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Conferenza Partito radicale
Giannini Leonello - 4 luglio 1994
L'ESERCITO DELL'ONU? RIMANGA NEL CASSETTO
di Andrea Nativi. (Il Giornale 4.7.94, pagina 13, di spalla)

Le folte schiere dei sognatori e delle anime belle ogni qualvolta sentono parlare di esercito dell'Onu si sentono pervasi da un incontenibile entusiasmo. Pensate un po', un mondo senza superpotenze, dove le guerre sono bloccate sul nascere dai soldati di pace, controllati da un ente sovrannazionale che agisce solo per il bene dell'umanità. Qualcuno vorrebbe addirittura sopprimere gli eserciti nazionali, lasciando alle sole Nazioni Unite armi e truppe. A dire il vero la storia recente delle operazioni di pace Onu è costellata da macroscopici errori politici e cattiva gestione ed è comprensibile che oggi, quando Boutros Ghali chiede ai suoi oltre 184 membri di fornire contingenti per operazioni di pace, si fatica a trovare anche un migliaio di soldati. Questo avviene per diversi motivi: soldi, innanzitutto. Le operazioni delle Nazioni Unite, che possono protrarsi per anni, costano sempre di piú. nel 1981i si spesero 235 milioni di dollari, saliti a 1,7 miliardi nel 1992, a quasi 3,5 miliardi nel 1993 e ai 4 mi

liardi preventivati per quest'anno. Ogni Paese deve pagare la propria quota, che per I'Italia è pari al 4,3 per cento. Quindi per il 1994 spenderemo quasi 260 miliardi, oltre a buona parte dei costi vivi per la partecipazione dei nostri soldati: già, perché l'Onu rimborsa forfettariamente 1000 dollari al mese per ogni soldato messo a disposizione. Un affare per i Paese poveri, che pagano ai propri uomini 50, 100 dollari al mese ed intascano la differenza, ma un vero dramma per quei Paesi che retribuiscono a caro prezzo i rischi corsi. Questo senza contare l'usura ed i consumi di mezzi e materiali. C'è poi da sottolineare che la gestione delle Nazioni Unite delle operazioni di pace è costellata da sprechi colossali, sperpero di risorse e corruzione.

Ma i problemi sono anche politici: un'operazione guidata dall'Onu tende a realizzare obiettivi decisi dal Consiglio di Sicurezza ed in qualche misura dal segretario generale, che pretende di agire direttamente o attraverso propri rappresentanti come diretto esecutore delle risoluzioni del consiglio. Pochi Paesi sono disponibili ad una delega di potere cosí ampia, questo vale anche per il club dei cinque Stati (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) che partecipano in permanenza al Consiglio di Sicurezza. Figuriamoci poi cosa accadrebbe se l'Onu fosse reso piú democratico, con un Consiglio di Sicurezza allargato. I veri »grandi , ma anche le potenze regionali, non hanno alcuna intenzione di reqalare alle Nazioni Unite tanto potere effettivo ed osteggiano quindi una crescita dell`organizzazione e le ambizioni di Ghali.

Ci sono poi alcuni aspetti militari da chiarire: il concetto dell'esercito »su chiamata , formato da microcontingenti nazionali funziona se si devono effettuare operazioni facili non quando bisogna ricorrere alla forza. Boutros Ghali continua a pensare che basti sommare singoli battaglioni di diversi Paesi per creare un esercito. Non è cosi ed i pasticci in Bosnia e Somalia dovrebbero averlo chiarito a sufficienza. Un problema ulteriore riguarda l'equipaggiamento. Pochi Paesi mettono a disposizione reparti forniti di tutto il necessario, molti offrono solo gli uomini. Per equipaggiarli l'Onu e addirittura costretto ad affittare carri armati, elicotteri, come è avvenuto in Somalia, dove gli Usa hanno fornito a pagamento armi ed istruttori dopo il ritiro delle proprie forze.

Ancora, fino ad oggi le avvenutre militari delle Nazioni Unite hanno evidenziato la mancanza di chiari obbiettivi politici e militari. In parole povere Ghali ed i suoi non hanno la benché minima idea di come si organizza e si conduce un'operazione militare. Lo stesso criterio di scelta dei comandanti lo dimostra. Pensare seriamente che un generale ed uno stato maggiore appartenenti ad un Paese non sviluppato possono guidare reparti francesi o statunitensi è a dir poco un'idea strampalata. Troppi uomini hanno pagato con la vita gli errori dei vertici Onu. Si potrebbe continuare, ma è fin troppo evidente perché non è opportuno né logico affidare alle Nazioni Unite le operazioni di pace piú impegnative e perché non esisterà mai un esercito Onu capace di eseguirle. Non è casuale se gli Stati Uniti hanno recentemente chiarito a quali condizioni saranno disponibili a partecipare ad operazioni di pace Onu: pieno controllo nazionale sul proprio contingente, obiettivi politici e militari ben definiti, durata prestabi

lita, comando statunitense per la forza Onu. Come si vede le dure lezioni della catastrofe somala sono state messe a frutto. Ci auguriamo che anche in Italia si aprano finalmente gli occhi.

 
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