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Conferenza Partito radicale
Caputo Giuseppe - 5 luglio 1994
»VOGLIONO LEGITTIMARE LO STERMINIO
da la Repubblica del 05-07-94

Intervista al premier di Sarajevo Silajdzic alla vigilia della presentazione della proposta occidentale di spartizione.

COSA TEME da Ginevra, signor primo ministro?

»Vedo che una parte della comunità internazionale ormai è pronta a dimenticare ogni crimine, a legalizzare l'aggressione, a premiare il massacro con la spartizione, nell'idea che una Grande Serbia sia un fattore di stabilità nei Balcani. C'è questo, e poi c'è la nostra difficoltà a fidarci di chi si è messo sotto i piedi le convenzioni internazionali, i solenni principi e l'etica, fino al punto da nascondere l'esistenza dei campi di sterminio organizzati dal nazionalismo serbo .

Chi nascose?

»I primi campi di sterminio furono allestiti all'inizio del maggio '92. Mi risulta per certo che alla fine di quel mese alcuni governi occidentali sapevano (l'esistenza dei lager fu rivelata solo a fine luglio dalla stampa occidentale). Sapevano anche le Nazioni Unite. Sapeva il segretario generale Boutros Ghali. Conoscevano nei dettagli l'ubicazione, il numero. Ma nessuno parlò. Per il semplice fatto che i governi occidentali non volevano trovarsi nell'imbarazzante situazione di dover fare qualcosa per fermare quell'infamia. Fu una vicenda vergognosa .

Ma nel concreto, che cosa non vi convince nel piano di pace in preparazione a Ginevra?

»Vorremmo sapere quali garanzie offre la comunità internazlonale perché questo compromesso non diventi il solito pezzo di carta. Noi abbiamo posto al Gruppo di contatto domande precise. Siete pronti ad attacchi aerei se peresempio la Serbia firma il piano ma poi non si ritira? E cosa farete se dopo un anno, o tre, o cinque, l'aggressione ricomincia? Un altra conferenza? Un'altra risoluzione che biasima Belgrado? In altre parole, quali sono gli strumenti con i quali pensate di garantire questo patto?

Avete ricevuto risposte?

»No, e non ho molte speranze di riceverne. Ma senza garanzie non firmeremo. Ci preme soprattutto questo: che il confine con la Serbia sia posto sotto effettivo controllo internazionale. E che gli occidentali siano disponibili ad uscire da quella finzione che si chiama "non interferenza", neutralità. L'Europa e la comunità internazionale hanno interferito, e pesantemente, applicando un embargo sulle armi che ha punito solo noi, gli aggrediti .

E tuttavia secondo la Cnn da quaiche tempo ricevete armi. Dall'lran, daila Turchia, dalla Maiesia.

»Sono notizie false, funzionali a dimostrare che è inutile togliere l'embargo, tanto non funziona. Per esempio si è fatto molto chiasso su un presunto carico d'armi iraniano arrivato via Zagabria, ma garantisco che erano aiuti umanitari, nemmeno una pallottola .

Com'è possibiie, allora, che i rapporti di forza siano oggi molto meno squilibrati che due anni fa?

»Perché siamo riusciti a organizzare un esercito. E perché l' accordo con la Croazia, seppure tuttora inceppato da alcuni ostacoli, ci ha aiutato. Ma non va dimenticato che l'industria bellica serba ha triplicato la sua produzione. Che la Serbia continua a ricevere petrolio malgrado le sanzioni. E che di fronte alla debolezza del nostro armamento, al nazionalisti serbi bastano 40 tank per entrare a Gorazde. Se pure ricevessimo qualcosa dall' esterno, in queste condizioni impiegheremmo dieci anni per ragglungere la parità strategica con l'aggressore .

Ora vi si offre la possibilità almeno teorica di ottenere con una firma in calce al piano di Ginevra una discreta fascia di territorio. Ritenete congruo quel 51 per cento proposto dai piano?

»La nostra richiesta è il 58 per cento, ma certo, è un 58 per cento negoziabile. Ma preferisco evitare questa discussione sulle percentuali che sa di mercanteggiamento. Ciò che per noi non è negoziabile è una questione di principio. Non accetteremo mai che i nazionalisti serbi amministrino le città dove hanno massacrato la popolazione. Penso a Prijedor, a Zvornik (entrambe sotto controllo serbo). Prenda Zvornik: lì i nazionalisti serbi hanno ucciso qualunque essere vivente, fosse uomo o animale. E questo non lo dico io, ma Josè Maria Mendeluce, a quel tempo responsabile dell'Alto commissariato per i rifugiati in Bosnia. Allora, cos'è questa "civiltà europea" che oggi si lascia tentare dall'ipotesi di legittimare lo sterminio e riconoscere agli sterminatori il potere di governare quelle città? .

Non vi attendete giustizia dal Tribunale dell'Aja sui crimini commessi in Bosnia?

»Mah. Abbiamo mandato all' Aja tutto il materiale di cui disponevamo. Siamo in attesa. Non capisco perché siano così lenti. Chissà che non prestino ascolto a quei leader britannici che vanno dicendo: non si fanno processi ai vincitori e la Serbia ha vinto. Ma la serbia non ha vinto" .

Aparte il governo britannico che considerate ostile, potete contare in Europa su diplomazie amiche?

»La Germania è frenata da una Costituzione che le vieta l' impiego di forze militari all'estero. Parigi oscilla tra Londra e Bonn, ma a tratti si lascia irretire dallo schema della storica amicizia franco-serba. Roma è fuori dalla scena, anche se crediamo che la sua vicinanza alla Bosnia debba autorizzarla ad un ruolo più attivo. Ma in generele la diplomazia europea, salvo rare eccezioni, sconta i limiti di una cultura politica angusta, confusa, priva di visione strategica. E certo, anche la pressione delle opinioni pubbliche si è affievolita. Tutto diventa relativo. Del resto, questo è nei fatti. Se ammazzi un uomo vai in galera se ne ammazzi venti diventi una celebrità, se ne ammazzi duecentomila ti invitano a Ginevra ad una conferenza di pace .

Ma è diverso dal serbo Karadzic quel croato Prlic che ha distrutto Mostar e poi Zagabria vi ha imposto come ministro della Difesa della confederazione croato bosniaca?

»Per quello che ne so Mostar l' hanno distrutta i comandanti militari croati, non i leader politici. Certo, non siamo stati felici di dover accettare Prlic. Ma almeno il patto con la Croazia ha fermato i combattimenti in Erzegovina e ha dimostrato che in Bosnia non si combatte una guerra etnica. E infatti raggiunto l'armistizio, musulmani e croati sono tornati a convivere .

 
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