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Partito Radicale Centro Radicale - 19 luglio 1994
NELLA LIBERTA LA CHIAVE DELL'EUROPA
di Antonio Martino*

(Il Sole 24 Ore, 12-7-94)

Le importanti scadenze he ci attendono suggeriscono l'utilità di qualche riflessione sul futuro dell'Unione europea. Grande attenzione viene prestata da alcuni federalisti al problema 'istituzionale", alla necessità di dotarci di istituzioni europee comuni ispirate a un qualche modello che in astratto appaia preferibile in base a considerazioni generali. Spesso tale esercizio mentale consiste nel riproporre per l'Europa forme costituzionali pensate e sperimentate per lo Stato-nazione europeo o per gli Stati uniti d'America.

Questo modo di guardare al futuro dell'Unione europea appare fortemente limitato e in qualche caso del tutto fuorviante. Mi ricorda il caso di chi acquista un personal computer prima di sapere cosa intende farne, a quali scopi utilizzarlo, e ritiene che l'unico quesito rilevante sia quello di chiedersi quale sia la marca e il modello "migliore". Com'è ovvio, questo modo di procedere non ha senso, perché non esiste la macchina "migliore" in assoluto. La procedura corretta consiste nel chiedersi anzitutto cosa si intende fare, per quali attività ci si intende avvalere dell'ausilio dell'informatica; poi, una volta decisi gli scopi, si tratta di scegliere i programmi (software) e la macchina (hardware) più adatti per realizzarli.

Fuor di metafora, anziché chiederci con quanta rapidità dobbiamo muovere verso l'Europa unita, faremmo meglio a individuare con chiarezza i "beni pubblici europei" - quelle finalità di interesse generale che non possono essere perseguite con pari efficacia a livello nazionale - e poi studiare quali siano i meccanismi istituzionali più idonei a realizzarli.

Questo metodo, la cui necessità apparirà assolutamente ovvia a più di un lettore, non sembra essere stato accettato da tutti i federalisti, molti dei quali chiedono di "fare l'Europa" subito, rinviando a dopo l'individuazione dei compiti da attribuire alle istituzioni europee. Sono profondamente convinto che molte delle difficoltà presenti siano da imputare proprio ai limiti logici e alle ingenuità di un certo federalismo. Vediamo di chiarire.

Una istituzione politica legittima la sua esistenza per via di oblettivi di interesse generale che non possono essere perseguiti con pari efficacia altrimenti. Se esistono "beni pubblici" che non possono essere prodotti in una misura adeguata dai singoli, dalle famiglie e dalle imprese, abbiamo bisogno dello Stato - agli occhi dei nostri contemporanei l'anarchia appare impossibile. Ma i possibili livelli di governo sono diversi, e il problema é quello di decidere a quale livello perseguire quegli obiettivi comuni: abbiamo un livello nazionale, perché esistono obiettivi di interesse nazionale che non possono essere realizzati a livello locale, e viceversa. Analogamente, vogliamo l'Europa unita perché riteniamo che esistano obiettivi di interesse europeo che non possono essere realizzati efficacemente dai govemi nazionali. Il "principio di sussidiarietà", ormai generalmente accettato, suggerisce che all'Europa competa esclusivamente il perseguimento di quegli obiettivi che non possono essere realizzati

a livello nazionale. Quali sono questi obiettivi? A me sembra che le aree di competenza europea siano essenzialmente cinque: il mercato unico, la moneta europea, la politica estera e di sicurezza, la difesa comune, e la tutela di ultima istanza dei diritti dei cittadini.

Su ognuno di essi ci sarebbe molto da dire, ma il punto da sottolineare è che, anzitutto, quanto non rientra in queste aree non è di competenza europea, e, in secondo luogo, ché il denominatore comune di tutti questi beni pubblici europei è uno solo: l'Unione europea deve costituire una tutela efficace delle libertà individuali nei confronti della sovranità nazionale, una protezione dagli abusi della politica. E Questo il significato profondo dell'europeismo.

Per esempio, il mercato unico va realizzato a livello

europeo perché, come la Storia insegna, in assenza di un vincolo alla sovranità nazionale, i Governi dei vari Paesi cederebbero alle pressioni dei gruppi d'interesse

interni e finirebbero con l'adottare misure protezionistiche con danno per l'economia e con pericolo per la pace. La moneta comune va realizzata per porre termine a un noto abuso di sovranità a livello nazionale, che storicamente ha rappresentato la causa prinicpale di instabilità monetaria: l'uso della moneta come strumento di finanziamento del settore pubblico con conseguente imposta da inflazione. E cosi via: non cè neanche uno dei beni pubblici europei" che non sia costituito dalla necessità di impedire gli abusi e gli eccessi della sovranità nazionale.

In sintesi la morale è assai semplice: 1'Europa unita vuole essere garanzia di libertà. Se rispettiamo questa ispirazione procederemo speditamente verso la realizzazione di quelle grandi finalità comuni. Se invece, in nome dell'Europà ci daremo a comprimere e ridurre le libertà individuali, sforzandoci di aggiungere un ulteriore strato di fiscalità, regolamentazione, dirigismo, burocratizzazione, uniformità imposta dall'alto e interventismo ai troppi già esistenti a livello nazionale e locale otterremmo come unico risultato la disintegrazione della costruzione europea, il prevalere dell'europessimismo. Per dirla con uno slogan, l'Europa sara unita nelle libertà o resterà divisa.

Antonio MARTINO

Ministro degli Esteri

 
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