettere in discussione le scelte
di Pannella.
E' inutile addentrarsi nel merito delle mille questioni.
Voglio solo esprimere rammarico. Rammarico per ciò che Pannella e i
radicali non hanno compreso. Mi riferisco alla trasformazione, storica,
del PCI in PDS. Una trasformazione vera, difficile, sofferta, che è
costata rotture interne, crisi d'identità per milioni di persone,
lacrime, scissioni.
Non mi stupisco perché chi non ha a che fare con un partito di massa, ma
dirige le proprie sigle dall'alto del suo carisma, non poteva capire.
Non poteva capire il travaglio di milioni di persone che abbandonano
un sogno (il sole dell'avvenire) per fare i conti con la realtà e con la
politica e l'economia di questo dannato paese.
Tutto ciò è stato snobbato, ridicolizzato. Si è continuato a coltivare
il proprio orto, quello verde, quello radicale, quello antiproibizione,
quello rete, quello intellettuale (AD), quello comunista, chiedendo,
chiedendo, chiedendo al grande partito di massa di aderire alle proprie
singole idee... ma vi pare sensato? Oggi le mie varie centomila lire,
caro Gaetano, le spendo per tenere in vita questo partito di massa, e
nel mio piccolo con le mie idee cerco di trasformarlo più quanto esso
già non abbia fatto.
Il resto sono parole al vento.
--- MMMR v3.392 * Bruno