FREE TRADE: Impegnamoci su questo nuovo obiettivoCari compagni radicali,
in questo momento mi trovo negli Stati Uniti ma parlando con i miei amici e compagni radicali di Conegliano (Treviso) ho potuto constatare una certa delusione per le scarse iniziative intraprese quest'anno dal Partito Radicale. C'era una grande aspettativa dopo la campagna dei 10.000 che e' andata in parte delusa. Io sono iscritto al Partito Radicale da circa dieci anni e quando ritornero' in Italia, a settembre, probabilmente mi iscrivero' ancora. Tuttavia devo dire che preferivo la vecchia prassi, quella per cui ci si iscriveva al Congresso dopo una verifica di quanto si era fatto l'anno precedente ed indicando gli obiettivi dell'anno successivo.
Qui negli Stati Uniti non sono riuscito a scoprirne la minima traccia del Partito Radicale Transnazionale....e' un peccato perche' qui i temi del Partito Radicale potrebbero trovare un largo consenso. In particolare, una battaglia radicale per "Il Libero mercato internazionale delle merci" troverebbe negli stati Uniti un grande consenso di pubblico, di politici e di Economisti.
Dieci anni fa il Partito Radicale si era impegnato per una battaglia in favore degli aiuti per il terzo mondo. Quella battaglia, in parte vinta sulla carta, si e' dimostrata inutile nei fatti dal momento che la situazione economica in quei paesi e' per lo piu' peggiorata e molti di quegli aiuti sono finiti in mano a partiti ed a clientele. Allo stesso modo le organizzazioni internazionali che dovrebbero proteggere gli stati piu' deboli hanno fallito nei loro obiettivi: questi paesi non sempre piu' poveri ed in generale l'economia mondiale e' afflitta da gravi crise, sempre piu' ricorrenti. A mio parere c'e' una risposta abbastanza semplice ed evidente a questi problemi: "un libero mercato internazionale delle merci e dei capitali". Per dirla all'americana: FREE TRADE.
Sono coscente del fatto che il Partito Radicale non ha mai affrontato temi prettamente economici privilegiando le battaglie sui diritti umani. Tuttavia, l'economia ed il benessere della gente e' alla base di ogni battaglia per i diritti civili e le restrizioni al libero mercato hanno creato situazioni di poverta', di sottosviluppo e di disoccupazione tali da non poter essere ulteriormente ignorati.
Ci sono molti argomenti a favore del libero mercato ed all'abbolizione di tutte le barriere protezionistiche. Tuttavia, alla base della teoria sul libero mercato c'e' un concetto molto semplice, che tutti possono capire: due o piu' nazioni che si specializzano nella produzione di quei beni per i quali hanno un vantaggio comparato e poi scambiano questi beni in un libero mercato raggiungeranno un livello di ricchezza molto superiore (vedi Stati Uniti) ad una nazione che volesse produrre da se' tutti i beni di cui ha bisogno (vedi Albania). Il protezionismo della Comunita' Economica Europea, e la rete di protezione e di sovvenzionamento di molti prodotti, ha costituito privilegi, clientele, rendite di posizione, imbrogli partitocratici. Il protezionismo con il quale la Comunita' Europea e gli stessi Stati Uniti hanno isolato i paesi dell'Est e i paesi in via di sviluppo rappresentano il principale ostacolo alla crescita economica di questi paesi. La Polonia non ha bisogno degli aiuti alimentari degli Stati Un
iti, ha bisogno di un mercato nel quale vendere la propria carne. Il protezionismo danneggia ogni singolo consumatore (alzando artificialmente i prezzi dei prodotti) ed inquina i rapporti politici, sociali ed economici.
Propongo quindi di aprire in agora' una conferenza sul tema del "FREE TRADE" e vorrei proporre alla direzione del partito radicale di considerare l'opportunita' di fare propria la battaglia per il "FREE TRADE" e assumere delle iniziative presso le Nazioni Unite, presso il GATT, presso ciascun Parlamento, presso tutte le associazioni di consumatori. Sono certo che questa battaglia saprebbe raccogliere il consenso di un vasto gruppo di persone, sia in Italia che negli Stati Uniti e presuppongo anche in altri paesi.
Saluti sentitissimi e radicali,
Paolo