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Conferenza Partito radicale
Giannini Leonello - 1 luglio 1994
»GENOCIDIO IN RWANDA
(L'Unità, pagina 14, taglio centrale con risalto)

L'Onu invoca un tribunale, sì degli Usa.

»In Rwanda è in corso il genocidio. I rasponsabili devono essere puniti da un tribunale internazionale . Lo dice il rapporto della Commissione per i diritti umani dell'Onu. L'Italia prepara una »missione umanitaria .

ROMA. E' un »genocidio ed i responsabili debbono essere giudicati da un tribunale internazionale . E' una verità che appare fin ovvia. Ma fino a ieri grandi e piccole potenze negavano l'evidenza sulla carneficina in corso in Rwanda.

Ieri la »sentenza dell'Onu. René Degni Segui, giurista della Costa d'Avorio, nominato inviato speciale della Commissione per i diritti umani dell'Onu, dopo una ricognizione in Rwanda dal 9 al 20 giugno, ha definitivamente messo fine alle diatribe della diplomazia internazionale. »In Rwanda è in corso un genocidio. E la strage recita il rapporto della Commissione - è tanto più onribile e terrificante in quanto sistematica e programmata .

Il rapporto, senza citare la Francia mette l'accento sulle responsabilità di »certi Stati stranieri e sulla loro »ingerenza nella vita politica del Rwanda che è altrettanto chiara . René Degni Segui punta il dito contro le milizie hutu e sulle forze armate della dittatura del presidente ucciso mentre afferma che i massacri sono »quasi inesistenti nelle zone controllate dal Fronte patriottico, »forse perchè meno conosciuti".

Durissima la requisitoria contro le bande di assassini contenuta nel rapporto: »i massacratori - afferma il giurista dell'Onu - hanno a volte tagliato dita mani, braccia e gambe prima di tagliare le teste con machete, o di spaccare i crani. Gli assassini sono stati preceduti da torture inumane. E' urgente la nomina di un tribunale intemazionale che giudichi militari e politici che si sono resi responsabili di questi crimini, compreso l'ormai accertato genocidio della minoranza tutsi .

Il pronunciamento della Commissione per i diritti umani era atteso dalla diplomazia intemazionale. Gli Stati Uniti infatti avevano sospeso il loro giudizio sulla guerra in Rwanda in attesa del rapporto dell'Onu. Il Vaticano all'esplodere delle polemiche, si era schierato con decisione a favore della tesi del »genocidio .

E ieri, a poche ore dalla divulgazione del rapporto, gli Stati Uniti hanno rivisto la loro posizione. »E' chiaro che è in corso un genocidio, che ci sono atti di genocidio in Rwanda, che devono essere puniti ha affermato il segretario di Stato Warren Christopher che si è detto favorevole alla nomina di un tribunale internazionale senza specificare se si debba trattare di un »tribunale speciale per il Rwanda o di un altro organismo come quello che giudica i crimini nella ex-Jugoslavia che potrebbe essere investito di nuovi compiti.

Christopher ha detto di attendere su questo il parere della commissione dell'Onu per i diritti umani. Non è chiaro se il nuovo giudizio americano sui massacri in Rwanda porterà ad una modifica dell'atteggiamento della Casa Bianca nei confronti delle operazioni avviate dall'Onu. Finora Washington ha sempre "frenato", tentando anzi di limitare il mandato e l'impegno dell'Onu nel martoriato paese africano. Ieri Christopher si è limitato a dire che gli Stati Uniti, in virtù del dettato della "Convenzione sul genocidio" del 1948 hanno "l'obbligo con gli altri Stati di impedire e punire" i massacri. Di qui la richiesta della nomina di un tribunale internazionale. Il segretario di Stato non ha fatto cenno ad un possibile impegno militare degli Stati Uniti. Dunque per ora l'autorevole requisitoria dell`Onu non scuote l'immobilismo delle grandi potenze. E la Francia si lamenta. »Non siamo in grado di farcela da soli ha commentato ieri il ministro della Difesa francese Leotard in visita nello Zaire - abbiamo bisogno

di rinforzi. La Francia non si può sostituire all'intera comunità mondiale .

Ma l'operazione Turquoise non suscita alcun entusiasmo nelle capitali dell'Occidente. L'ltalia, che nelle fasi preparatorie aveva spalleggiato l'iniziativa del francesi si sta orientando per un »intervento umanitario in una zona di confine tra Rwanda e Uganda. Lo ha detto ieri il ministro della Difesa Previti. Forse gli italiani allestiranno un ospedale da campo. Si tratta di un'iniziativa già decisa da tempo mentre il governo di Roma prende tempo prima di decidere l'invio di un contingente militare. Il Canada invece, dimostrando che l'Onu non ha alcuna preclusione per i contingenti occidentali manderà 350 caschi blu a Kigali. Ma il generale Dallaire, che comanda i caschi blu in Rwanda ha detto che l'Onu non è ancora in grado di organizzare la spedizione dei 5.500 soldati promessi al Rwanda. L'Onu intanto chiede a Parigi la scatola nera del jet del presidente rwandese abbattuto a Kigali il 6 aprile scorso.

 
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