IL DIRITTO della LINGUA INTERNAZIONALE
Non già soltanto il diritto ALLA lingua internazionale.
Il Partito Radicale è impegnato dalla propria mozione: una delle ragioni di essere del transpartito transnazionale che è il Partito Radicale è quello della affermaazione della lingua internazionale. Il punto è uno dei 5 di cui consta la mozione approvata dal Consiglio Generale di Sofia, ed è quindi una delle ragioni di essere del PR, per essere il PR non altro se non l'organizzazione di coloro che Congresso per Congresso si associano su obbiettivi comuni.
Come è non solo noto, ma ovvio, il PR non è un punto di riferimento ideologico - non può esserlo semplicemente perché se lo fosse non esisterebbe Partito Radicale - ma organizzazione delle persone che obiettivi dati pongono insieme.
In relazione alla lingua, alla democrazia linguistica (concetto e approccio da far evolvere...), alla libertà di espressione, il diritto non può risolbersi in un diritto soggettivo alla lingua internazionale, ad uno strumento di comunicazione fruibile. Vi è un problema di diritto oggettivo, piuttosto che di diritto soggettivo alla lingua internazionale.
La difficoltà nella comprensione reciproca in un pianeta sempre più interconnesso e interdipendente costituisce una mina antidemocratica. Il mondo di oggi ha semplicemente bisogno di norme; e norme significa autorità parlamentari e giurisdizionali e governative. Il mercato è uno solo, oggi. La comunicazione è una sola, per quanto multiforme essa sia. Ogni attività umana ha uno e un solo spazio ove esplicarsi. Il diritto, le regole, le norme, ne hanno decine e centinaia, di rado e parzialmente comunicanti. Rileva, oggi, non più essere governato democraticamente o non il territorio in vui l'attività umana si esplica, ma il fatto che quel territorio non è governato affatto, per essere le attività umane disomogenee dal punto di vista dello spazio, del territorio alle autorità che il territorio governano. Lo spazio della cultura, quello dell'economia, del commercio è uno solo; quello delle sedi ove si prendono le decisioni di governo, no. La politica, intesa nel senso di attività preposta alla gestione della pol
is, sia essa democratica o non, non governa più la vicenda umana.
A peggiorare la situazione è l'assenza di una lingua capace di rendere possibile lo scambio e di evitare scompensi, cioè di evitare che lo scambio - di cultura e informazione, come di beni - assuma caratteristiche di negozio leonino.
Meglio dunque parlare di diritto della lingua internazionale, da affermare, creare, far vivere, insieme al diritto che si afferma come sistema di legalità ove questo occorre, piuttosto che parlare di diritto alla lingua internazionale, che è concetto importante e interno a quello.
Il PR è chiamato ad affermare il diritto dove non c'è, dove pericolosamente non c'è.
Senza uno strumento di comunicazione accessibile per tutti, il gioco libero del mercato sarà falsato, e alla jungla apparente di oggi si sostituirà il controllo dei detentori della conoscenza della lingua che emergerà, o è emersa, quale lingua etnica di comunicazione internazionale di fatto.
Oggi c'è l'Esperanto, domani o prima può esservi un'altro strumento, per esempio più adeguato ai veicoli materiali di comunicazione.
Ma l'urgenza esiste. Senza istituzioni internazionali - ma meglio sarebbe chiamarle ormai ultranazionali - e senza diritto, quindi, non potrà esserci comunicazione libera, e non potrà esserci mercato. Senza un veicolo di comunicazione, una lingua neutra, non potrà esserci diritto, norme, autorità, sedi di decisione visibile, adeguate a quel che il pianeta ormai è, in tutte le sue attività.